Ausili negati senza motivazioni fondate, diritti sospesi. Tempi impossibili, dinieghi annunciati. È una questione di civiltà: “Non possiamo più tacere”
Nella sanità vibonese c’è una domanda che attende risposta: perché ottenere ciò che è previsto dalla legge deve trasformarsi in un percorso a ostacoli per le persone con disabilità visiva?
La denuncia arriva con toni netti dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sezione di Vibo Valentia – che in una lettera aperta chiama direttamente in causa l’Azienda Sanitaria Provinciale. Il titolo è già un atto d’accusa: «L’A.S.P. rispetti le norme e le persone con disabilità».
L’incipit della lettera è amaro e senza sconti: «Sappiamo che dire ciò che avviene nella nostra provincia in ambito sanitario significa spesso aprire un triste libro già letto». Ma questa volta, sottolinea l’associazione, «non possiamo più tacere rispetto ai diritti da tempo negati a tante persone con disabilità visiva, o con pluriminorazione».
Non si tratta di una polemica improvvisata. L’UICI parla di «ripetuti tentativi di dialogo risolutivo con medici e dirigenti A.S.P.», tentativi che – si legge – non hanno mai portato a un reale cambio di passo. La sensazione descritta è quella di una chiusura preventiva, «come se si chiedessero illegittimi favori».
Il cuore della denuncia riguarda gli ausili protesici, strumenti essenziali per garantire autonomia, mobilità e dignità alle persone non vedenti. La legge ne prevede la fornitura in comodato d’uso gratuito. Eppure, racconta l’associazione, «diversi nostri associati – dopo aver atteso per tanti mesi il loro turno di visita – si sono visti negare dall’oculista la necessaria prescrizione, senza un motivo fondato sulle norme in materia o sulla sussistenza dei requisiti sanitari».
Parole pesanti, che parlano di «evidenti remore dettate da paure frutto di scarsa conoscenza, o derivanti da pressioni di presunti superiori». Se confermato, sarebbe un quadro allarmante: decisioni che non si basano sulla legge o sulla valutazione clinica, ma su timori e logiche amministrative.
E quando la prescrizione arriva, ecco un altro ostacolo: la fase autorizzativa. L’UICI fa riferimento all’Ufficio Protesico di Tropea, descritto come «sempre pronto a cavillare su tutto», quasi che le spese per garantire «autonomia e libertà a persone con disabilità molto gravi fossero le sole da evitare ad ogni costo».
Altro punto critico è quello delle visite oculistiche e degli esami strumentali richiesti dalle commissioni sanitarie o dai CTU in tempi «decisamente ridotti». Senza un canale prioritario, spiegano dall’UICI, diventa spesso impossibile rispettare le scadenze. E il risultato è quasi scontato: «I dinieghi sono sempre dietro l’angolo».
Il risultato? «I dinieghi sono sempre dietro l’angolo», con conseguenze che ricadono su persone già provate dalla propria condizione sanitaria.
Così, chi dovrebbe essere tutelato si ritrova a dover chiedere aiuto all’associazione per superare ostacoli burocratici che non dovrebbero nemmeno esistere.
Il passaggio più duro della lettera è quello finale: «quanto dovrebbe essere di normale gestione si trasforma in un susseguirsi di ulteriori difficoltà per persone già caricate dal peso delle loro patologie», con il rischio di «calpestare spesso la dignità di quanti chiedono soltanto la giusta attenzione ed il rispetto umano».
Non è solo una questione amministrativa. È una questione di diritti, di legalità e di civiltà istituzionale. Non si tratta di favori, ma di diritti sanciti dalla legge. Non si tratta di privilegi, ma di strumenti che consentono autonomia, inclusione e partecipazione sociale. In un territorio già segnato da fragilità strutturali, la misura della civiltà istituzionale si valuta soprattutto dalla capacità di tutelare chi è più vulnerabile.
È auspicabile che l’A.S.P. di Vibo Valentia apra un confronto serio, trasparente e risolutivo, ristabilendo un principio semplice ma fondamentale: il rispetto delle norme e, prima ancora, delle persone.
L’appello firmato dal presidente Giuseppe Bartucca non può restare inascoltato. Se le norme esistono, devono essere applicate. Se gli ausili sono previsti, devono essere garantiti. Se i cittadini con disabilità hanno diritto a tempi compatibili con le scadenze imposte, è dovere dell’ASP creare le condizioni perché ciò avvenga.
Perché una comunità si giudica da come tutela i più fragili. E oggi, a Vibo Valentia, la domanda è semplice: la sanità provinciale sta davvero facendo la sua parte?









