La manager e editrice musicale vibonese guida il team di producer ITACA che ha firmato “Per sempre sì” di Sal Da Vinci e “Animali Notturni” di Malika Ayane
C’era anche un pezzo di Vibo Valentia dietro le luci del Festival di Sanremo 2026. A portarlo sul palco dell’Ariston, seppure dietro le quinte, è stata Cecilia Pietropaolo, 28 anni, vibonese, oggi manager ed editrice musicale del team di producer ITACA, autore di due brani in gara: “Per sempre sì” interpretato da Sal Da Vinci, che il Festival lo ha vinto, e “Animali Notturni” di Malika Ayane.
Una presenza silenziosa ma determinante in quello che resta il palcoscenico più importante della canzone italiana, il Festival di Sanremo.
Il percorso di Cecilia Pietropaolo parte proprio dalla Calabria. Dopo gli studi a Vibo Valentia, si trasferisce a Milano per frequentare Giurisprudenza. Una strada che sembrava destinata al diritto ma che, quasi naturalmente, l’ha condotta, invece, verso il mondo della musica.
Dopo la laurea entra infatti nel settore degli addetti ai lavori dello spettacolo, iniziando come assistente manager e consulente legale per diversi artisti. Tra i nomi con cui ha collaborato figurano Achille Lauro, Joe Bastianich e la stessa Malika Ayane.
Un’esperienza che le ha permesso di comprendere a fondo il complesso “sottobosco” dell’industria musicale.
Oggi Cecilia Pietropaolo, orgoglio dei suoi genitori che vivono ed operano a Vibo Valentia, è- come si diceva – manager ed editrice del team di producer ITACA, formato dai compositori Federico Mercuri, Giordano Cremona ed Eugenio Maimone. Proprio loro hanno firmato due dei brani in gara a Sanremo 2026.
«Avere un proprio brano in gara al Festival è un obiettivo costante per cui lavoriamo duramente ogni anno – racconta in una recente intervista Cecilia Pietropaolo -Non davamo per scontata la vittoria, ma dopo ogni esibizione ricevevamo feedback sempre più convinti sulla forza del brano e sul suo impatto sul pubblico».
Il suo ruolo è quello di fare da ponte tra la creatività dei compositori e l’industria musicale: selezionare gli artisti giusti, costruire collaborazioni e gestire tutto ciò che ruota attorno alla produzione artistica: «I compositori che rappresento hanno grandi doti artistiche e una visione chiara del mercato discografico. Il mio compito è canalizzare il loro lavoro e far sì che arrivi agli artisti giusti».
Secondo Pietropaolo, il successo del brano “Per sempre sì” si lega anche al momento storico che stiamo vivendo: «La parola “per sempre” oggi sembra quasi fuori tempo. Il contesto geopolitico e il clima culturale portano spesso a perdere fiducia nel futuro. Siamo felici di aver contribuito a portare un po’ di leggerezza e speranza».
Un messaggio che, evidentemente, ha trovato spazio tra pubblico e giuria.
Per Cecilia Pietropaolo, vivere la finale del Festival direttamente a Sanremo è stato qualcosa di unico: «Essere lì a tifare per i nostri artisti ha reso tutto ancora più intenso. Il momento della proclamazione del vincitore è stato pazzesco, un’emozione profonda e sorprendente».
Una vittoria che arriva alla prima grande affermazione del team ITACA: un risultato tutt’altro che scontato.
Ora lo sguardo è già rivolto al prossimo grande palcoscenico: l’Eurovision Song Contest, dove Sal Da Vinci potrebbe portare proprio “Per sempre sì”: «Vuole partecipare con convinzione, non solo esserci ma competere davvero – spiega Pietropaolo – Il brano porterà sul palco una parte della nostra essenza italiana».
Nel frattempo l’impegno continua: il team ITACA è già al lavoro sui brani dell’estate 2026.
Intanto, il Festival, come ogni anno, non è stato privo di polemiche. C’è chi ha visto nella vittoria del brano di Sal Da Vinci una consacrazione del filone neomelodico e chi, invece, ha sollevato dubbi sulla qualità della proposta musicale.
Alcuni critici hanno parlato di una canzone costruita su schemi melodici prevedibili e su immagini liriche molto tradizionali, arrivando a definire l’atmosfera del Festival quasi come la “colonna sonora di un matrimonio di periferia”. Altri hanno invece difeso la scelta artistica, sottolineando come ogni linguaggio musicale possieda una propria dignità espressiva.
Al di là del giudizio di ciascuno (e chi mi conosce sa bene quale possa essere il mio pensiero in proposito), in mezzo al dibattito resta, comunque, un dato: dietro una delle canzoni più discusse dell’anno c’è anche il lavoro di una giovane professionista vibonese. E per Vibo Valentia è comunque un piccolo motivo di orgoglio: quello di vedere una propria figlia contribuire, dietro le quinte, alla grande macchina della musica italiana.










