Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Ci sono città che si attraversano in piano, e altre che ti chiedono di alzare lo sguardo. Kotor appartiene a queste ultime: una città verticale, raccolta tra il mare e la montagna, dove ogni passo è una soglia tra storia e leggenda.
La passeggiata comincia varcando le mura della Città Vecchia di Kotor, un intreccio di vicoli in pietra calcarea che riflette la luce come acqua ferma.
Qui il tempo sembra avere un passo diverso: lento, misurato, quasi rispettoso. Kotor è stata romana, bizantina, veneziana. Per secoli porto strategico dell’Adriatico, ha imparato l’arte della difesa e quella della pazienza.

Le sue strade non seguono una logica evidente: si piegano, si stringono, sorprendono. È il modo che ha la città per proteggere i propri segreti. Piazze come stanze a cielo aperto
All’improvviso i vicoli si aprono in piccole piazze, intime come cortili. In Piazza delle Armi, il cuore pulsante della città, il suono dei passi si mescola alle voci dei caffè. Poco distante, la Cattedrale di San Trifone osserva tutto da secoli, con la sua facciata romanica segnata da terremoti e restauri.
San Trifone, patrono della città, è più di un simbolo religioso: è la memoria viva di Kotor. Le sue reliquie hanno attraversato invasioni, incendi e rinascite, come la città stessa.
Camminando senza fretta si notano loro, i gatti di Kotor.

Silenziosi, sovrani, presenti ovunque. Un tempo difensori dei magazzini dalle infestazioni, oggi icona della città, sembrano custodire i vicoli come piccoli guardiani del tempo.
Le chiese si alternano alle case nobiliari: San Luca, Santa Maria in Collegiata, San Nicola. Ogni campanile aggiunge una nota a una partitura urbana fatta di pietra e silenzio.
Verso l’alto: la città che si arrampica.



Alzando lo sguardo, le mura continuano a salire lungo la montagna fino alla Fortezza di San Giovanni.
Il sentiero che porta lassù è una promessa: faticosa, sì, ma carica di senso. Anche senza affrontare la salita, sapere che la città prosegue verso l’alto cambia il modo di camminare. Kotor non finisce dove sembrerebbe.
Continua, resiste, si arrampica. La passeggiata si chiude naturalmente lungo la baia, nelle Bocche di Cattaro, uno dei paesaggi più sorprendenti d’Europa.
Qui il mare entra nella terra come un respiro profondo, circondato da montagne che si specchiano nell’acqua.
Al tramonto, Kotor si tinge d’oro e di rosa. Le pietre assorbono la luce del giorno e la restituiscono lentamente, come fanno i luoghi che hanno visto molto e non hanno bisogno di dire tutto.
Kotor non si visita soltanto.
Si ascolta, si percorre, si ricorda. È una passeggiata che resta addosso, come il sale sulla pelle dopo il mare.









