Attraverso un cellulare, dalla cella avrebbe rilanciato i messaggi del predicatore saudita Khaled Al Rashed e istruzioni per costruire bombe artigianali e manuali per colpire obiettivi civili
Le ultime operazioni delle forze dell’ordine in tantissimi istituti penitenziari italiani hanno aperto un vero e proprio vaso di Pandora dal quale sta uscendo di tutto e di più.
È ormai noto che all’interno delle carceri non entrava solo la droga, nelle celle sono stati trovati anche tantissimi microcellulari che servivano ai detenuti di mantenere i contatti con l’esterno e, nel caso di affiliati mafiosi, con altri esponenti dei rispettivi sodalizi rinchiusi in altre sedi.
L’inchiesta della DDA di Catanzaro ha però fatto emergere un altro aspetto estremamente grave e che non coinvolge la criminalità italiana, ma un esponente della jihad islamica che proprio dal carcere di Corigliano Rossano teneva contatti con altre realtà terroristiche.
L’uomo è un cittadino tunisino residente a Cosenza e detenuto fino a poco tempo fa nel carcere di Corigliano-Rossano, il suo nome è Halmi Ben Mahmoud Mselmi e a lui ora, il ministro Nordio ha applicato il 41-bis con trasferimento in un istituto di massima sicurezza, misura normalmente applicata ai vertici della criminalità organizzata ma che, in questo caso specifico, è stata richiesta dalla Dda per interrompere i collegamenti e l’influenza dell’indagato su altri soggetti.
Secondo gli investigatori, l’uomo non avrebbe fatto propaganda religiosa radicale all’interno del carcere, ma sarebbe un punto di riferimento nella diffusione di materiale jihadista, capace di mantenere contatti e attività anche dalla cella, infatti gli investigatori sostengono che avrebbe anche utilizzato uno smartphone arrivato in cella in modo ancora da chiarire, riuscendo così ad accedere alla rete.
L’indagine della Digos, con il supporto dei servizi di sicurezza nazionali, ha ricostruito una rete digitale utilizzata per diffondere contenuti jihadisti. Attraverso i profili Facebook “Jàs Sém” e “Hel Mi”, Mselmi avrebbe rilanciato i messaggi del predicatore saudita Khaled Al Rashed. Su Telegram, invece, sono stati trovati documenti con istruzioni per costruire ordigni artigianali e manuali per colpire obiettivi civili. Tra i file sequestrati compaiono anche video dell’attacco al Crocus City Hall di Mosca, usati come materiale di propaganda.
Il processo a suo carico si svolgerà a partire dal prossimo 14 maggio e lui ha scelto il rito abbreviato che gli garantisce uno sconto di pena. In quella occasione il Ministero dell’Interno ha annunciato la costituzione di parte civile, ritenendo il caso non solo un fatto giudiziario locale ma un episodio legato alla sicurezza nazionale, con la Calabria inserita nelle rotte della radicalizzazione internazionale.









