Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 15 marzo
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
questo lungo racconto del Vangelo di Giovanni accompagna questa quarta domenica di Quaresima, carica di forti messaggi, intessuti di alti simboli.
Oggi siamo a Gerusalemme, nella celebrazione della festa delle Capanne, una delle tre principali feste, dopo la Pasqua e la Pentecoste. La festa delle Capanne (dall’ebraico sukkoth, capanna) veniva celebrata dal 15 al 23 del mese di Tishri (settembre-ottobre) per ricordare i quarant’anni nei quali il popolo, errando nel deserto, si accampava nelle tende o in capanne. In questi otto giorni, al tempo di Gesù, il popolo lasciava le case e si alloggiava in tende, sistemate per strada o nei giardini. Questa festa era considerata la festa della luce e dell’acqua, perché nel primo giorno venivano accesi quattro grandi candelabri d’oro per illuminare il Tempio nelle notti di preghiera. Si concludeva nell’8º giorno con una processione diretta alla fontana di Siloe, dove i sacerdoti prendevano l’acqua con anfore d’oro e, accompagnati con canti e danze, ritornavano al Tempio per spargere quell’acqua, ritenuta sacra e cosi purificarlo.
In uno di questi giorni di festa (era un sabato): “Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e il suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di Colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe», che significa “inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”……….. (Giovanni 9,1-41).

Per Scribi e Farisei, Sommi sacerdoti, ora finisce la festa ed inizia un processo al cieco, ai suoi genitori ed a Cristo stesso, che ha osato, in giorno di sabato, dare luce ad un cieco. Due mondi in guerra: i notabili del Tempio mettono al centro la legge, il sabato; Gesù, al contrario, mette al centro la sofferenza, il cieco nato. Gesù porta festa, perché dare luce è vedere visi, fiori, strade, animali, danze, libertà. Gesù partorisce sempre luce, i padroni delle istituzioni, invece, partoriscono tenebre. Gesù partorisce luce perché promuove l’uomo ad essere più uomo; Scribi e Farisei partoriscono tenebre, perché mettono Dio contro l’uomo.
Non c’è peggiore sventura, ieri come oggi, di servirsi di Dio per realizzare i propri scopi. “Gli errori della filosofia sono sempre ridicoli, ma quelli della religione sono sempre drammatici” (David Hume, filosofo).
Sbagliare su Dio è la cosa peggiore che ci possa capitare, perché poi, di conseguenza, ci sbaglieremo sulla vita, sulle istituzioni, sulla storia…
E Scribi e Farisei, purtroppo, si sbagliavano su Dio, perché erano difensori della fredda dottrina ed indifferenti al dolore umano, erano guardiani della teologia e, non vedendo il miracolo, impiantano un processo al miracolato, ai suoi familiari ed a Cristo stesso.
Ecco, a volo di uccello, il processo. Il medicante viene chiamato dal Sinedrio per testimoniare sui fatti e non è creduto; vengono chiamati i suoi genitori e non sono creduti e, per paura di ritorsioni, affermano che il proprio figlio è nato cieco ma, come ora ci veda: “ha l’età ,parlerà lui di sé”. Vengono coinvolti alcuni del popolo,i quali affermano che, da anni, ricordano quest’uomo ai bordi delle strade, con la mano tesa per ricevere qualche spicciolo e con gli occhi spenti e… non sono creduti. Il miracolato viene di nuovo convocato, il quale, gioioso per la qualità della nuova vita, osa provocare la suprema corte, affermando: “quell’uomo per me è un profeta, perché, per la sua azione, prima non ci vedevo e ora ci vedo”.
A corto di argomenti Scribi e Farisei passano all’insulto e lo cacciano via con modi violenti. “Quando viene meno la forza della ragione si arriva a li coltelli” (Dante Alighieri).
Anche oggi i padroni del mondo, elevando a valore assoluto il profitto, riducono le persone a merce e, dopo averle cacciate dal processo economico, le buttano nel buio della disperazione e… ci siamo purtroppo!
Buona domenica di Quaresima, detta “Laetare”, rallegrati, perché la Pasqua è vicina!
Don Giuseppe Fiorillo.










