Il vero legame è quello del cuore, quello che rende unici al mondo fra miliardi di persone. Quello che sempre scorgi fra un padre ed un figlio
di Pierluigi Lo Gatto
Poi ch’ebbe detto cosí, le mani tese Ettore al bimbo.
Ma con un grido il bambolo il viso nascose nel grembo
della nutrice bella, sgomento all’aspetto del padre:
ché sbigottí, vedendo rifulgere il bronzo, ed i crini
terribilmente ondeggiare su l’alto cimiero de l’elmo.
Sorrise il padre caro, sorrise la nobile madre.
E súbito dal capo via l’elmo si tolse l’eroe,
e a terra lo posò, che fu tutto un barbaglio di raggi.
Ecco, il 19 marzo farei recitare a tutti questi folgoranti versi.
Soprattutto a quelli che si vergognano di essere uomini, a coloro che identificano il maschio come terribile Cerbero, alle numerose militanti che celebrano la nullità del cromosoma Y.
Il 19 marzo fioccano gli auguri e le toccanti frasi, pullulano i cuoricini sui social addobbati a festa, risuonano parole d’amore su intarsiati fogli.
Gli altri 364 giorni, però, la melma copre quell’elmo dismesso, macigni incurvano schiene un tempo ritte, schizzi di nero tingono teneri sorrisi.
D’improvviso si rammentano i milioni di padri morti per la nostra ovvia libertà, schiacciati da travi per donare un futuro, usurati da ferro e da fuoco in attesa di piccoli abbracci dopo ore di dura fatica.
Anche Giuseppe accetta con gioia il suo ruolo da comprimario, pur non essendo Padre Celeste né naturale. Egli ci insegna che il vero legame è quello del cuore, quello che rende unici al mondo fra miliardi di persone. Quello che sempre scorgi fra un padre ed un figlio.
L’elmo che luccica è quello dell’esempio, della dignità, del coraggio di vivere.
La mano che accarezza è quella che rassicura, sostiene, incoraggia.
Il padre è questo: forza e tenerezza, amore incondizionato e sublime eternità, perché ti rimane dentro per sempre.
Ricordiamolo, e non solo il 19 marzo.










