Il GIP di Crotone ha emesso un decreto si sequestro per oltre 300mila euro nei confronti di 31 indagati
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone ha predisposto sequestri preventivi per centinaia di migliaia di euro a carico dei componenti di un’articolata associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al riciclaggio che aveva adescato ignari acquirenti sul web.
L’attività investigativa è iniziata nel 2022 quando i carabinieri fermarono un’auto per un normale controllo a bordo della quale si trovava uno degli indagati, 31 in tutto. Dall’auto furono buttati alcuni cellulari che vennero ritrovati qualche tempo dopo da un passante che li consegnò ai carabinieri. L’esame di quei telefonini ha rivelato l’esistenza dell’associazione dedita alle truffe on line.
140 i capi di imputazione nei confronti delle 31 persone alcune delle quali pubblicavano gli annunci delle false vendite per adescare le vittime, altri mettevano a disposizione svariate carte prepagate e conti correnti su cui far confluire i proventi delle truffe e, immediatamente dopo l’accredito, si occupavano di smistare il denaro verso altri conti o di prelevarlo in contanti agli sportelli per interrompere la tracciabilità del denaro e quindi per evitare che si potesse scoprire la loro provenienza delittuosa.
Gli indagati pubblicavano falsi annunci di vendita per trattori, escavatori e macchine operatrici, su piattaforme molto note, come il “marketplace” di Facebook o portali specializzati come “trattori-usati.it”, senza averne la proprietà, quindi una volta che il cliente rispendeva all’annuncio partivano le telefonate da utenze telefoniche dedicate, attraverso le quali i truffatori convincevano il probabile acquirente della bontà dell’affare.
Concluso l’affare, veniva richiesto il pagamento tramite bonifici diretti verso carte ricaricabili dotate di IBAN, come N26, Hype, PostePay o BBVA, ma una volta accreditato il denaro i truffatori sparivano e il mezzo naturalmente non veniva consegnato.
Agli indagati è stata regolarmente contestata l’aggravante di aver approfittato della distanza fisica e dell’anonimato fornito dal web, circostanze che di fatto ostacolavano la pubblica o privata difesa delle vittime.
Per poter mettere al riparo da possibili ulteriori trasferimenti di denaro in modo da farlo sparire definitivamente il GIP ha disposto un massiccio sequestro preventivo, in via diretta o per equivalente, su denaro, conti correnti, veicoli e immobili per quasi 300 mila euro, a carico di coloro sarebbero ritenuti i responsabili dalle frodi.
Il provvedimento ha interessato anche i cosiddetti “money mules”, cioè quelli che prestavano la loro identità per aprire conti su cui fare transitare i soldi delle finte vendite, con cifre sequestrate da 100 a 50 euro.








