È riuscito a diventare Educatore professionale grazie alla Fondazione Ualsi presieduta da don Alfonso Velonà
di Francesco Stanizzi
Un percorso iniziato tra incertezze e solitudine e culminato, adesso, in una conquista che profuma di riscatto e speranza. È la storia commovente e al contempo vincente di un giovane, Moheb Shamoun Makin Zaky, che dopo anni di impegno e sacrifici, è stato proclamato educatore professionale, diventando simbolo concreto di integrazione riuscita.

Arrivato in Italia nel 2013 a bordo di una delle imbarcazioni cariche di migranti, era poco più che minorenne, senza familiari né amici ad attenderlo. I primi tempi sono stati segnati dalla precarietà e dalla paura del futuro: accolto inizialmente in un centro di prima accoglienza, ha poi trovato stabilità in un gruppo appartamento, dove ha iniziato a costruire passo dopo passo il proprio cammino.
Fondamentale, lungo tutto il percorso, è stato il sostegno della Fondazione Ualsi, impegnata nel progetto di accoglienza migranti voluto dal presidente don Alfonso Veloná. Grazie a questo supporto, il giovane ha potuto non solo proseguire gli studi, ma anche sviluppare competenze e consapevolezza, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita.

Oggi, con la proclamazione ufficiale, si apre per lui una nuova fase: eserciterà infatti la professione di educatore, proprio all’interno del gruppo appartamento che lo aveva accolto anni fa. Un ritorno carico di significato, che chiude un cerchio e ne apre uno nuovo, questa volta nel ruolo di guida e punto di riferimento per altri ragazzi che si trovano ad affrontare sfide simili.
Il suo successo rappresenta molto più di un traguardo personale: è la dimostrazione concreta di come accoglienza, sostegno e determinazione possano cambiare il destino di una persona. Una storia che parla di resilienza, di fiducia e di futuro, e che oggi diventa esempio per un’intera comunità.










