L’appello ai giovani da parte del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani: la democrazia non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana
Con l’apertura delle urne oggi, domenica 22 marzo, e la prosecuzione del voto nella giornata di lunedì 23, l’attenzione di tutti – e in particolare dei più giovani – deve essere concentrata su questo appuntamento che riguarda da vicino la vita democratica del Paese: il referendum costituzionale.
Non si tratta di una semplice scadenza elettorale, ma di un momento che interpella direttamente la responsabilità di ciascun cittadino.
Significativo, in questo senso, l’appello firmato da Romano Pesavento, Presidente Nazionale CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ricordare come per molti studenti maggiorenni, in particolare, questa consultazione rappresenta la prima occasione di esercitare il diritto di voto: un passaggio importante, che segna l’ingresso pieno nella partecipazione alla vita pubblica e che porta con sé un valore insieme simbolico e concreto.
Il referendum tocca temi di rilievo costituzionale legati al funzionamento della giustizia e all’equilibrio tra i poteri dello Stato. Questioni che possono apparire tecniche, ma che incidono in profondità sulla qualità della democrazia e sulla tutela dei diritti. Proprio per questo, il voto non è un gesto formale, ma uno strumento reale di partecipazione e di scelta.

La Costituzione italiana offre un riferimento chiaro: l’articolo 48 definisce il voto come personale, eguale, libero e segreto, qualificandolo anche come dovere civico. L’articolo 1, infatti, afferma che la sovranità appartiene al popolo, trovando nel referendum una delle sue espressioni più dirette. Partecipare significa dunque dare concretezza a questi principi.
In una fase storica in cui si avverte spesso una distanza crescente tra cittadini e istituzioni, andare a votare assume un significato ancora più rilevante. È un modo per esserci, per riconoscersi parte della comunità e per contribuire alle decisioni collettive. Al contrario, l’astensione rischia di trasformarsi in una rinuncia alla propria voce.
Ed in questo senso, proprio il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che anche il mondo della scuola, luogo di formazione civile oltre che culturale, è chiamato a promuovere una partecipazione consapevole: Educare ai diritti significa – ricorda il presidente del Coordinamento Romano Pesavento – accompagnare i giovani a comprendere, in modo concreto, il valore dei diritti e dei doveri su cui si fonda la convivenza democratica.
L’invito, dunque, è semplice e diretto: partecipare. Trasformare un diritto in un gesto concreto, capace di incidere sul presente e sul futuro del Paese. Perché la democrazia non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana che vive, oggi più che mai, attraverso il voto.










