Il tavolo di baccarat è in fermento… e qualche romantico ha ripensato al buon vecchio Trap
di Marcello Bardi
Le campane erano suonate a festa.
E dalla Cerasarella, Churchill ne aveva diffuso larga eco per tutta la vallata. Un tripudio di colori, con tanto di banchetti e figuranti già pronti a festeggiare.
“Vibo Marina – urlava il Nunzio – finalmente libera dai serbatoi”.
Churchill aveva convocato tutta l’assise per spiegare che quattro anni e via! Alla faccia dei giornalisti e delle opposizioni!
Non aveva capito (nella più nobile delle ipotesi) che erano quattro più sedici, forse addirittura venti…gli anni che dovevano passare. Ma lui è abituato così, sa solo ripetere a memoria quello che gli dicono, affiancato dagli esperti di primissimo ordine che si ritrova, sulla delicata questione: sul porto, uno di questi, se interpellato, suole intervenire direttamente dal reparto di psichiatria, al quale da tempo è stato arruolato.
Bando alle chiacchiere, Churchill ha convocato la stampa e ha dato l’annuncio. Quindi ha imposto ai suoi uomini di dargli manforte. Ed il primo ad uscire dal guscio, come sempre, è stato l’ottimo don Ciccio: “Davide ha vinto contro Golia”; a seguire sono arrivati gli altri, onde evitare che arrivasse solo dal Rosario e dalla Cerasarella l’imprimatur alla svolta epocale.
Peccato che il sonno di Golia non fosse eterno… o forse, quella che era apparsa come fine certa dell’orrido gigante, fosse solo una morte apparente. E infatti, mentre già si preparavano i funerali, eccolo destarsi dalla bara, alzare il dito e rivolgerlo verso la sala : “Non sono affatto finito… mi ero solo addormentato per valutare in silenzio tutte le vostre baggianate”.
E allora? “Il porto resta mio, non vado via”.
Churcill ha mentito, dunque, a una città intera?
Macché. La strategia l’ha fatta il Camerlengo, infallibile come sempre, imbeccato dal tavolo del baccarat. Ed ora?
“I depositi ve li tenete, i serbatoi restano là! Altro che commissioni, parole e mangia mangia: carta canta, baccalà!“
E chi paga? Non certo quell’espertone che dava pareri e costruiva l’illusione.
“Ma cade il palazzo?” Si chiede Tonio, che riporta le preoccupazioni di tutti i sudditi per il rischio di non poter giocare con il corposo gettone.
“Macchè, tranquillo, Toniuccio. Il palazzo, a prescindere dalle fandonie, è salvo finché paga pantalone”.
E allora?
Allora, sarebbe stato meglio ricordare quello che diceva un vecchio saggio: Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!
Ricordi? Era il buon vecchio Trap!










