L’episodio di Crotone impone un cambio di paradigma: non è più sufficiente “parlare” di legalità, occorre farla vivere, sperimentare e mettere alla prova
Incredibile e preoccupante quanto accaduto a Crotone, dove quattro studenti hanno esploso numerosi colpi di pistola – sebbene a salve – davanti a un istituto scolastico, generando allarme e mettendo a rischio la sicurezza collettiva.
Sono arrivati con un’auto di grossa cilindrata davanti alle scuole superiori in via Acquabona ed hanno sparato con tre pistole 22 colpi in aria. Una ‘bravata’ per farsi notare, forse per registrare un tik tok e per qualche like. Una bravata gravissima e pericolosa, quella compiuta da quattro studenti di 18 anni, tutti di Rocca di Neto, che frequentano altri istituti scolastici e che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. È accaduto nella tarda mattinata del 30 marzo nella zona tra il liceo scientifico Filolao e l’istituto Lucifero in via Acquabona, dove quattro ragazzi appena diciottenni si sono atteggiati a criminali in stile Gomorra per festeggiare i 100 giorni all’esame di maturità.
Ridurre un gesto simile a una “ragazzata” significherebbe sottovalutarne la portata simbolica e culturale. così si esprime il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ha espresso profonda preoccupazione e ferma condanna per quanto accaduto: L’azione, per modalità e contesto – ha affermato il presidente del Coordinamento, Romano Pesavento – richiama modelli di comportamento mutuati da narrazioni mediatiche che banalizzano la violenza e la trasformano in spettacolo, contribuendo a una pericolosa normalizzazione dell’illegalità.
La scuola, presidio fondamentale di cittadinanza attiva e formazione democratica, non può diventare teatro di esibizioni che mimano dinamiche criminali. Anche quando le armi sono a salve, il messaggio che si diffonde è reale e incisivo: si alimenta una cultura della sopraffazione, dell’intimidazione e della ricerca di visibilità attraverso gesti estremi.
Per la cronaca, c’è da riferire che, non appena la segnalazione è giunta alla Sala Operativa della Questura, è scattato immediatamente il piano di emergenza previsto per i fatti delittuosi di massima gravità. Una pattuglia della Squadra Mobile ha intercettato una Bmw X4 con a bordo quattro giovani sbarrando la strada e bloccano la marcia del veicolo.
Il CNDDU richiama con forza la necessità di un’azione educativa sistemica e condivisa che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e mezzi di comunicazione. È indispensabile rafforzare e potenziare in modo strutturale l’educazione alla legalità, integrandola con percorsi di educazione ai diritti umani e al pensiero critico, affinché gli studenti possano riconoscere e rifiutare modelli devianti e sviluppare una piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. In questo contesto, si sottolinea anche l’importanza del lavoro delle forze dell’ordine, intervenute con professionalità e senso di responsabilità, garantendo la sicurezza dei cittadini in una situazione di potenziale pericolo. La perquisizione immediata ha svelato la natura delle armi utilizzate. I quattro 18enni erano in possesso di pistole giocattolo a salve, ma si trattava di riproduzioni talmente fedeli alle armi da fuoco originali da poter essere facilmente scambiate per armi vere e provocare, magari, anche uno scontro a fuoco. Dentro l’auto, in un borsello nella disponibilità di uno dei passeggeri, gli agenti hanno trovato una pistola a salve marca Bruni Mod. 92 cal. 8mm munita di caricatore contenente 4 proiettili, e altri 4 proiettili inesplosi sono stati trovati addosso ad altri due. L’ispezione, estesa al bagagliaio dell’autovettura in collaborazione con le Volanti, ha permesso di recuperare altre due pistole a salve (una con caricatore da 4 e l’altra da 5 proiettili).
L’episodio di Crotone impone un cambio di paradigma: non è più sufficiente “parlare” di legalità, occorre farla vivere, sperimentare e mettere alla prova. Per questo il CNDDU propone l’avvio di un dispositivo didattico innovativo che introduca nella scuola una dimensione di realtà aumentata etica e sociale, in cui gli studenti siano chiamati a confrontarsi con scenari complessi che intrecciano responsabilità individuale, pressione del gruppo e conseguenze giuridiche e umane delle azioni.
Il questore della Provincia di Crotone, Renato Panvino, ha sottolineato la pericolosità dell’accaduto. “È un fatto di una gravità inaudita, senza giustificazione alcuna e che avrebbe potuto avere conseguenze terribili. Servono provvedimenti seri per far comprendere la gravità del gesto”.
Chiarisce il presidente del CNDDU Pesavento: Non si tratta di replicare i modelli già diffusi, spesso centrati su testimonianze o percorsi informativi, ma di costruire ambienti di apprendimento in cui la scelta diventa esperienza concreta e non simulacro: gli studenti, guidati da docenti formati e affiancati da figure istituzionali, attraversano narrazioni dinamiche che evolvono in base alle loro decisioni, rendendo evidente il confine sottile tra gesto “dimostrativo” e atto pericoloso, tra emulazione e responsabilità penale. Una simile impostazione consente di intercettare proprio quella dimensione emotiva e identitaria che episodi come quello di Crotone rendono evidente: il bisogno di visibilità, appartenenza e riconoscimento che, se non governato, può deviare verso forme di rappresentazione violenta. Portare questa tensione dentro uno spazio educativo strutturato significa sottrarla alla logica dell’improvvisazione e restituirla a un percorso di consapevolezza critica.
La sfida, dunque, non è aggiungere ulteriori contenuti, ma trasformare radicalmente il modo in cui la legalità viene insegnata e percepita: da obbligo esterno a scelta interiorizzata, da norma subita a criterio di orientamento personale e collettivo.









