Chiude la gara in nove: due espulsioni e rissa in campo. Come si è ridotta una società con quasi cento anni di storia, al termine di una vera battaglia nel fango e nella nebbia
Il raddoppio di Russo su rigore per i siciliani. Il calciatore che poi si porta verso la tribuna dei tifosi vibonesi e fa il gesto del cuore considerato da tutti i presenti uno sfottò; quindi, il putiferio: in campo e sugli spalti, al punto che sul terreno di gioco entra anche la polizia, mentre l’arbitro si premura di espellere il capitano rossoblu Di Gilio lasciando la squadra di casa, che in tutta evidenza ormai non incute più alcun timore reverenziale a dispetto del blasone, in nove.
Ecco la sintesi che spiega come si è ridotta una squadra e soprattutto una società con quasi cento anni di storia, al termine di un qualcosa che più che una partita di calcio, è sembrata una vera battaglia nel fango e nella nebbia. Ma se vuoi affrontare una battaglia per vincerla, non puoi avere armi spuntate, assenza di strategia e mancanza di personalità, con giocatori sull’orlo di una crisi di nervi.
Al Luigi Razza è andato in scena un pomeriggio surreale, con visibilità ridotta al minimo e un terreno di gioco ai limiti della praticabilità che condiziona ogni azione. In questo scenario caotico e nervoso, la Vibonese perde lo scontro diretto con la Sancataldese e vede complicarsi ulteriormente il proprio cammino verso la salvezza.
Sin dalle prime battute si era capito che non sarebbe stata una gara normale. Il campo, pesante e sconnesso, frenava il pallone e rendeva difficoltosa qualsiasi giocata pulita, mentre la nebbia limitava la visuale e contribuiva a rendere tutto più complicato. In queste condizioni la Sancataldese ha mostrato come si affrontano queste situazioni mettendo in campo grinta, aggressività, concretezza. I siciliani capiscono subito cosa fare, sfruttano gli sviluppi dei calci piazzati, mantengono alti i ritmi e, al 23′, vengono premiati: corsa sulla fascia destra e pallone rasoterra nel cuore dell’area di rigore; sfera che rallenta, complice anche il terreno: Keita esita e Rozzi infila l’1-0.
Nella ripresa, la gara diventa ancora più spezzettata, nervosa, continuamente interrotta da falli, proteste e decisioni arbitrali, che lasciano poco spazio al calcio giocato. In questo contesto la Vibonese, va in bambola. Al 10’ fallo ingenuo di Marchetti in area, rigore e rosso. Dal dischetto Russo firma il raddoppio e scoppia la bolgia: rissa in campo tra le due squadre e le due panchine. Altro cartellino rosso per il capitano Di Gilio, mentre tra gli ospiti viene allontanato Calabrese dalla panchina.
La Vibonese chiude in nove, travolta più che dal risultato da una gestione emotiva completamente sballata che denuncia mancanza di serenità, debolezza caratteriale, nessun punto di riferimento. E proprio nel momento più delicato della stagione.









