Nei muri della cattiveria umana, le donne aprono fessure di luce che popolano la storia del gran dolore di Cristo
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Il racconto della Passione di Cristo è un crescendo di odio verso il Giusto: non c’è lievito che gonfia più dell’odio. In questo lievito di odio, tuttavia, si aprono delle fessure di luce. E le fessure di luce, nei muri della cattiveria umana, le aprono le donne, che popolano la storia del gran dolore di Cristo.
Ecco alcune fessure di luce.
“Sei giorni prima la Pasqua, a Betania, c’è una cena in omaggio a Gesù che, giorni prima, aveva risuscitato Lazzaro. Nel bel mezzo della cena, tra lo stupore dei commensali, avanza Maria, reggendo un vasetto contenente una libra di profumo pregiato (una libra romana era di 327,25 grammi), il nardo, costosissimo. In silenzio rompe il collo dell’anfora e cosparge i piedi di Gesù, mentre la fragranza dell’aroma riempie la sala. Alle critiche di Giuda per lo spreco, Gesù replica con una affermazione: «Lasciala fare perché ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura».
Lasciamo Betania e la casa immersa nel profumo di nardo. La sera del giovedì, dopo la cena, Gesù viene arrestato nell’orto degli Ulivi e fatto comparire davanti al Sinedrio, dove si svolge un processo farsa e con testimoni comprati. Ora, nel cortile della residenza di Caifa, sommo Sacerdote in carica, entra in scena una donna che apostrofa Pietro indicandolo ai presenti: «Costui era con Gesù il Nazzareno». Pietro nega e spergiura: «Non conosco quell’uomo». Questa donna fa emergere la debolezza di Pietro; e Pietro, al canto del gallo, prende coscienza del suo rinnegamento e piange amaramente.
All’alba Gesù viene trasferito nel Pretorio davanti a Ponzio Pilato, l’unico che ha il potere di rendere esecutiva la sentenza di morte, emessa dal Sinedrio, nella notte. Ora, ciò che a noi interessa ce lo riferisce Matteo ascoltiamolo “Mentre Pilato sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: Non avere a che fare con quel Giusto perché oggi fui molto turbata, in sogno, per causa sua» (Matteo 27,19).
Entra così in scena un’altra donna, una pagana, attenta a Gesù, in contrasto con l’indifferenza del marito e l’odio della folla inferocita.
Il viaggio continua lungo la Via Dolorosa. Sulla strada appare una nuova presenza femminile, attenta a Gesù. Solo Luca ci informa: “seguiva Gesù una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù voltatosi verso le donne disse: «Fglie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli» ( Luca, 23,27). Tra queste donne, la tradizione popolare vede la Veronica che asciuga il volto insanguinato di Cristo e riceve in dono, nel panno usato, la fisonomia del Salvatore.
Gesù è ormai sul Calvario. La croce è innalzata. Ai piedi della croce c’è una numerosa presenza femminile. Tra costoro, Maria, la Madre di Gesù, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, la madre dei figli di Zebedeo, Maria di Cleofa e tante altre donne.
Tutti e quattro gli Evangelisti marcano la presenza affettuosa e dolorante, nel volgere degli ultimi eventi di Cristo delle donne.
E poi, a sera del venerdì, le donne le troviamo accanto alla tomba di Giuseppe di Arimatea, dove viene deposto il corpo di Gesù. E saranno sempre le donne, all’alba del giorno dopo il sabato, a vedere Cristo risorto. Erano salite al monte Calvario per rendere omaggio ad un defunto portando quegli aromi, che a causa della festa della Parasceve, non avevano, la sera del venerdì, potuto offrire e si imbattono, così, in una tomba vuota e con degli Angeli che annunziano loro: «Chi cercate Gesù il Nazzareno, non è qui è risorto!» A Maria di Magdala in particolare Gesù da questo mandato: «Vai dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
In conclusione, abbiamo iniziato, a volo di uccello, il nostro viaggio all’interno del racconto della Passione con un gesto di amore da parte di una donna verso Cristo. Lo concludiamo questo viaggio con l’atto di fede e di amore di Maria di Magdala, con la suggestione di un’antica sequenza: «Raccontaci Maria/che hai visto sulla via?/ La tomba del Cristo vivente/ la Gloria del Cristo risorto».
Don Giuseppe Fiorillo.








