Sulla questione dell’allontanamento del sindacato Cisal dal tavolo convocato dallo stesso sindaco, interviene a sostegno del sindacato estromesso l’assessore Soriano
La vicenda dei depositi costieri si sta rapidamente trasformando nella più insidiosa “buccia di banana” politica per il sindaco Enzo Romeo. Una crisi che non nasce da un attacco esterno, ma da una gestione interna debole, incerta e incapace di reggere la pressione.
L’ultimo, sorprendente atto di questa faccenda è ormai noto: un tavolo istituzionale convocato dallo stesso sindaco, con inviti regolarmente estesi a tutte le parti, inclusa la CISAL. Ma al momento decisivo, davanti al veto imposto da CGIL, CISL e UIL, Romeo non difende la propria scelta.
Non prova nemmeno a mediare. Semplicemente, si adegua.
È qui che si consuma il primo, grave strappo istituzionale: un sindaco che accetta che altri decidano chi può sedersi a un tavolo da lui convocato rinuncia al proprio ruolo di garante del confronto democratico.
Le parole del commissario regionale della CISAL Calabria, Vitaliano Papillo, sono tra le più dure mai rivolte a un primo cittadino negli ultimi tempi (superano pure quelle scritte nei comunicati dalla Meridionale Petroli!) e fotografano senza sconti la situazione: «Il sindaco di un capoluogo di provincia non può ridursi a fare il maggiordomo di alcune sigle sindacali».
Un’accusa pesantissima, che colpisce al cuore la credibilità istituzionale del sindaco.
E ancora più netto è il giudizio finale: «Un primo cittadino che si fa dettare l’agenda e le regole del gioco […] non è un sindaco: è un esecutore».
Al di là dei toni, il contenuto è inequivocabile: secondo Papillo, Enzo Romeo non ha guidato la situazione, ma l’ha subita passivamente.
Non è solo una polemica sindacale. È una messa in discussione frontale dell’autorevolezza politica del sindaco.
Il nodo non è semplicemente chi siede a un tavolo, ma il principio che quel tavolo rappresenta. Escludere una sigla sindacale su un tema così rilevante — sicurezza, lavoro, sviluppo economico — significa indebolire la qualità stessa del confronto.
La questione dei depositi costieri riguarda un impianto che secondo alcuni è da classificare a rischio rilevante, inserito in un contesto urbano e turistico delicato. È un dossier che impone il massimo livello di inclusione, trasparenza e responsabilità.
E invece, si è scelto di restringere il campo.
A rendere la situazione ancora più critica per Enzo Romeo è l’intervento del suo stesso assessore, Stefano Soriano, esponente di primo piano del Partito Democratico, partito al quale dovrebbe appartenere lo stesso sindaco.
Le sue parole, pur mantenendo un tono istituzionale, sono un richiamo netto e inequivocabile: «Il pluralismo sindacale è una garanzia democratica e non può essere compresso o aggirato».
E ancora, entrando nel merito della vicenda: «L’esclusione della CISAL […] rappresenta un elemento critico che rischia di indebolire la qualità del confronto».
È difficile leggere queste dichiarazioni come una semplice osservazione tecnica. Si tratta, nei fatti, di una bocciatura politica.
Stefano Soriano non si limita a segnalare un problema: chiede esplicitamente un cambio di rotta, sollecitando che «già dai prossimi incontri venga garantita la presenza della CISAL».
Tradotto: la linea seguita finora è sbagliata e va corretta.
Quando le critiche più dure arrivano dall’esterno, un sindaco può ancora difendersi politicamente. Ma quando a metterne in discussione le scelte è un assessore della propria giunta, il problema diventa strutturale.
Enzo Romeo appare oggi isolato tra più fuochi: da un lato l’attacco frontale della CISAL, dall’altro le crepe sempre più evidenti all’interno della sua stessa maggioranza; e intanto i rapporti con la Meridionale Petroli che ormai sono al limite del consentito, con le opposizioni che lo incalzano a giorni alterni. E in mezzo, una decisione che continua a pesare come un macigno e non è risolta.
Il vero nodo, in fondo, è tutto qui: la perdita di autorevolezza. In politica, mediare non significa cedere. Ascoltare non significa obbedire. Un sindaco deve saper tenere il punto, soprattutto quando sono in gioco principi fondamentali come il pluralismo e la rappresentanza.
In questa vicenda, invece, Enzo Romeo ha dato l’impressione opposta: quella di un amministratore che evita il conflitto anche quando dovrebbe affrontarlo.
Il nodo centrale non è solo procedurale, ma politico: Enzo Romeo appare incapace di esercitare autorevolezza. Invece di garantire un confronto aperto e inclusivo, ha scelto la strada più facile: evitare lo scontro, anche a costo di sacrificare principi fondamentali.
Ma governare non significa evitare i conflitti. Significa gestirli, assumendosi responsabilità e difendendo le regole. In questa vicenda, il sindaco non ha fatto né l’una né l’altra cosa.
Perché, come suggeriscono — con parole diverse ma convergenti — sia Vitaliano Papillo sia Stefano Soriano, il problema non è solo una scelta sbagliata.
Quella che poteva essere un’occasione per dimostrare leadership e visione si è trasformata in un boomerang politico. La gestione del tavolo sui depositi costieri non solo indebolisce la credibilità dell’amministrazione, ma apre interrogativi più profondi sulla capacità del sindaco di affrontare dossier complessi.
Quella dei depositi costieri non è più solo una questione tecnica o sindacale. È diventata una cartina di tornasole della solidità politica dell’amministrazione. E, al momento, il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante. Perché è l’idea di leadership che quella scelta rivela.
Se su una questione così cruciale Romeo ha mostrato incertezza e subordinazione, cosa accadrà nei passaggi ancora più delicati che attendono la città?
La risposta, oggi, è tutt’altro che rassicurante.








