Un recente studio ha dimostrato che i bambini che oggi frequentano le prime classi di scuola primaria, da adulti svolgeranno una professione che ancora non esiste
di Alberto Capria*
“Nella storia umana non era capitato che gli educatori si imbattessero in una sfida come quella attuale. L’arte di vivere in un mondo più che saturo di informazioni dev’essere ancora appresa.” (Zygmunt Bauman)
In un mondo che cambia, nel quale l’oggi è già domani la scuola resta spesso identica a se stessa. Si dibatte fra questioni psicologiche e “innovazioni stantìe”.
I problemi per la scuola, dice Recalcati, sono disturbi: dell’apprendimento, del comportamento, della sfera emotiva, dell’attenzione, dell’introiezione di regole. Sono sempre gli allievi ad essere disturbati, mai la scuola. Essa procede imperturbabile nella sua normalità cartacea, procedurale … istituzionale, passando in un soffio dall’insegnante di sostegno al voto di condotta, dall’inclusione al metal detector, dai bisogni educativi speciali alle comunità di recupero, dall’Intelligenza Artificiale alla poesia a memoria ed al latino, dalle Indicazioni Nazionali del 2012 predisposte con ampia partecipazione del mondo della scuola a quelle del 2025 confezionate da docenti universitari (che per definizione poco sanno della scuola agìta), psicologi e storici più o meno affermati.
Ad essere disturbato è il mondo in cui viviamo confezionato dagli adulti, gli stessi che dovrebbero educare le giovani generazioni occupandosi anche di chi non ce la fa.
In quale scuola si accerta, con le competenze culturali, il grado di autostima di ciascuno? Eppure gran parte dell’apprendimento dipende dall’autostima che innesca la buona volontà. In quale scuola si rafforza questa autostima evitando di distruggerla con epiteti e derisioni? Dove non si mette a confronto il comportamento di un allievo o di una classe con quello di un altro/a?
Un recente studio di un consorzio universitario ha dimostrato che i bambini che oggi frequentano le prime classi di scuola primaria, da adulti svolgeranno una professione che ancora non esiste.
La nostra scuola si prepara con … memoria e commento del brano, con la Storia come narrazione ideologica volta a celebrare l’identità nazionale e la “superiorità” occidentale, ritorno al nozionismo, con inasprimento del voto in condotta e …divieti di smartphone.
Il digitale come fonte di distrazione e di frustrazione, certo, ma anche potente strumento di accesso alla conoscenza, di collaborazione e di espressione. Insegnare agli studenti a gestire in modo consapevole e responsabile uno strumento che è parte integrante della loro vita e del loro futuro professionale e civico, sarebbe compito della scuola. Ma è lungo, difficile, con risultati diluiti nel tempo, presuppone competenze che non ci sono: ergo meglio e più immediato il divieto.
La vera sfida – pedagogico didattica – non è spegnere il dispositivo, ma insegnare a “spegnerlo” mentalmente quando è opportuno, ad utilizzarlo in modo proficuo, a discernere le informazioni.
La scuola del XXI secolo non può permettersi il lusso di “guardare indietro”. Le esperienze didattiche più significative, promuovono l’apprendimento attivo, cooperativo, risoluzione dei problemi e creazione di progetti, ricerca-azione e curiosità.
In tal modo possono convivere il “ripristino del senso della legge” caro a qualche ventennale nostalgico – che non significa divieti e sanzioni, ma co-costruzione di un’etica condivisa attraverso il dialogo, la partecipazione e l’esempio (Kant diceva che una società che non delinque per paura della sanzione è eticamente persa) – ed il coltivare il “desiderio di sapere” – che non sarà mai l’imposizione della poesia a memoria, ma accendere la curiosità valorizzando la positività dei singoli allievi.
La scuola può e deve insegnare a crescere guardando avanti con coraggio, riconoscendo la complessità del presente e dotando gli studenti di strumenti – psicologici, cognitivi e sociali – per diventare cittadini autonomi e responsabili. Ricordando che gli adolescenti/studenti, a casa come a scuola, non hanno bisogno di “adulti deludenti” (Lancini, 2025) dunque inutilizzabili per la crescita e lo sviluppo di sé e del sé, ma adulti di riferimento che tengano prioritariamente conto dell’aspetto affettivo, psichico e psicologico dell’adolescente: figlio o studente che sia.
*Dirigente scolastico








