Sotto accusa ticket sui farmaci e carenza di medici. Dalla questione omeprazolo all’assenza di assistenza H24, l’appello alle istituzioni per salvare la sanità calabrese: “Cittadini lasciati soli, servono interventi urgenti”
L’ennesimo appello arriva da Cosimo Limardo, instancabile portavoce dei cittadini che quotidianamente fanno i conti con le difficoltà del sistema sanitario in Calabria. Presidente dell’associazione “Don Gnocchi – Voglia di vivere” e segretario nazionale del dipartimento “diversamente abili” del Partito Unione Nazionale Italiana, Limardo torna a denunciare una situazione che definisce ormai insostenibile.
Nel mirino, questa volta, le recenti modifiche sull’erogazione di farmaci come l’omeprazolo, un medicinale ampiamente utilizzato per la protezione gastrica. Secondo Cosimo Limardo, le nuove disposizioni costringono molti pazienti a sostenere costi aggiuntivi o a presentare documentazioni cliniche specifiche, come ulcere pregresse o sanguinamenti, per poter accedere gratuitamente al trattamento. Una misura che, a suo avviso, penalizza soprattutto le fasce più fragili della popolazione.
Ma è sull’organizzazione della sanità territoriale che la denuncia si fa più dura. Limardo punta il dito contro le istituzioni, chiamando in causa direttamente il ministro per le disabilità Alessandra Locatelli e il governatore della Calabria Roberto Occhiuto. «La sanità in Calabria è morta», afferma senza mezzi termini, evidenziando la carenza cronica di medici, soprattutto nei piccoli comuni.
Secondo il suo racconto, in molte realtà locali manca completamente un servizio medico continuativo: ambulatori chiusi fuori dagli orari ordinari, telefonate senza risposta, cittadini lasciati soli anche davanti a emergenze improvvise. Una situazione che, denuncia, potrebbe essere almeno in parte alleviata garantendo la presenza di medici H24 sul territorio.
L’appello si chiude con una richiesta chiara: interventi concreti e immediati per restituire dignità a un sistema sanitario che, in alcune aree del Paese, sembra aver smesso di garantire anche i servizi essenziali.









