L’81° anniversario della liberazione dal nazifascismo dovrebbe essere un momento di serena riflessione
di Alberto Capria
Che cos’è il 25 aprile: certamente una festa, un giorno da celebrare, la rinascita della Nazione dopo vent’anni di orrori, un momento di lotta per la democrazia contro ogni forma di dittatura, un giorno di riflessione su ciò che è stato e che non dovrebbe più essere.
C’erano due partigiani che si avviavano ad essere fucilati; uno fu preso da una crisi di pianto irrefrenabile, l’altro per consolarlo gli disse: «Animo, non moriamo mica per niente, moriamo per qualcosa». Quel qualcosa si chiama democrazia.
Ed ecco perché l’81° anniversario della liberazione dal nazifascismo dovrebbe essere un momento di serena riflessione – sul proscenio della Storia – sullo stato della nostra democrazia, sull’importanza della Costituzione, sul ruolo del parlamento, dei parlamentari e dei grandi Comis d’Etat, sulla funzione dei corpi intermedi, sul valore della libertà di espressione, manifestazione e d’informazione: tutto ciò che il Fascismo aveva calpestato, tutto ciò che segna uno spartiacque fra il prima e il dopo.
Il dopo è stato un’Italia migliore, una rinascita, una rigenerazione della dignità, una declinazione della Patria in termini di apertura e non di mero nazionalismo, senza un “prima noi e poi gli altri”, un’altra idea di società: questo è stata la lotta di Liberazione che ha riscattato il popolo italiano da ventuno anni di silenzio, acquiescenza e – purtroppo – consenso nei confronti di un male assoluto; che oggi, in nuove e riconoscibili forme, sta rinascendo nell’indifferenza di molti, troppi. Similis similia sese assimilantur!
Ecco perché è doveroso dare una risposta ferma a chi sostiene che il 25 aprile dovrebbero essere ricordati, allo stesso tempo e nello stesso modo, chi era dalla parte giusta della Storia – i partigiani e tutti coloro che parteciparono alla lotta di liberazione – e chi decise di collocarsi dalla parte sbagliata della Storia – i repubblichini di Salò. Chi sostiene questa tesi continua ad essere perennemente inchiodato ad un “revanscismo missino”.
È vero, il 25 aprile è una festa – forse – divisiva: divide i democratici dai fascisti, chi si riconosce nella Costituzione e vuole difenderne l’eredità e chi intende calpestarla, chi ripudia la guerra da chi non la esclude. Qualche parvenu ha provato a definire il 25 aprile solo una festa comunista; è dei liberali, dei socialisti e dei cattolici, degli azionisti e dei democratici, che insieme hanno combattuto contro la dittatura per la libertà. E se chiunque – noto o meno, importante o inutile – può dire tali sciocchezze… è grazie al 25 aprile e alla Liberazione
Nel rispetto e nella conoscenza della Storia – che, come diceva qualcuno, “siamo noi, nessuno si senta escluso” – ci sia spazio per la memoria e per il futuro, per proposte e proteste civili, per una sana reazione di popolo a censure e bavagli e per le rivendicazioni di chiunque avverta il bisogno di esprimere, pacificamente, il proprio dissenso.
Alla fine dei conti, per questo si è combattuto, per questo ci si è sacrificati, per questo 81 anni or sono, si è vinto!
Buon 25 aprile a tutti noi.









