Una vicenda che riaccende il clima di forte incertezza attorno alla riorganizzazione dell’emergenza sanitaria calabrese
Nuove tensioni scuotono il sistema sanitario calabrese e, in particolare, il delicato comparto dell’emergenza-urgenza. Al centro della polemica, i ricorsi giudiziari avviati contro il trasferimento del personale del 118 dalle Asp ad Azienda Zero Calabria. Una situazione che ha spinto alcuni operatori del servizio a scrivere una lunga lettera indirizzata ai colleghi, con l’obiettivo di metterli in guardia sui possibili effetti delle iniziative legali promosse da alcune sigle sindacali.
Nel documento, diffuso tra il personale del 118 calabrese, si parla apertamente di “rischi legali e operativi” e si sostiene che “dietro una battaglia di principio si nasconde un concreto effetto boomerang capace di smantellare le uniche vere tutele individuali ottenute con l’accordo sindacale dell’11 marzo 2026”.
Gli operatori evidenziano soprattutto il timore che una eventuale vittoria davanti al giudice possa produrre conseguenze opposte rispetto a quelle auspicate da chi ha promosso i ricorsi. Nella lettera si legge infatti che, se il Giudice del Lavoro dovesse accogliere le contestazioni, “annullerà la procedura di mobilità volontaria imponendo il transito coatto d’ufficio”.
Uno dei punti più delicati riguarda il cosiddetto sistema del “prestito”, cioè il comando temporaneo per quei dipendenti che hanno scelto di non firmare il passaggio definitivo ad Azienda Zero. Secondo gli estensori della lettera, l’accordo attuale consentirebbe a questi lavoratori di restare dipendenti delle Asp, mantenendo la possibilità futura di essere ricollocati “in reparti ospedalieri o ambulatoriali stabili”.
Da qui l’allarme lanciato ai colleghi: “Il meccanismo del prestito temporaneo verrà cancellato. Tutti i dipendenti del 118 verranno ceduti in blocco e permanentemente ad Azienda Zero, perdendo per sempre il diritto di rientrare nei reparti della vecchia Asp”. E ancora: “La tua libertà di scelta viene azzerata da una sentenza”.
Nella lettera si sottolinea inoltre che alcune garanzie sarebbero già state ottenute nel tavolo negoziale. Tra queste, “il divieto di trasferimento arbitrario del personale tra province diverse” e il mantenimento delle indennità economiche maturate nelle singole aziende sanitarie.
Secondo i firmatari, dunque, il ricorso “non ha alcuna possibilità di migliorare queste condizioni, ma rischia di congelarle per anni a causa dei tempi della giustizia civile”.
Parole dure anche nelle conclusioni del documento, dove si afferma che il contenzioso giudiziario “trasforma un passaggio flessibile e concordato in un arruolamento d’ufficio forzato e irreversibile”.
Infine l’appello rivolto direttamente agli operatori del 118: “Invitiamo tutti i colleghi a valutare con estrema attenzione le conseguenze della firma di mandati legali che tutelano la visibilità politica di alcune sigle, ma scaricano i danni reali sulla pelle e sul futuro professionale dei lavoratori del 118”.
Una vicenda che riaccende il clima di forte incertezza attorno alla riorganizzazione dell’emergenza sanitaria calabrese e che conferma quanto il percorso verso il pieno assetto di Azienda Zero continui a dividere il personale sanitario, già da anni sottoposto a carichi di lavoro pesanti e a continue trasformazioni organizzative.








