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«Mai più». Da Amendolara si leva il grido contro il caporalato. Landini: «Le leggi ci sono, bisogna applicarle»

«Mai più». Da Amendolara si leva il grido contro il caporalato. Landini: «Le leggi ci sono, bisogna applicarle»

da redazione
6 Giugno 2026
in attualità, costume e società
Tempo di lettura: 4 minuti
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In migliaia in piazza contro caporalato e sfruttamento. Mininni: «Non siamo più disposti a contare i morti». Landini: «Non servono nuove leggi, servono controlli e prevenzione»

Non una semplice manifestazione sindacale, ma una grande chiamata alla coscienza civile del Paese. Da Amendolara, luogo della tragedia che nei giorni scorsi ha sconvolto l’Italia con l’uccisione di quattro giovani lavoratori agricoli stranieri, si è levato oggi un grido forte contro lo sfruttamento, il caporalato e l’indifferenza.

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Migliaia di persone hanno partecipato al corteo promosso dalla CGIL e dalla FLAI-CGIL. In testa alla manifestazione il segretario generale della CGIL Maurizio Landini e il segretario nazionale della FLAI Giovanni Mininni, affiancati da delegazioni sindacali provenienti da ogni regione italiana, associazioni, amministratori locali e semplici cittadini. Il corteo ha attraversato i luoghi della tragedia per poi raggiungere il centro abitato di Amendolara, dove si sono susseguiti gli interventi pubblici.

L’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni, ma senza retorica. Troppo forte il peso di una vicenda che gli stessi sindacalisti hanno definito il punto più basso raggiunto dal sistema dello sfruttamento nelle campagne italiane.

Il discorso più atteso era naturalmente quello di Maurizio Landini. Il leader della CGIL ha scelto di andare oltre la pur necessaria commemorazione delle vittime per concentrare il proprio intervento sulle responsabilità del sistema.

«Le leggi contro il caporalato esistono già. Il problema è che non vengono applicate fino in fondo», ha ribadito Landini, tornando su un concetto che aveva espresso già nei giorni scorsi. Secondo il segretario nazionale, la vera emergenza non è l’assenza di norme ma la carenza di strumenti operativi per farle rispettare: ispettori insufficienti, controlli sporadici, trasporti dei lavoratori lasciati nelle mani dei caporali, mancanza di alloggi dignitosi e ritardi nell’utilizzo delle risorse pubbliche destinate a superare i ghetti agricoli.

Parole che hanno assunto un significato particolare proprio ad Amendolara, dove l’omicidio dei quattro braccianti sarebbe maturato dopo una richiesta di pagamento per il lavoro svolto. Una circostanza che trasforma questa vicenda da semplice fatto di cronaca nera a simbolo di una realtà che continua a sopravvivere nelle campagne italiane.

manifestazione su amendolara

Landini ha parlato di una battaglia che riguarda l’intero Paese e non soltanto il Mezzogiorno. Il caporalato, ha sostenuto, prospera dove il lavoro viene considerato una merce e dove la vulnerabilità dei lavoratori diventa occasione di profitto. Per questo la risposta non può essere soltanto repressiva, ma deve coinvolgere politiche sociali, accoglienza, legalità e diritti.

Molto duro anche l’intervento del segretario generale della FLAI-CGIL Giovanni Mininni, che ha definito quanto accaduto ad Amendolara «un crimine politico e sociale».

«Non siamo più disposti a contare i morti di un sistema fondato sullo sfruttamento», aveva dichiarato alla vigilia della manifestazione, sintetizzando il senso dell’iniziativa. Oggi quel messaggio è diventato il filo conduttore dell’intera giornata.

Mininni ha ricordato i nomi delle quattro vittime e ha sottolineato come non basti arrestare il singolo caporale per risolvere il problema. A suo giudizio esiste una filiera dello sfruttamento che coinvolge diversi livelli e che continua a produrre ricchezza sulle spalle di lavoratori privi di tutele.

Particolarmente significativa la scelta dello slogan della manifestazione: «Mai più. Chi reclama i propri diritti non può finire così». Una frase che sintetizza il senso profondo della protesta e che è risuonata più volte durante il corteo.

La presenza di Landini ad Amendolara rappresenta anche un riconoscimento del valore simbolico assunto dalla Calabria in questa vicenda. Una regione che ancora una volta si trova a fare i conti con una pagina drammatica, ma che ha saputo reagire mostrando una straordinaria partecipazione popolare.

La manifestazione ha infatti avuto il merito di spostare il dibattito dal solo piano giudiziario a quello sociale. Le indagini accerteranno responsabilità e moventi, ma il corteo di oggi ha posto una domanda più ampia: come è possibile che nel 2026 esistano ancora lavoratori costretti a vivere sotto il ricatto della paura e della miseria?

Da Amendolara è arrivata una richiesta chiara alle istituzioni nazionali: rafforzare i controlli, utilizzare i fondi già disponibili, aumentare il numero degli ispettori e garantire trasporti e alloggi regolari per i lavoratori agricoli. Una richiesta che nelle ultime ore sembra aver trovato una prima risposta nell’annuncio del Governo di un piano straordinario di verifiche nelle campagne italiane per tutta la stagione estiva.

Al termine della manifestazione il sentimento prevalente non era soltanto quello della rabbia. C’era anche la consapevolezza che la morte di Amin, Ullah, Safi e Waseem non può essere archiviata come un tragico episodio isolato.

La piazza di Amendolara ha chiesto giustizia per le vittime, ma soprattutto ha chiesto che il loro sacrificio diventi un punto di svolta. Perché, come hanno ripetuto più volte gli organizzatori, il vero obiettivo non è commemorare l’ennesima tragedia del lavoro, ma impedire che se ne verifichi un’altra.

Tags: amendolaracaporalatoCgilflai cgillandinileggisfruttamento

redazione

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