Il report nazionale “Whistle Monitor” fotografa una regione in forte ritardo su trasparenza e accessibilità dei canali di segnalazione. Tra gli enti monitorati anche casi con punteggio pari a zero
In Calabria denunciare corruzione, irregolarità o comportamenti illeciti all’interno della pubblica amministrazione continua ad essere un percorso ad ostacoli. È quanto emerge dal report nazionale “Whistle Monitor”, la prima mappatura civica promossa da Libera sull’accessibilità, la fruibilità e la trasparenza dei sistemi di whistleblowing negli enti pubblici italiani.
L’indagine, presentata oggi in occasione della Giornata Internazionale del Whistleblower, ha analizzato 434 amministrazioni strategiche tra aziende sanitarie, università ed enti locali, valutando la capacità delle istituzioni di fornire informazioni chiare e strumenti efficaci a chi intende segnalare illeciti nell’interesse pubblico.
Il risultato nazionale è già di per sé preoccupante: nessuna amministrazione raggiunge la piena conformità agli standard previsti e oltre un ente su tre non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi decide di denunciare fenomeni corruttivi o comportamenti scorretti.
Ma è il dato calabrese a destare particolare preoccupazione.

Secondo il monitoraggio condotto da Libera, nella nostra regione sono stati esaminati venti enti pubblici, che hanno ottenuto un punteggio medio di appena 27,12 punti, uno dei più bassi registrati a livello nazionale.
Quasi la metà degli enti monitorati, nove su venti, non raggiunge la sufficienza. Solo tre amministrazioni possono essere considerate virtuose e collocate nelle fasce più alte della graduatoria, mentre sei risultano soltanto parzialmente adeguate sotto il profilo informativo e organizzativo.
Un quadro che evidenzia forti squilibri interni. Il report sottolinea infatti come la Calabria presenti un modello caratterizzato da una forte polarizzazione: sono soprattutto gli atenei pubblici a trainare gli indicatori regionali, mentre enti locali e comparto sanitario mostrano risultati decisamente più deboli.
Particolarmente significativo il riferimento ad alcuni enti che avrebbero ottenuto punteggi estremamente bassi, fino ad arrivare allo zero. Tra questi vengono citati l’ASP di Vibo Valentia, il Comune di Cosenza e l’Università Dante Alighieri.
Dietro i numeri emerge una questione che va ben oltre gli adempimenti burocratici. Il whistleblowing rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per prevenire fenomeni di corruzione, sprechi e cattiva amministrazione.
Per questo motivo Libera richiama la necessità di un impegno concreto delle istituzioni.
«L’obiettivo – afferma la copresidente nazionale di Libera, Francesca Rispoli – è contribuire a mettere a disposizione degli enti territoriali, e in particolare dei Comuni, forme adeguate di sostegno che favoriscano un percorso non più rinviabile di formazione, semplificazione tecnica e assunzione di responsabilità».
Rispoli evidenzia inoltre l’esistenza di un divario reale che continua a penalizzare chi sceglie di denunciare nell’interesse della collettività: «Serve uno sforzo corale per andare a colmare il gap che, sul tema dell’accessibilità al whistleblowing, esiste ed è reale. Ricordiamoci che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo».
Il report arriva in un momento in cui il tema della trasparenza amministrativa e della fiducia dei cittadini nelle istituzioni è sempre più centrale. La possibilità di segnalare in sicurezza irregolarità e comportamenti illeciti rappresenta infatti un indicatore fondamentale della qualità democratica di un territorio.
La fotografia scattata da Libera mostra una Calabria che, almeno su questo fronte, deve ancora compiere passi importanti. Un ritardo che non riguarda soltanto procedure e piattaforme digitali, ma investe direttamente la capacità delle amministrazioni di costruire un rapporto di fiducia con cittadini, dipendenti pubblici e lavoratori.
Perché senza tutele reali per chi segnala illeciti, il rischio è che il silenzio continui a prevalere sulla trasparenza. E con esso, la possibilità di contrastare efficacemente corruzione e cattiva amministrazione.









