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Beni confiscati, la Regione Calabria indietro sulla trasparenza: non pubblica l’elenco e le relative informazioni

Beni confiscati, la Regione Calabria indietro sulla trasparenza: non pubblica l’elenco e le relative informazioni

da redazione
12 Settembre 2026
in costume e società
Tempo di lettura: 5 minuti
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Libera presenta “RimanDATI” il quarto Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali

Più di sei comuni su dieci destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Calabria adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito. Complessivamente su 136 comuni destinatari di beni immobili confiscati sono 88 quelli che pubblicano i dati. Ma sono ancora ben 48 quelli inadempienti sulla trasparenza. Inadempiente sulla trasparenza anche la Regione Calabria che non pubblica elenco. I dati emergono dalla quarta edizione di “RimanDATI”, il report nazionale promossa da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di ISTAT. Il monitoraggio è stato condotto grazie al lavoro di oltre 80 volontari in tutta Italia, formate per rilevare capillarmente il livello di trasparenza degli enti territoriali.

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RimanDATI, l’unico report in Italia che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati, costituisce ormai un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa, appunto, di trasparenza e di beni confiscati. E anche uno strumento straordinario di attivazione e di cittadinanza responsabile, oltre che di sostegno e accompagnamento per la Pubblica Amministrazione. Il diritto di sapere resta, per Libera, un imperativo, al pari dell’impegno per ottenere che, anche attraverso il diritto di sapere, sempre più beni sottratti alle mafie tornino concretamente alla collettività.

A livello nazionale, la trasparenza sulla gestione dei beni confiscati nelle amministrazioni comunali italiane compie un netto passo in avanti. Su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, ben 938 (pari al 79,8%) adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet. Soltanto 236 enti (il 20,2%) risultano ancora inadempienti. Un risultato che segna un tasso di crescita del 15% rispetto alla precedente edizione del monitoraggio e una svolta radicale rispetto al primo report del 2021, quando solo il 38% degli enti pubblicava tali dati e non esisteva ancora un modello di riferimento unico per il confronto. La mappa della trasparenza evidenzia una crescita omogenea a livello nazionale, pur con alcune differenze geografiche: Nord Italia: si conferma la macroarea più virtuosa con l’88,5% degli enti adempienti, il Centro Italia: registra una forte accelerazione raggiungendo il 77,8%, con un incremento di quasi 20 punti rispetto alla rilevazione precedente, il Sud Italia e Isole: continua la propria crescita attestandosi al 75%. A livello regionale, raggiungono o superano il 90% di Comuni adempienti la Basilicata, il Molise e l’Umbria (100%), la Liguria e il Veneto (94%), l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia (90%). Nessuna regione italiana si colloca al di sotto della soglia del 50%.

“Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza. Democrazia, legalità e giustizia lo fanno, invece, nella luce. Illuminare i beni confiscati – commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera – vuol dire attivare tutti quei meccanismi che, a partire dalla conoscenza e dalla piena accessibilità dei dati e delle informazioni, possono facilitare i percorsi di riutilizzo; significa allora dare linfa alla democrazia, alla legalità e alla giustizia. Il percorso di RimanDATI continua con un obiettivo preciso: raggiungere la piena trasparenza sul 100% degli enti monitorati. Perché ogni dato pubblicato non è solo un’informazione in più: è uno spazio di potere restituito alla collettività. Ogni elenco reso accessibile è una barriera in meno tra istituzioni e cittadini. Ogni miglioramento nella trasparenza è un avanzamento nella possibilità di controllo, partecipazione e proposta. Rendere visibili i beni confiscati significa renderli anche immaginabili. Significa permettere a comunità, cooperative, reti territoriali di pensare nuovi progetti, di avanzare proposte, di costruire esperienze di riutilizzo sociale. La trasparenza non si limita a raccontare ciò che esiste, ma crea anche le condizioni perché esista di più. In questo senso, RimanDATI non è soltanto un report sulla trasparenza. È un dispositivo politico che riafferma un’idea precisa di Stato e di democrazia: uno Stato che non teme lo sguardo dei cittadini, e cittadini che non rinunciano a esercitare il proprio diritto di sapere. È la dimostrazione che la legalità non si esaurisce nella confisca, ma si compie nel riutilizzo sociale; e che il riutilizzo sociale non può prescindere dalla pubblicità, dall’accessibilità, dalla responsabilità. Se i beni confiscati rappresentano la sconfitta del potere mafioso, la loro gestione trasparente e partecipata rappresenta la vittoria della democrazia.”

Il report di Libera ha visto due fasi di monitoraggio sui 136 comuni della Calabria destinatari di beni immobili confiscati: una prima ricognizione, all’esito della quale erano 71 i comuni che pubblicavano l’elenco (pari al 52,2%); successivamente, ai comuni è stata inviata la domanda di accesso civico, con la quale, dopo la prima ricognizione, è stato richiesto di pubblicare o aggiornare gli elenchi; infine, una seconda ricognizione condotta sui siti dei comuni che hanno risposto alla domanda di accesso civico semplice. Il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato sufficiente: si è passati infatti al 64,7% degli enti che pubblicano l’elenco con un incremento del 12%.

Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell’elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione. In Calabria tra gli 88 enti che pubblicano il 55% utilizza il formato Open data, ottimale per la consultazione della cittadinanza. Il 38% usa il PDF ricercabile che non rappresenta il formato più agevole nella consultazione dei dati. Preoccupa l’8% dei comuni che usa ancora il PDF scansione. Rispetto alle diverse categorie di informazioni che il 91% degli enti compila correttamente le informazioni sui dati catastali, l’89% sull’ubicazione del bene, mentre ben il 97% fornisce le informazioni sulla tipologia di bene immobile confiscato. Scende al 69% la pubblicazione dei dati sui concessionari che hanno in gestione il bene e solo il 49% fornisce informazioni rispetto alla durata dell’esperienza di riuso e quindi rispetto alla scadenza della concessione.

Anche in questa quarta edizione del report per una misurazione composita della trasparenza in materia di beni confiscati abbiamo costruito un ranking mediato degli enti locali su scala da 0 a 100, laddove 0 è riferibile a situazioni di totale assenza di dati pubblicati, 100 a situazioni inverse di presenza corretta di tutti i dati, la media nazionale è pari di tutti gli enti è pari a 56.2 punti. La Calabria con un ranking di 42,3 punti si colloca ben al di sotto della media nazionale.

RimanDATI e l’analisi dei dati nazionali che si compie nel report sono un pezzo della riflessione che ha portato alla costruzione della campagna “Diamo Linfa al Bene”, per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia possa, ogni anno, essere messa a disposizione delle pratiche di riuso pubblico e sociale. Partendo dalla conoscenza e dalla partecipazione al disegno delle politiche pubbliche, il passo successivo è quello di trovare le giuste risorse per poter sostenere e far avanzare queste realtà. Più di 100.000 persone hanno già aderito alla campagna con la loro firma e ora, con l’avvio dell’autunno, chiederemo anche agli enti pubblici di prossimità di sostenerci. 

“La quarta edizione del report RimanDATI – conclude Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera in Calabria – registra, anche per la nostra regione, un netto miglioramento passando dal 18,8% del 2022 al 64,7% di enti che pubblicano i dati. Un balzo in avanti che certifica la bontà di questa azione di monitoraggio sulla trasparenza, che deve essere considerata anch’essa un bene comune. Ma anche l’acquisizione, da parte degli enti territoriali calabresi, di una maggiore consapevolezza rispetto alla necessità della pubblicazione dei dati, caricati in maniera concretamente fruibile, come presupposto fondamentale per consentire il concreto riutilizzo pubblico e sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata e la restituzione di essi alla collettività. Soprattutto in Calabria dove la confisca dei beni ed il loro riutilizzo a fini sociali rappresenta la migliore sintesi tra l’attività di contrasto e quella di prevenzione alla ‘ndrangheta, attraverso l’elevato significato che ciò assume dal punto di vista simbolico e culturale. Anche, e soprattutto, rispetto ad un’organizzazione criminale, la ‘ndrangheta, che del controllo del territorio e dell’accumulazione di beni e capitali ne fa una prerogativa della propria azione criminale. A confermare ciò sono, purtroppo, i numerosi attacchi alle cooperative che, nella nostra regione, gestiscono i terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Realtà sociali che non devono essere lasciate sole in questo difficile percorso di riscatto della nostra terra”.

Tags: beni confiscatiliberaregione calabriareporttrasparenza

redazione

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