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La morte di Emma Bonino, la libertà non si eredita: si difende

La morte di Emma Bonino, la libertà non si eredita: si difende

da admin_slgnwf75
12 Settembre 2026
in ricordi, opinioni
Tempo di lettura: 4 minuti
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Ricordare Emma Bonino significa interrogarsi sul significato stesso dei diritti civili. La sua scomparsa può diventare anche un’occasione educativa.

di Romano Pesavento*

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Emma Bonino, morta all’età di 78 anni, e invita il mondo della scuola a ricordarne la figura a partire da ciò che ha rappresentato nella storia civile italiana ed europea: la convinzione che un diritto non sia mai soltanto una norma scritta, ma una possibilità concreta di scelta, dignità e autodeterminazione.

Ricordare Emma Bonino significa, infatti, interrogarsi sul significato stesso dei diritti civili.

La sua storia pubblica attraversa oltre mezzo secolo di trasformazioni della società italiana. Dalle battaglie contro l’aborto clandestino alla difesa della libertà di scelta delle donne; dall’impegno contro la pena di morte alla denuncia delle mutilazioni genitali femminili; dalla tutela dei migranti alla difesa delle donne afghane; dalla lotta contro la fame nel mondo alle campagne per una giustizia rispettosa della persona: il tratto comune è stato portare nello spazio pubblico questioni che, spesso, la politica preferiva lasciare ai margini.

Prima ancora delle cariche istituzionali – parlamentare italiana ed europea, Commissaria europea, ministro del Commercio estero e degli Affari esteri – viene dunque una storia di cittadinanza attiva.

Negli anni ‘Settanta ’70 Bonino scelse anche la disobbedienza civile per denunciare la realtà degli aborti clandestini. Nel 1975 fu arrestata dopo essersi autodenunciata nell’ambito della campagna radicale che contribuì a portare la questione dell’interruzione volontaria di gravidanza al centro del dibattito nazionale. La legge n. 194 sarebbe arrivata nel 1978, modificando profondamente il quadro giuridico e sociale italiano.

Quella vicenda conserva, al di là delle differenti convinzioni etiche e politiche, una domanda che appartiene pienamente all’educazione ai diritti umani: che cosa accade quando la legge non riesce più a vedere la sofferenza concreta delle persone?

È forse questa domanda a rendere la figura di Emma Bonino particolarmente significativa per la scuola.

Educare ai diritti umani, infatti, non significa consegnare agli studenti un catalogo di libertà già conquistate. Significa mostrare che dietro ogni articolo di legge, ogni referendum, ogni avanzamento della condizione femminile, ogni tutela delle minoranze esistono conflitti culturali, responsabilità individuali, persone che hanno accettato l’impopolarità e, talvolta, conseguenze personali pur di rendere visibile ciò che la società non voleva vedere.

Bonino ha insistito per tutta la vita su un punto essenziale: i diritti possono arretrare.

È un insegnamento che oggi assume un valore particolare. Nessuna generazione riceve definitivamente in eredità la libertà conquistata da quella precedente. La dignità delle donne, la libertà personale, la tutela delle minoranze, i diritti delle persone migranti, il rifiuto della pena di morte, la libertà di coscienza e il principio di autodeterminazione continuano a richiedere istituzioni vigili e cittadini consapevoli.

La sua azione, inoltre, ha ricordato che diritti civili e diritti sociali non abitano mondi separati. Una libertà formalmente riconosciuta ma concretamente inaccessibile alle persone più fragili rischia di trasformarsi in un privilegio. È una distinzione decisiva anche nell’educazione civica contemporanea: l’uguaglianza davanti alla legge acquista senso pieno quando alle persone vengono offerte condizioni effettive per esercitare i propri diritti.

Non tutte le battaglie di Emma Bonino sono state condivise, né devono esserlo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che la scuola dovrebbe preservare della sua eredità. La democrazia non domanda uniformità di pensiero. Domanda cittadini capaci di confrontarsi anche radicalmente senza trasformare l’avversario in un nemico; capaci di sostenere le proprie convinzioni nello spazio pubblico e, nello stesso tempo, di riconoscere il diritto dell’altro a fare altrettanto.

La sua lunga esperienza nelle istituzioni italiane ed europee mostra inoltre come la difesa dei diritti non possa fermarsi ai confini nazionali. Dall’abolizione della pena di morte alle campagne contro le mutilazioni genitali femminili, dalla condizione delle donne in Afghanistan alle grandi emergenze umanitarie, Bonino ha contribuito a portare nel dibattito politico italiano una concezione transnazionale della dignità umana.

Per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, la sua scomparsa può quindi diventare anche un’occasione educativa.

Proponiamo che nelle scuole secondarie, nel quadro dell’Educazione civica e dello studio della Costituzione, si ricostruisca con gli studenti la stagione italiana delle grandi conquiste civili del secondo Novecento: non per celebrare una parte politica, ma per comprendere come nasce un diritto, quali resistenze incontra, attraverso quali strumenti democratici viene riconosciuto e, soprattutto, perché nessuna conquista possa essere considerata definitivamente al sicuro.

Studiare quella stagione significa parlare di Costituzione viva. Significa comprendere il rapporto tra libertà individuale e responsabilità collettiva, tra coscienza e legge, tra maggioranza e minoranze, tra partecipazione e istituzioni.

La morte di Emma Bonino chiude una delle biografie politiche più riconoscibili dell’Italia repubblicana. Ma una comunità democratica non misura l’eredità di una persona soltanto dalle cariche che ha ricoperto. La misura anche dalle domande che lascia aperte.

Quanto siamo disposti a difendere la libertà dell’altro quando quella libertà non coincide con le nostre convinzioni?

È forse questa la domanda più difficile che Emma Bonino consegna alle nuove generazioni.

Ed è una domanda che la scuola dei diritti umani non dovrebbe lasciare senza risposta.

*Presidente CNDDU

Tags: CNDDUdiritti civiliemma boninolibertà

admin_slgnwf75

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