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Don Fiorillo, Gesù invita a liberarci dalla spazzatura di odio, rancore, pesantezza per sentirci liberi e volare alto con ali di aquila

Don Fiorillo, Gesù invita a liberarci dalla spazzatura di odio, rancore, pesantezza per sentirci liberi e volare alto con ali di aquila

da admin_slgnwf75
13 Settembre 2026
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 13 settembre

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

il brano del Vangelo di Matteo della liturgia di questa 24.ma domenica del tempo ordinario chiude il discorso ecclesiale( il 4º discorso) dove l’evangelista raccoglie gli insegnamenti di Gesù sulle relazioni fra i vari componenti della comunità.

Ecco il testo: “In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: « Signore se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a 7 volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a 7 volte, ma fino a 70 volte 7. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo:” Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito…». (Matteo 18, 21- 35).

Tema principale di questa pagina di Matteo è il perdono.

Il perdono è una realtà molto seria, umanamente difficile da raggiungere, ma non impossibile. Vivere il perdono significa riprendere il respiro delle relazioni, aprirsi all’altro, ai bisogni dell’altro ed uscire dai recinti dell’amor proprio, dagli egoismi e da tutto ciò che sa di vecchio, di stantio e di morte dell’anima. Gesù, con la narrazione della parabola del re e dei due servi, ci dice che, il debito che abbiamo con Dio Padre, è incommensurabile, rispetto al debito che i fratelli hanno verso i fratelli. Dio ci condona un debito infinitamente più grande di quello che un nostro fratello può avere nei nostri riguardi. Nella parabola, il re, (Dio) condona al primo servo 10.000 talenti (milioni di euro) e il graziato non solo non condona pochi euro al suo collega, ma, addirittura lo getta in prigione “fino a che non avesse pagato tutto il debito”.

Noi ci saremmo aspettati che la grande generosità del re avesse reso il servo condonato più umano. Invece no!

Il suo cuore è rimasto egoista, brutale, incapace di un pizzico di compassione, di quella compassione che il re ha avuto abbondantemente nei suoi reguardi.

Nella parabola, sulle labbra dei due servi c’è questo grido angoscioso:” abbi pazienza con me, e ti restituirò ogni cosa”. Il primo trova grazia, il secondo no, perché il graziato da oppresso diviene oppressore. Ed è la storia di ieri e di oggi. Popoli, divenuti ricchi, per grazia ricevuta, continuano a spremere, come il torchio con l’uva, il sangue dei poveri fino all’ultima goccia.

Oggi, anche tra noi,alcune persone, raggiunto un grado elevato di ricchezza, non hanno più occhi per vedere le miserie del popolo e non hanno più orecchie per ascoltare i gemiti della sofferenza, chiuse come sono, nel cerchio magico delle proprie case e dei propri amici. Apriamo gli occhi!

L’invito di Gesù a perdonare, 70 volte 7 non è incoraggiare l’ingiustizia e dare via libera alla prepotenza, no! è un liberarci dalla spazzatura di odio, rancore, pesantezza per, così, sentirci liberi e volare alto con ali di aquila.

Il perdonare 70 volte 7 non esclude la denuncia delle malefatte dei prepotenti e portarli in tribunale, così, come hanno fatto in Cile e in Argentina le vedove e le madri cristiane dei desaparecidos; o come fanno, ancor oggi, le vittime di mafia che, pur avendo perdonato i carnefici, chiedono con forza verità e giustizia a favore dei propri congiunti, uccisi dai malvagi di questo mondo.

Tutto ciò trova fondamento nella parabola odierna nella quale leggiamo: “Visto quel che accadeva (la prepotenza del servo graziato verso il suo collega) i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto”.

Voglia il Signore che ,oggi, tra noi, sorgano dei profeti che riferiscano “tutto l’accaduto” e, quali sentinelle del mattino, condannino le malefatte dei potenti e proclamino l’urgenza di un mondo di giustizia e verità!

E se vogliamo un mondo pacificato, dobbiamo perdonarci e liberarci da guerre che portano genocidi di popoli, uccidono le fraternità, alterano gli equilibri psicologici ed hanno un solo vincitore: i mercanti di armi.

Perdonarci e liberarci ancora da tutti gli screzi che avvengono nelle coppie, nelle comunità, nel mondo del lavoro, nei rapporti tra parenti, tra amici. Perdonarci, perché il “per-dono” è veramente un dono per me, per te e per tutti coloro che si esercitano nell’arte della riconciliazione.

Buona domenica con un pensiero di una scrittrice, che ha riflettuto sul male del secolo scorso : “Il perdono ci strappa dai circoli viziosi, spezza le coalizioni a ripetere su altri il male subito, rompe la catena delle colpe e delle vendette, spezza le simmetrie dell’odio”. (Hannah Arendt, La banalità del male).

Don Giuseppe.

Tags: domenicadon fiorillogesùodiorancoreriflessionivangelo

admin_slgnwf75

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