Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Se Edimburgo è la regina composta che posa per le foto, Glasgow è sua sorella ribelle.
Quella che ha lavorato tutta la vita, che ha le mani sporche e gli occhi che ridono.
Per anni è rimasta in ombra, considerata solo industriale, grigia, dura. Un errore madornale. Perché oggi Glasgow è forse la città più viva di tutta la Scozia.
Per capire Glasgow devi partire dal fiume. Il Clyde. Non è un fiume da cartolina. È un muscolo.
È stato lui a fare di Glasgow la seconda città dell’Impero Britannico. Nell’Ottocento qui si costruiva quasi un quinto delle navi del mondo intero. Migliaia di uomini scendevano ogni mattina nei cantieri navali, il rumore del metallo era la colonna sonora della città.



E poi c’è un altro Glasgow, inaspettato, quasi segreto. Quello di Charles Rennie Mackintosh. Un genio che all’inizio del Novecento ha inventato uno stile tutto suo, a metà tra l’Art Nouveau e il razionalismo giapponese. La sua Glasgow School of Art, anche se ferita da due incendi terribili, resta un manifesto di bellezza pura.
Ma la cosa che più colpisce, è quanto questa città sia stata da sempre un porto di anime.
Nel Settecento erano i Tobacco Lords, mercanti ricchissimi che avevano costruito palazzi immensi in Merchant City grazie al commercio del tabacco e dello zucchero. Palazzi bellissimi e terribili al tempo stesso, perché costruiti sul lavoro degli schiavi. Glasgow non nasconde questa parte della sua storia. La affronta, la studia, la mette nei suoi musei. E questo la rende adulta, credibile.
Merchant City oggi è il quadrilatero del buon vivere. Magazzini vittoriani trasformati in boutique, cortili dove si beve caffè specialty, ristoranti che hanno portato la città ai vertici della scena gastronomica britannica.


E poi la musica. Devi sapere che Glasgow è Città della Musica UNESCO. Non per caso. Qui hanno iniziato band come Franz Ferdinand, i Simple Minds, i Primal Scream. Ogni sera ci sono almeno cento concerti, dal piccolo pub di Finnieston alla gigantesca OVO Hydro. Se ami la musica, qui non dormi mai.
C’è un luogo a Glasgow dove anche se non sei mai stato studente ti senti subito fuori corso. È Gilmorehill, la collina che domina l’intero West End. Lassù, imponente come un castello uscito da un romanzo gotico, c’è l’Università di Glasgow.
E poi c’è la tradizione che ogni matricola scopre il primo giorno. Nei chiostri, i famosi Cloisters, con le loro arcate di pietra scura che sembrano uscite da Hogwarts, c’è un prato perfetto al centro. Nessuno studente ci cammina mai sopra. Mai. Si dice porti sfortuna e che chi lo fa non si laureerà. I professori sorridono, gli studenti ci credono sul serio. Così vedi tutti che fanno il giro largo, anche sotto la pioggia scozzese.
L’Hunterian Museum, che si trova proprio dentro il campus, è il museo più antico di Scozia. E l’Hunterian Art Gallery conserva una delle collezioni più grandi al mondo di James McNeill Whistler. Tutto gratis, tutto aperto, perché qui il sapere è sempre stato pensato come un bene pubblico.
Glasgow non ti seduce. Ti conquista. Non ti chiede di ammirarla. Ti chiede di sporcarti le scarpe con lei, di prendere la pioggia in faccia, di entrare in un pub anche se non hai sete.
È una città che ha smesso di costruire navi e ha iniziato a costruire futuro, senza mai vergognarsi del suo passato di fuliggine e fatica. E forse è per questo che, quando la lasci, ti manca già un po’.








