Mentre ancora non si hanno conferme né notizie dell’emodinamica all’ospedale Jazzolino, a Lamezia Terme si inaugura la cardiologia interventistica
di Maurizio Bonanno
Il cuore batte, ritmo regolare: potete stare tranquilli. Vibo Valentia può aspettare!
È una sintesi forse brutale, ma difficilmente se ne trova una più precisa per raccontare l’ennesimo paradosso della sanità calabrese, quando si tratta di Vibo Valentia.
Può aspettare l’emodinamica. Può aspettare il servizio che era stato previsto. Può aspettare il capoluogo di provincia, può aspettare la sede dell’Asp… mentre a Lamezia Terme — che capoluogo non è — si inaugura la cardiologia interventistica.
Naturalmente non c’è nulla da obiettare a Lamezia. Anzi. Quando in Calabria si apre una sala, si installano apparecchiature e si comincia a curare meglio qualcuno, c’è soltanto da esserne contenti.
Il problema è che, guardando da Vibo Valentia, questa buona notizia somiglia terribilmente a una cattiva notizia.
Certo, le due città non sono in gara. Ma i fatti, qualche volta, fanno classifiche anche senza volerlo. E quella che oggi emerge dalla sanità calabrese è una classifica nella quale Vibo Valentia continua a perdere posizioni.
E così, accade che a Lamezia Terme, città che non è capoluogo di provincia e non è sede di Asp, parte la cardiologia interventistica. A Vibo Valentia, capoluogo di provincia e sede dell’Asp, si aspetta ancora l’emodinamica.
Che, per inciso, non era nemmeno un sogno. Era prevista.
E questa è la parte della storia che dovrebbe far arrabbiare. A Vibo Valentia manca l’emodinamica, forse perché manca altro.
Non una sala. Non un macchinario. Non un medico. Manca il peso politico necessario per ottenerla.
Perché il problema, ormai, non è più soltanto capire come curare un cuore malato. È capire chi abbia il peso necessario per impedire che quel cuore debba essere curato altrove.
A Lamezia Terme hanno appena inaugurato la cardiologia interventistica. A Vibo Valentia l’emodinamica continua ad appartenere alla categoria delle cose che si annunciano, si promettono, si programmano e si aspettano.
Con una differenza non trascurabile: a Lamezia si comincia; a Vibo Valentia si continua a parlare.
Sia chiaro: qui non siamo davanti alla solita richiesta campanilistica di una città che pretende di avere tutto. Non si sta chiedendo un monumento, una poltrona, un ufficio o l’ennesimo finanziamento da esibire in conferenza stampa.
Si parla di cuore.
E il cuore, come noto, non ha mai avuto molta pazienza.
Non conosce i tempi della burocrazia, non legge le delibere, non aspetta che una conferenza dei servizi trovi la quadra. Quando decide di fare i capricci, pretende un medico, una struttura, un’organizzazione e soprattutto tempo.
E allora viene da chiedersi perché il tempo della sanità sembri correre a Lamezia e camminare a Vibo Valentia.
La domanda, a questo punto, non è più sanitaria. È politica.
Quanto conta Vibo Valentia?
Non quanto conti nei comunicati. Non quanto conti durante le campagne elettorali. Non quanto contino i suoi voti quando arriva il momento di chiedere consenso.
Quanto conta quando bisogna decidere dove mettere un servizio, dove investire, quale ospedale potenziare, quale territorio considerare strategico.
Perché Vibo Valentia ha una caratteristica che dovrebbe renderla, almeno sulla carta, difficilmente trascurabile: è capoluogo di provincia ed è sede dell’Asp.
Eppure, quando si arriva alla sanità che conta, sembra spesso costretta a presentarsi con il cappello in mano.
È una sensazione?
Sarebbe bello poterlo dire.
Lamezia Terme — città importante, certamente, con un ospedale di riferimento per un territorio vastissimo — non è però capoluogo di provincia e non è sede di Azienda sanitaria provinciale.
Eppure lì la cardiologia interventistica muove i primi passi. Due procedure, una di elettrofisiologia e una vascolare, hanno inaugurato l’attività nella nuova sala del San Giovanni Paolo II. Il progetto era stato avviato nel 2023 dall’Asp di Catanzaro, sostenuto dalla Regione, e oggi comincia a produrre risultati concreti.
Non c’è nulla da contestare. C’è, semmai, da applaudire.
Perché quando la sanità calabrese fa un passo avanti, sarebbe da irresponsabili lamentarsene. In una regione nella quale migliaia di cittadini continuano a considerare il viaggio verso il Nord una componente quasi fisiologica della propria cura, ogni servizio che nasce sul territorio è una conquista.
Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più difficile da evitare. E Vibo Valentia?
L’emodinamica continua a essere una promessa, un obiettivo, una previsione, una battaglia, un annuncio, una possibilità. Tutto, insomma, tranne che una realtà.
Ed è qui che finisce la questione sanitaria e comincia quella politica.
Perché non siamo davanti a una competizione fra Lamezia e Vibo. Non c’è alcun bisogno di inventarsi l’ennesima guerra tra poveri. Se Lamezia cresce, cresce la Calabria. Punto.
Il problema è capire perché quando tocca a Vibo Valentia, invece, tutto diventa maledettamente complicato.
L’emodinamica non è una fantasia nata ieri. È una necessità che da anni viene indicata, discussa, prevista. È una di quelle cose sulle quali, in teoria, nessuno dovrebbe più avere bisogno di convincere nessuno.
E invece siamo ancora qui.
A parlare. A chiedere. A sollecitare. A spiegare. A ricordare.
Nel frattempo, naturalmente, la politica produce comunicati, incontri, dichiarazioni, rassicurazioni. È il suo mestiere. Quello che comincia a diventare meno chiaro è il mestiere successivo: portare a casa il risultato.
Perché la rappresentanza politica non è una decorazione istituzionale.
Non serve a fare presenza nelle fotografie. Non serve soltanto a inaugurare ciò che qualcun altro ha ottenuto.
Serve a farsi sentire prima che le decisioni vengano prese. Serve a difendere gli interessi del territorio quando il territorio rischia di restare indietro. Serve, soprattutto, quando si parla di sanità.
Perché qui non stiamo discutendo di un marciapiede, di una rotatoria o di un finanziamento culturale. Qui stiamo parlando di un servizio che può significare la differenza tra arrivare in tempo e arrivare troppo tardi.
E allora sarebbe interessante conoscere la graduatoria delle priorità politiche. Sarebbe interessante sapere chi ha battuto i pugni sul tavolo per Vibo Valentia.
Chi ha insistito. Chi ha preteso risposte. Chi ha detto alla Regione che il capoluogo di una provincia non può essere trattato come una periferia qualsiasi.
Chi ha spiegato che l’emodinamica non è una medaglia da assegnare a una città, ma un presidio indispensabile per i cittadini.
E soprattutto sarebbe interessante sapere con quale voce Vibo Valentia si sia fatta sentire.
Perché quando una provincia perde qualcosa, la responsabilità non è sempre di chi decide. A volte è anche di chi, pur dovendo rappresentarla, non riesce a farsi ascoltare. E questa è la parte più amara.
La Calabria ha cinque province. Una si chiama Vibo Valentia.
Qualcuno, nei palazzi della Regione, se lo ricorda ancora?
Perché il sospetto, a forza di accumulare ritardi, diventa quasi una certezza: Vibo Valentia sembra essere diventata una provincia abbastanza importante da essere chiamata alle urne, ma non abbastanza importante da essere ascoltata quando si distribuiscono servizi e opportunità.
È una provocazione?
Sì.
Ma è una provocazione che nasce dai fatti.
E allora eccola, la domanda che dovrebbe togliere il sonno a più di qualche rappresentante politico: quanto pesa Vibo Valentia nella Calabria che decide?
Perché se pesa, qualcuno dovrebbe dimostrarlo.
Non con le parole. Con i risultati.
E se non pesa, sarebbe forse il caso di chiedersi perché.
Perché la rappresentanza politica, alla fine, è una cosa molto meno nobile di come viene raccontata nei convegni e molto più semplice da misurare.
Si misura dai risultati.
Se un territorio ha un problema e dopo anni quel problema rimane, qualcuno dovrà pur assumersene la responsabilità politica.
Non necessariamente la colpa. La responsabilità sì.
Perché c’è un vecchio vizio della politica: confondere l’interessamento con il risultato.
La politica vibonese dovrebbe smettere, una buona volta, di consolarsi con il racconto delle proprie battaglie e cominciare a presentare il bilancio delle proprie vittorie.
Perché i cittadini non si curano nei comunicati stampa. Non vengono operati nelle conferenze. Non fanno un elettrocardiogramma nelle riunioni di partito.
E soprattutto un cuore malato non può essere invitato ad aspettare che la politica trovi un accordo.
Il cuore ha i suoi tempi. La politica, invece, può permettersi il lusso di perderne.
Ma quando quei tempi diventano quelli della sanità, il lusso lo pagano i cittadini. E allora la domanda non è più soltanto: dov’è l’emodinamica di Vibo Valentia?
La domanda vera è un’altra: dov’è Vibo Valentia quando si decide?
La risposta, questa volta, non dovrebbe arrivare con un comunicato.
Dovrebbe arrivare con l’emodinamica.
Il resto sono parole.
E di parole, a Vibo Valentia, ne abbiamo già avute abbastanza.









