I numeri dell’ultimo report trimestrale Istat raccontano un primo semestre positivo per l’export regionale: una crescita nella quale Vibo Valentia ha un ruolo da protagonista
Per una volta possiamo concedercelo un po’ di sano campanilismo!
Finalmente una statistica nazionale mette il dito sulla carta geografica e, invece di sorvolare Vibo Valentia, ci si ferma sopra. Perché nel secondo trimestre del 2026, e soprattutto guardando ai primi sei mesi dell’anno, è la provincia di Vibo Valentia a guidare la performance dell’export calabrese, davanti a Cosenza. Reggio Calabria e Crotone, invece, addirittura arretrano.
Una buona notizia, dunque. E proprio perché siamo abituati a raccontare quelle cattive, le occasioni perdute, i ritardi e le classifiche nelle quali la Calabria compare troppo spesso nelle ultime posizioni, questa volta ci piace sottolinearla con particolare soddisfazione. Perché Vibo Valentia non è il fanalino di coda. Addirittura Vibo Valentia, questa volta, spinge la Calabria.
I numeri dell’ultimo report trimestrale Istat raccontano infatti un primo semestre positivo per l’export regionale: 514 milioni di euro di vendite all’estero da gennaio a giugno, il 5,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Non sarà la cifra capace di trasformare improvvisamente la Calabria in una potenza industriale, sia chiaro, ma è una crescita concreta. E soprattutto è una crescita nella quale Vibo Valentia ha un ruolo da protagonista.
La fotografia dell’economia calabrese racconta un sistema produttivo che si muove in direzioni differenti.
A crescere sono soprattutto le vendite di prodotti tessili e dell’abbigliamento, carta e prodotti di stampa, macchine e apparecchi elettrici. Al contrario, arretrano i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, la pelletteria e gli agroalimentari.
È una fotografia composita, dunque. Ma dentro questa fotografia Vibo Valentia occupa la posizione che, da queste parti, non siamo abituati a vedere così spesso: quella di chi corre davanti agli altri.
E allora vale la pena fermarsi un momento su questo dato.
Perché l’export non è soltanto una voce di bilancio. È la misura della capacità di un territorio di superare i propri confini. Un’impresa vibonese che vende in Germania, in Svizzera o negli Stati Uniti sta facendo qualcosa di più che spedire una merce: sta portando fuori dalla Calabria un pezzo della propria capacità produttiva.
E questo, in una provincia che troppo spesso viene raccontata soltanto attraverso ciò che non funziona, è un elemento che merita di essere raccontato.
I mercati di destinazione confermano quanto siano ormai articolate le rotte dell’economia calabrese.
In Europa le principali destinazioni sono Svizzera, Spagna, Germania, Belgio, Francia, Austria, Paesi Bassi e Regno Unito. Oltre oceano, invece, sono soprattutto Stati Uniti e Medio Oriente a rappresentare mercati di riferimento.
Ed è forse proprio qui che il dato vibonese acquista un significato ancora più interessante.
Perché esportare significa confrontarsi con aziende, prodotti e sistemi economici che non conoscono il campanilismo. Nessuno compra qualcosa perché arriva da Vibo Valentia. Lo compra se quella cosa vale, se costa il giusto, se è affidabile, se possiede qualità e competitività.
È questo, in fondo, il lato più incoraggiante della statistica.
Nel quadro nazionale la Calabria si colloca in decima posizione. Una posizione che non consente ancora di parlare di miracolo economico, naturalmente, ma che assume un significato diverso se si guarda dentro il dato regionale.
Perché a spingere la performance calabrese sono soprattutto, come dicevamo, Vibo Valentia e Cosenza.
E allora, almeno per una volta, possiamo permetterci di rovesciare il racconto abituale. Non è Vibo Valentia che deve inseguire gli altri. Sono gli altri che, almeno questa volta, devono inseguire Vibo Valentia.
Il dato nazionale, del resto, restituisce un Paese dalle velocità molto diverse. Nel primo semestre del 2026 l’export italiano cresce del 4,5%. Il Centro fa registrare un robusto +11,9%, le Isole +8,8%, il Nord-Ovest +4,3%, il Sud +3,8% e il Nord-Est +1,9%.
La Calabria, dunque, non sta semplicemente navigando controcorrente. E dentro questa crescita la provincia di Vibo Valentia occupa il posto migliore tra le province calabresi.

Naturalmente non sarebbe serio trasformare un dato positivo in una favola.
Vibo Valentia continua ad avere problemi strutturali, infrastrutturali e occupazionali. La provincia non ha improvvisamente risolto le sue debolezze e nessuna statistica trimestrale può cancellare le difficoltà che quotidianamente raccontiamo. Ma proprio per questo il dato dell’export va valorizzato.
Perché dimostra che anche in una terra piena di contraddizioni esiste una parte del sistema produttivo capace di crescere, competere e guardare oltre il proprio confine geografico.
E magari, per una volta, sarebbe utile che la politica, le istituzioni e il territorio se ne accorgessero.
Non per distribuire medaglie. Ma per capire dove sta funzionando qualcosa e provare a farlo funzionare ancora meglio.
L’Italia cresce grazie a territori diversi, specializzazioni diverse, imprese diverse. La Calabria può fare altrettanto. E se nel primo semestre del 2026 Vibo Valentia è la provincia che guida la corsa regionale, allora forse quella piccola, spesso dimenticata, provincia affacciata sul Tirreno ha qualcosa da dire anche quando si parla di futuro.
Per una volta, insomma, non siamo noi a dover spiegare perché siamo ultimi.
Possiamo limitarci a dire una cosa molto più semplice, e decisamente più piacevole: questa volta Vibo Valentia è davanti. E la Calabria, grazie anche a Vibo Valentia, corre un po’ di più.









