• Contatti
lunedì, Ottobre 12, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Chiese, stati, democrazie e fedi: privilegi di pochi e povertà di quasi tutti

Chiese, stati, democrazie e fedi: privilegi di pochi e povertà di quasi tutti

da admin_slgnwf75
17 Settembre 2026
in opinioni
Tempo di lettura: 8 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

Tre figure, tre modelli per comprendere, attraverso l’esempio, cosa sia davvero il senso umano della democrazia in un’epoca che vede allontanarsi i poveri dai privilegi dei potenti

di Franco Cimino

Ti potrebbe anche piacere

È morto Federico l’Olandese Volante. Se ne va una voce e anche un pezzo della mia giovinezza

È morto Federico l’Olandese Volante. Se ne va una voce e anche un pezzo della mia giovinezza

9 Ottobre 2026
281
La fuga di gas, i duemila ragazzi, l’emergenza e quelle domande alle quali si dovrà rispondere. Ora ci vogliono i nomi!

La fuga di gas, i duemila ragazzi, l’emergenza e quelle domande alle quali si dovrà rispondere. Ora ci vogliono i nomi!

7 Ottobre 2026
292

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, che ci vide sconfitti per la scelleratezza del fascismo, che ci aveva portati disarmati e quasi svestiti in un conflitto pesantissimo, per restarne, alla fine, vili, umiliati e sottomessi, a fianco del nazismo e dietro le mire imperialistiche di un pazzo che lo aveva inventato, l’Italia era stremata in ogni sua risorsa e sostava poverissima sulle macerie, anche materiali, di ciò che aveva di più caro.

Solo lo spirito della libertà ritrovata e il sogno di vedere rinascere il nostro Paese, diffuso in gran parte della popolazione, ci tenevano in piedi. E l’orgoglio di essere l’Italia della sua lunga storia sulla strada della civiltà.

Per il resto, nulla, se non quei principi che già iniziavano a muoversi in quella distesa di felicità promessa e di speranza vissuta, che poi sarebbe diventata la nostra Costituzione, la Costituzione più bella del mondo.

Alcide De Gasperi, il più grande statista che l’Europa, insieme ad Adenauer, Schuman e Moro, abbia mai avuto, consultati gli altri partiti – io credo tutti i grandi partiti, compreso il Partito Comunista, dal quale si sarebbe dovuto separare nel governo che sarebbe nato successivamente – decise di andare in “America”, non solo per ringraziarla di aver contribuito a liberarci dalla dittatura, ma anche per chiederle di sostenere l’idea che egli aveva in testa per la rinascita del nostro Paese.

Un’idea che si muoveva su due linee “parallele”: sfamare gli italiani attraverso gli aiuti alimentari necessari all’urgenza del momento. Chiese, di fatto, il pane, come le cronache di allora definirono quel viaggio. E ricevere le necessarie risorse economiche per realizzare la più grande delle imprese: creare sviluppo economico e modernità, anche tecnica, per non dire tecnologica – parola che allora non si usava – senza accorciare di un solo millimetro la spinta alla democrazia e la gioia per la libertà in essa contenuta e da essa stessa fortemente animata.

Inoltre, ottenere il riconoscimento del ruolo politico che l’Italia avrebbe potuto recitare non solo nell’alleanza con gli Stati Uniti e all’interno dell’Alleanza Atlantica, che successivamente si sviluppò, ma anche come protagonista nella costruzione della nuova Europa, di cui egli stesso, insieme agli altri statisti già ricordati e a Spinelli e Rossi, fu alto pensatore e costruttore realistico.

Potrei continuare su questa riflessione, che ho già più volte esposto, anche in maniera assai approfondita. Ma qui mi fermo, perché vuole essere solo una premessa alla mia attuale preoccupazione.

Alcide De Gasperi era povero. Lo era prima e lo era da Presidente del Consiglio. Lo era come lo erano quasi tutti gli italiani. Era povero di una povertà che egli non volle mai modificare o cancellare, neppure nei sette anni successivi alla guida del Paese.

Era inverno, quel 1947, anche dal punto di vista climatico. Nel mese di gennaio, in America, nelle diverse tappe che lo avrebbero portato a Washington, l’inverno era rigido. Faceva molto più freddo che nelle sue montagne della Valsugana, dove amava andare, non lontano da Trento, e ai piedi delle quali sarebbe morto quando non era ancora vecchio, nell’agosto del 1954.

De Gasperi aveva un vestito doppiopetto, grigio scuro, usato e strausato, quasi consunto. E questo gli andava bene anche per gli incontri importanti che avrebbe avuto con le autorità americane e per quello finale con il presidente Truman, che lo attendeva quasi distratto, se non poco interessato.

Ma ci voleva un cappotto, che il grande statista cattolico non aveva.

I suoi più vicini collaboratori gli proposero di farsene cucire uno dal sarto. Lui non volle farselo fare, neppure con la colletta che i suoi amici si erano offerti di attivare. Non volle il cappotto nuovo, né un bel cappello nuovo a falde larghe, che lasciasse il vecchio dal quale non si separava mai.

Il suo deciso rifiuto non riguardava solo la necessità di non spendere soldi che, tra l’altro, non si avevano facilmente a disposizione. Riguardava anche il dovere morale di restare nella stessa condizione dei suoi cittadini, dei suoi connazionali, quale forma di rispetto per chi non poteva avere neppure una camicia nuova o delle scarpe per i propri figli piccoli.

Il principio etico contenuto in quel gesto era che un rappresentante del popolo non può, in alcun modo, distanziarsi da esso.

Questo principio egli lo mantenne fino agli ultimi giorni della sua vita e, con l’esempio del proprio agire quotidiano, lo insegnò al mondo intero e lo consegnò, come testamento morale, agli italiani

Cambio pagina.

Aldo Moro era stato assassinato da pochi giorni e Giovanni Leone si era dimesso da Presidente della Repubblica. Il Parlamento doveva eleggere presto, e con il massimo dell’unità possibile, il nuovo Presidente.

Benigno Zaccagnini, allora segretario della Democrazia Cristiana, uomo buono e politico umile, democratico nel profondo e gentile nei suoi gesti politici, soprattutto in quelli aperti al dialogo con tutti, nel rispetto di tutti e delle istituzioni in particolare, fu il nome quasi unanimemente condiviso.

Con Ugo La Malfa, leader repubblicano, in testa, un’ampia delegazione di quasi tutti i partiti, quelli del cosiddetto arco costituzionale, andarono a Piazza del Gesù per offrirgli la sicura elezione a Capo dello Stato.

L’incontro fu brevissimo, per la risposta ferma e gentile che diede ai convenuti.

La ricordo quasi a memoria, ma, se non è testuale, poco ci manca: “Ringrazio tutti voi, ma non posso accettare, perché non ne sono degno, non ne ho la capacità richiesta dal ruolo e poi quel palazzo… regale”.

Cambio nuovamente pagina e salto nel tempo.

È il 13 marzo del 2013. Il Conclave, dopo solo due giorni, elegge il nuovo Papa.

A sorpresa, compare dalla loggia della Basilica di San Pietro un uomo vestito solo di bianco e con al petto una croce non del colore giallo che avevamo visto quasi sempre sul letto dei suoi predecessori.

È Jorge Mario Bergoglio, l’arcivescovo di Buenos Aires, il vescovo dei poveri e dei diseredati, che frequentava le favelas e viveva in un piccolo, vecchio appartamento di periferia. Povero tra i poveri. Povero per i poveri.

Più che il suo primo, semplice saluto alla folla, colpì il suo primo discorso alla Sala Nervi, qualche giorno dopo. Disse testualmente: “Voglio una Chiesa povera per i poveri”.

Era chiaro il suo annunciato magistero: quello della piena fedeltà al Vangelo, alla parola e alla vita di Gesù.

Una Chiesa povera significava una Chiesa liberata dal potere e dalle ambizioni di chiunque, nei vari territori e nelle varie diocesi, in cui essa operasse. Senza più lustrini, ori, auto blu e simboli di potenza e di ricchezza.

Ma c’è di più.

Una Chiesa povera, ma per i poveri, significava lottare continuamente contro le povertà e per l’uscita da essa di miliardi di persone.

Significava anche coerenza nel condurre questa battaglia, che, per la sua riuscita, aveva bisogno che i predicatori fossero credibili dinanzi agli occhi e alla vita delle persone sofferenti.

Povero tra i poveri: questo era il suo pensiero e questa la sua volontà, che tante resistenze hanno incontrato, non soltanto nella Curia romana.

Bello, no? Avrebbe detto il nostro indimenticabile e indimenticato monsignor Antonio Cantisani.

Ma di Francesco, il Papa, io ricordo, avendolo sempre trattenuto nella mente, un altro fatto, di cui si è detto assai poco già quando è avvenuto.

Lo abbiamo appreso dalla stessa dichiarazione di quel cardinale, di cui non ricordo il nome, che si recò in udienza da lui, il Papa.

Ah, dimenticavo: Francesco rifiutò anche di vivere negli appartamenti del Pontefice in Vaticano.

Nella stanza della quasi-albergo di Santa Marta, poco distante, che gli era stata assegnata per il Conclave, con gli altri cardinali a occupare le altre stanze, si trovava e nella stessa è rimasto fino alla fine dei suoi giorni, nonostante la grande sofferenza fisica.

“Un problema psichiatrico”, disse, rispondendo a un giornalista.

La verità era quella di non dare neppure lontanamente l’impressione che egli cambiasse stile di vita. Ovvero che il Papa potesse distinguersi fortemente dal popolo di Dio e dai fratelli di Gesù.

Per tornare a quel cardinale, ricordo cosa disse a chi gli domandò di quell’incontro con Bergoglio. Ricordo quasi a memoria le sue parole, una più, una meno, che non modificano il concetto.

Il cardinale si “vantava” di aver dato dieci euro a un mendicante che aveva incontrato poco prima e di averlo visto felice.

Francesco gli rispose: “Bello, questo tuo cappotto. Perché non gliel’hai dato? La carità si fa con ciò di cui l’altro ha bisogno e con il meglio di ciò che possediamo”.

Bello, no?

Ho voluto oggi riportare alla mia memoria questi tre episodi straordinari per parlare della disinvoltura con la quale i rappresentanti delle istituzioni democratiche, delle aziende, anche pubbliche ed economiche, e di quelle associative, per non dire delle principali confessioni religiose – soprattutto quella cattolica, la mia, nella mia sofferente fede personale – mentre il popolo e gli associati, i fedeli e i cittadini subiscono sempre più duramente il peso della crisi economica, crescendo in sofferenza, umiliazione e povertà, aumentano le già laute indennità di “missione”. E da sé stessi, o dai loro capi “ generosi” con il soldi di tutti, aumento i loro stipendi.

Da qui la più vecchia delle questioni italiane, che da molti decenni interminabili viene lasciata sepolta tra carte ammuffite e ipocrisie sempre nuove: quella morale.

Ne parlarono, con accenti forti, di passione l’uno e di cultura l’altro, Sandro Pertini e Aldo Moro.

È la questione morale, che non riguarda solo i fatti mai cessati della corruzione e dei delitti, che appartengono, per la valutazione, in particolare all’azione della Magistratura. Ma anche l’uso privatistico del potere, l’uso assai personalistico delle istituzioni e quella rozza cultura che se ne frega altamente del baratro che si è realizzato tra i cittadini e chi, in vario modo e in diversi contesti, li rappresenta.

Un distacco che vede sempre più allontanarsi i poveri dai privilegi dei potenti, piccoli e grandi, e che costituisce la più grande ferita alla democrazia e la più insopportabile offesa all’umanità e al senso umano della democrazia.

Se la gente continuerà ad allontanarsi dalla politica e dalle istituzioni, e i fedeli dalle loro Chiese e confessioni, il futuro di progresso e di pace non sarà più nemmeno un miraggio.

E quello della democrazia e delle fedi, che spesso anche indirettamente l’aiutano, sarà già segnato, come altre volte nella storia.

Tags: chiesedemocraziademocrazieepocaesempiofedipovertàprivilegistati

admin_slgnwf75

Articoli Simili

È morto Federico l’Olandese Volante. Se ne va una voce e anche un pezzo della mia giovinezza

È morto Federico l’Olandese Volante. Se ne va una voce e anche un pezzo della mia giovinezza

da Maurizio
9 Ottobre 2026
281

Il dolore per la sua morte non riguarda soltanto la perdita di un grande protagonista della radio italiana. Riguarda qualcosa...

La fuga di gas, i duemila ragazzi, l’emergenza e quelle domande alle quali si dovrà rispondere. Ora ci vogliono i nomi!

La fuga di gas, i duemila ragazzi, l’emergenza e quelle domande alle quali si dovrà rispondere. Ora ci vogliono i nomi!

da Maurizio
7 Ottobre 2026
292

Ieri a Vibo Valentia è successo qualcosa di molto inquietante: una tragedia è stata sfiorata e adesso bisogna capire chi...

Se la memoria comincia da Gaza… perché se dimentichi il 7 ottobre, hai già cambiato la storia

Se la memoria comincia da Gaza… perché se dimentichi il 7 ottobre, hai già cambiato la storia

da Maurizio
7 Ottobre 2026
159

Tre anni dopo, il rischio più grande non è soltanto dimenticare ciò che accadde. È cominciare a raccontare questa guerra...

Imprenditore aggredito a manganellate a Vibo Valentia: lo sconcerto della comunità, la solidarietà della politica

Un premio, una piazza e quell’omaggio al vuoto. Ovvero, la piazza che ha vinto il premio ma… ha perso la memoria

da Maurizio
3 Ottobre 2026
315

Questa piazza era nata negli anni '30 del secolo scorso. E nel corso dei decenni era diventata qualcosa che nessun...

Prossimo
Al Museo e Parco archeologico di Locri la due giorni “Ierofania – Sulle vie del Sacro”

Al Museo e Parco archeologico di Locri la due giorni “Ierofania - Sulle vie del Sacro”

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews