L’Asp di Vibo Valentia cambia ancora una volta il suo vertice. Battistini torna. E con lui torna – si conferma – soprattutto il commissariamento. I saluti della Conferenza dei Sindaci, ma… nessuna domanda!
A Vibo Valentia il commissario dell’Asp non è ancora arrivato e già c’è chi gli tiene la porta aperta.
Non sappiamo se abbia già disfatto le valigie, se abbia avuto il tempo di leggere una relazione, di incontrare un medico, un infermiere, un sindaco, un paziente. Sappiamo però che, ancora prima dell’ufficializzazione del suo ritorno, è già cominciato il pellegrinaggio.
È una specialità locale. Qui il potere non si contesta: si fiuta.
E quando cambia padrone, cambiano rapidamente anche le direzioni dello sguardo.
Il vecchio capo si saluta con riconoscenza, il nuovo si accoglie con disponibilità, possibilmente prima degli altri. Perché non si sa mai. Un incontro può sempre tornare utile, una fotografia ancora di più, una stretta di mano non si nega a nessuno.
È la versione vibonese del celebre “tengo famiglia”: non disturbiamo, non insistiamo, non facciamo troppe domande. Domani potrebbe servire qualcosa.
Peccato che, mentre tutti si affrettano a presentarsi al nuovo commissario, quasi nessuno sembri avere il tempo di fermarsi davanti al problema vero.
Battistini torna. Nulla da dire, naturalmente, sulla persona e sulle sue capacità professionali. Il generale Battistini ha già conosciuto Vibo Valentia, ne conosce problemi e meccanismi e, soprattutto, conosce un’Azienda che evidentemente non ha ancora trovato la sua pace.
E questo, più che una notizia, dovrebbe essere una domanda.
Perché non stiamo parlando di una normale successione manageriale. Stiamo parlando di un’Azienda sanitaria che, secondo le ricostruzioni cronologiche, ha visto sei commissari in sei anni e si appresta ora al settimo cambio con il ritorno del generale Antonio Battistini.
Sei anni, sette cambi.
A questo punto viene quasi da chiedersi se all’Asp di Vibo Valentia abbiano bisogno di un direttore o di un registro degli arrivi e delle partenze.
Battute a parte, il problema è serio.
Un’Azienda sanitaria non è una poltrona da occupare. È una struttura che deve programmare, assumere, organizzare servizi, affrontare emergenze, governare personale, bilanci e strutture. E tutto questo richiede una parola che a Vibo Valentia sembra diventata merce rara: stabilità.
E invece arriva un commissario.
Poi ne arriva un altro. Poi un altro ancora. Poi, magari, ritorna quello di prima.
Ma un’azienda sanitaria non è un albergo dove si cambia direttore al cambio di stagione. È una macchina gigantesca, fatta di migliaia di persone, servizi, reparti, bilanci, programmazione, assunzioni, strutture territoriali, rapporti con gli ospedali e, soprattutto, cittadini.
E una macchina del genere ha bisogno di una cosa molto semplice: continuità.
Invece Vibo Valentia continua a ricevere commissari.
Uno arriva, comincia a conoscere l’Azienda, individua i problemi, avvia qualche percorso, incontra i sindaci, ascolta i sindacati. Poi saluta.
E ne arriva un altro.
È il commissariamento come forma permanente di governo. Una specie di provvisorio diventato definitivo.
E pensare che l’Asp vibonese di storia ne ha già abbastanza.
Il 30 settembre 2024 il Consiglio dei ministri dispose lo scioglimento dell’Azienda per infiltrazioni mafiose, sulla base degli elementi contenuti nella relazione prefettizia collegata all’inchiesta Maestrale. Era il secondo scioglimento dell’Asp.
Battistini, che era arrivato appena un anno prima, lasciò il posto alla gestione straordinaria.
Adesso ritorna.
E naturalmente gli si fanno gli auguri. Giustamente.
Ma gli auguri non possono diventare una forma di anestesia collettiva.
Perché c’è qualcosa di curioso nelle prime reazioni.
La Conferenza dei sindaci saluta Sestito, ne riconosce «una grande professionalità», parla di «manager di prima qualità» e ne sottolinea l’impegno. Poi tende la mano al nuovo commissario e chiede immediatamente un incontro.
Tutto perfettamente istituzionale.
Ma manca una domanda: Perché uno che viene definito così bravo deve andare via proprio quando Vibo Valentia avrebbe bisogno di continuità?
Non è una domanda contro Sestito. È una domanda sul sistema. Ed è precisamente quella domanda che dovrebbe interessare la politica.
Non il galateo delle nomine. Non la liturgia degli auguri. Non la corsa a chi arriva prima in fotografia.
La politica dovrebbe chiedere perché, dopo anni di commissariamenti e di cambi al vertice, Vibo Valentia non riesca ancora ad avere una guida stabile.
I sindaci, sia chiaro, hanno fatto il loro mestiere. Hanno ringraziato Sestito, riconoscendogli «grande professionalità» e disponibilità al dialogo, e hanno già chiesto a Battistini un incontro ufficiale per affrontare le criticità della sanità vibonese.
È un atteggiamento istituzionale legittimo. Ma proprio per questo sarebbe bello che, oltre alla mano tesa, arrivasse anche una domanda.
Una domanda scomoda. Quanto tempo resterà questa volta il nuovo commissario?
Perché il cittadino non ha bisogno di sapere soltanto chi siede nella stanza del direttore generale. Ha bisogno di sapere se quella persona avrà il tempo, gli strumenti e la responsabilità per realizzare qualcosa.
Altrimenti continueremo a celebrare gli arrivi e a salutare le partenze.
Con tanti ringraziamenti. Tanti auguri. Tante strette di mano. E magari qualche fotografia.
Ed invece bisognerebbe porsi delle domande. dei perché. Chiedere
Qual è il progetto? Qual è la durata prevista? Qual è l’obiettivo? Quali sono i risultati che dovremo misurare?
Domande banali.
Forse proprio per questo nessuno le fa.
Molto più comodo dire «buon lavoro». Molto più elegante ringraziare chi parte. Molto più prudente mostrarsi disponibili con chi arriva.
La prudenza, a Vibo Valentia , è una virtù talmente praticata che qualche volta assomiglia alla soggezione.
E allora permetteteci una piccola provocazione.
Se il commissario fosse un medico arrivato al Pronto soccorso, forse gli chiederemmo subito perché il paziente aspetta. Se fosse un infermiere, gli chiederemmo perché manca personale. Se fosse un cittadino, gli chiederemmo perché non funziona questo o quello.
Ma quando diventa commissario, improvvisamente tutti diventano educatissimi. Tutti disponibili. Tutti collaborativi. Tutti pronti al confronto.
Sembra quasi che la sanità cominci dalla porta dell’ufficio del commissario.
No.
La sanità comincia dall’altra parte. Dove ci sono i cittadini.
Quelli che non fanno anticamera, non partecipano ai vertici istituzionali, non conoscono assessori, consiglieri o commissari e non possono permettersi il lusso di aspettare che l’ennesimo vertice trovi finalmente il tempo per occuparsi dei loro problemi.
Battistini, sia chiaro, va giudicato per quello che farà. Non per quello che hanno fatto gli altri.
Gli si deve consentire di lavorare e gli si deve riconoscere il diritto di essere valutato sui risultati. Ma proprio per questo bisogna smetterla con la favola del commissario che arriva e sistema tutto.
Perché qui il problema non è chi arriva.
È il fatto che qualcuno debba continuare ad arrivare.
E allora, prima ancora di aprire la porta al nuovo commissario, sarebbe il caso di aprire una finestra. Per far entrare un po’ d’aria. E magari anche qualche domanda.
Per esempio questa: quando finirà la stagione dei commissari e comincerà, finalmente, quella della stabilità?
Perché Vibo Valentia non ha bisogno di un altro nome sulla porta.
Ha bisogno di sapere chi resterà abbastanza a lungo da poter essere chiamato a rispondere di ciò che avrà fatto. Il resto è soltanto anticamera.
E all’anticamera, si sa, in questa città non manca mai nessuno.









