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Alecci, il Console dei due Mari e la mossa del cavallo

Alecci, il Console dei due Mari e la mossa del cavallo

da Maurizio
27 Settembre 2026
in politica
Tempo di lettura: 7 minuti
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A Zambrone cade L’Andolina, ma la vera partita si gioca altrove. E nel PD vibonese qualcuno scopre che, a volte, basta spostare un pedone per conquistare la scacchiera

A scacchi, si sa, il cavallo è l’unico pezzo che non si preoccupa troppo delle strade convenzionali. Va dove gli altri non possono andare. Salta. Sorprende. E, quando arriva sulla casella giusta, può cambiare la partita.

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A Zambrone, sabato pomeriggio, più che una crisi politica è andata in scena una discreta dimostrazione di scacchistica applicata alla politica vibonese.

Le dimissioni contemporanee dei consiglieri di opposizione insieme a tre esponenti della maggioranza hanno fatto saltare il Consiglio comunale, provocato lo scioglimento dell’assemblea e determinato la decadenza del sindaco Corrado L’Andolina.

Fin qui, una vicenda amministrativa locale.

Poi, però, c’è quel piccolo dettaglio che piccolo non è affatto: cadendo L’Andolina, cade anche il presidente della Provincia di Vibo Valentia.

Ed è qui che la storia cambia genere. Da cronaca locale diventa politica provinciale. E da politica provinciale, inevitabilmente, diventa politica interna al Partito Democratico.

Perché sulla casella lasciata libera da L’Andolina arriva Nico Console.

E qui bisogna fare un passo indietro. O forse un salto di cavallo.

Ernesto Alecci, consigliere regionale e capogruppo del PD a Palazzo Campanella, è l’uomo politico che guarda con particolare attenzione a questo territorio. Ex sindaco di Soverato, dunque affacciato sullo Jonio, oggi interessato sempre più alle dinamiche di Vibo Valentia, che invece guarda il Tirreno.

Ma il vero Console dei due Mari non è lui: è Nico.

Nico Console. La sua storia politica, a volerla raccontare senza ipocrisie da manuale di scienza politica, è una di quelle che spiegano meglio di mille convegni quanto siano diventate mobili le frontiere della politica vibonese.

Oggi consigliere comunale a Vibo Valentia, Console è arrivato in politica da un’altra sponda. E non proprio da una sponda qualsiasi: quella del centrodestra, con Forza Italia, fino a ricoprire in passato anche l’incarico di assessore comunale.

Poi il cambio di rotta.

Console passa nell’orbita di Alecci, diventa uno dei protagonisti della costruzione della corrente alecciana nel territorio vibonese, viene eletto in Consiglio provinciale e diventa vicepresidente della Provincia.

E adesso, per una di quelle ironie che soltanto la politica riesce a produrre con una certa naturalezza, si ritrova presidente.

Non perché abbia conquistato Palazzo Ex Enel con una campagna elettorale per la presidenza. Semplicemente perché è caduto il presidente che lo precedeva.

La politica, qualche volta, è anche questione di tempismo.

Non male per uno che, politicamente parlando, ha semplicemente cambiato casella.

O forse no. Forse ha cambiato scacchiera. E qui arriva la mossa del cavallo

Perché il cavallo è il pezzo che non procede come gli altri. Non va dritto. Non segue le traiettorie prevedibili. Salta.

E quando atterra, spesso scopri che la partita è cambiata.

La mossa di Alecci è esattamente questa.

Un suo uomo diventa presidente della Provincia di Vibo Valentia.

Non per un’investitura politica programmata. Non attraverso una competizione elettorale per quella carica. Ma perché la crisi di Zambrone ha prodotto, come conseguenza istituzionale, la decadenza di L’Andolina e quindi l’ascesa del suo vice.

Con una sola combinazione, il suo gruppo conquista una posizione istituzionale di assoluto rilievo: la Presidenza della Provincia di Vibo Valentia.

E non per qualche settimana.

Salvo elezioni anticipate determinate da altri fattori, Console può restare a Palazzo fino al rinnovo previsto nel dicembre 2027.

Un anno e oltre di governo provinciale. Con una maggioranza consiliare che, guarda caso, è quella uscita dalle ultime elezioni provinciali.

E qui viene da chiedersi se, in qualche ufficio politico, qualcuno abbia già provveduto a cambiare il nome alla pratica. Da “crisi di Zambrone” a “operazione Provincia”.

Perché la politica, soprattutto quella vibonese, ha una straordinaria capacità di trasformare un incidente di percorso in una rotatoria strategica.

Ed è proprio qui che la faccenda diventa interessante.

Perché il gruppo di Alecci, a Vibo Valentia, non è esattamente il PD ufficiale con tanto di timbro, insegna e tappetino all’ingresso.

Gli alecciani sono ancora, per così dire, sulla soglia.

Un piede dentro la politica del centrosinistra, l’altro in una dimensione autonoma rispetto agli attuali assetti del partito vibonese.

E Alecci, nel frattempo, non è soltanto un dirigente regionale del PD. È il leader di un’area che si contrappone all’attuale segretario regionale Nicola Irto.

Dunque, mentre qualcuno a Vibo Valentia continua a discutere di appartenenze, correnti, tessere e confini, la realtà istituzionale potrebbe aver già trovato una soluzione molto più semplice.

Una poltrona.

E non una poltrona qualsiasi. La Presidenza della Provincia.

Che, peraltro, arriva nelle mani di un uomo che fino a qualche tempo fa sedeva dall’altra parte della barricata.

La politica è mobile. Le sedie, invece, restano.

E Romeo?

Qui si apre un altro capitolo.

Perché gli equilibri alecciani non sono un mistero e il rapporto con figure come Raffaele Mammoliti e Antonio Lo Schiavo rende evidente che dentro il centrosinistra vibonese esiste una partita molto più ampia di quella che si vede ufficialmente.

Lo Schiavo, tra l’altro, è da tempo uno dei nomi che circolano come possibile alternativa all’attuale sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, sostenuto dall’area più tradizionale del partito.

Ed è proprio qui che la Presidenza Console può diventare qualcosa di più di una semplice successione istituzionale.

Perché il potere, in politica, raramente resta confinato nell’ufficio nel quale viene esercitato. Si propaga. Crea relazioni. Produce interlocuzioni. Ridistribuisce pesi.

E, soprattutto, cambia la percezione di chi conta davvero.

Per Romeo, insomma, non è necessariamente arrivata una tegola. Ma certamente è comparso un nuovo elemento sulla scacchiera.

E quando sulla scacchiera arriva un cavallo, sarebbe prudente guardare non soltanto dove si trova, ma soprattutto dove può saltare la prossima volta.

Ma sarebbe ingeneroso attribuire tutto il merito della brillante operazione agli alecciani.

Perché una parte della partita, a suo tempo, l’ha giocata anche il centrodestra. E l’ha giocata male.

Alle ultime elezioni per il Consiglio provinciale, la guerra politica contro L’Andolina portò il centrodestra vibonese a scegliere l’Aventino. Una scelta che, evidentemente, doveva servire a isolare L’Andolina.

Il risultato, oggi, è che proprio quella scelta ha provocato in Consiglio provinciale una delle più classiche eterogenesi dei fini della politica, il tentativo di mettere all’angolo L’Andolina ha finito per consegnare alla sua successione un presidente espressione di un’area politica avversaria, con una maggioranza consiliare già confezionata.

Insomma, il centrodestra voleva togliere ossigeno a L’Andolina e ha finito per consegnare la Provincia a Console.

È quella che nei corsi avanzati di strategia politica potrebbe essere definita la tecnica del boomerang con destinazione Palazzo Provinciale.

Perché una cosa va riconosciuta: ci vuole una certa abilità per lasciare all’avversario una maggioranza e, successivamente, anche il presidente.

Complimenti.

Non capita tutti i giorni di perdere una partita e lasciare all’avversario anche le fiches.

Ora bisognerà vedere cosa accadrà.

Perché quando cambiano gli equilibri provinciali, quando una corrente del PD conquista una posizione istituzionale così importante e quando, nello stesso tempo, il rapporto fra le diverse anime del centrosinistra vibonese è tutt’altro che pacificato, è inevitabile che la domanda cominci a circolare.

L’Andolina è decaduto. Console è diventato presidente. Alecci guadagna una posizione. Il PD ufficiale si ritrova a dover fare i conti con un’area che finora ha tenuto a distanza.

Intanto, il Console dei due Mari può cominciare la sua navigazione.

Alecci ha trovato il suo porto sul Tirreno. Il PD vibonese, invece, farebbe bene a controllare le mappe.

E Romeo?

Beh, Romeo può sempre guardare la scacchiera e consolarsi.

Perché il cavallo, almeno per ora, non è arrivato davanti alla porta di Palazzo Luigi Razza.

È soltanto entrato nella partita.

Ma la cosa più fastidiosa dei cavalli è proprio questa: quando li vedi arrivare, spesso sono già troppo vicini.

Tags: cavallocorrado l'andolinaernesto aleccinico consolepdpoltronaprovincia vibo valentiascacchi

Maurizio

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