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Colpo di scena alla Provincia: Dio non paga il sabato… e a  Vibo Valentia il conto arriva di domenica!

Colpo di scena alla Provincia: Dio non paga il sabato… e a Vibo Valentia il conto arriva di domenica!

da Maurizio
28 Settembre 2026
in politica
Tempo di lettura: 6 minuti
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Sembrava tutto già scritto: L’Andolina fuori, Console dentro e Alecci con una casella pesante in più. Poi, sul filo di poche ore, il presidente uscente ha cambiato il finale

A Vibo Valentia non bisogna mai brindare prima che sia asciugato l’inchiostro.

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Perché può capitare che tu abbia già scelto il bicchiere, individuato il tavolo e persino deciso chi debba fare il brindisi, e che invece qualcuno, proprio mentre stai per versare lo spumante, ti porti via la bottiglia.

È più o meno quello che è successo a Palazzo ex Enel, sede della Provincia.

Sabato sembrava tutto scritto. A Zambrone sei consiglieri — tre di maggioranza e tre di opposizione — presentano le dimissioni in contemporanea e fanno saltare il Consiglio comunale. Corrado L’Andolina è destinato a decadere da sindaco e, per effetto della legge, anche da presidente della Provincia.

Il seguito, per molti, era già nella casella successiva: Nico Console, vicepresidente dell’ente e uomo dell’area Alecci, pronto a raccogliere lo scettro.

La mossa del cavallo, appunto.

Solo che il cavallo non aveva ancora saltato. E L’Andolina, prima di uscire dalla scacchiera, ha deciso di spostare il pezzo. E ha ricordato a tutti una vecchia regola della politica, molto più antica degli algoritmi, dei sondaggi e dei comunicati stampa: finché non hai firmato l’ultima carta, non hai ancora vinto niente.

Questo perché hanno sbagliato giorno. Lo hanno fatto di sabato dimenticando quanto mette in guardia un vecchio proverbio: “Dio non paga il sabato”!

Il significato è semplice: la pena, come la ricompensa, non arriva necessariamente quando ce l’aspettiamo. Può tardare, ma prima o poi arriva.

A Vibo Valentia, questa volta, il conto è arrivato di domenica.

E ha avuto la forma di due decreti.

Con il primo, L’Andolina ha revocato la nomina di Nico Console a vicepresidente della Provincia. Con il secondo ha nominato al suo posto Franco Barbalace.

Una firma prima della decadenza. Una firma che, tecnicamente, L’Andolina era ancora nelle condizioni di apporre.

Il punto è che le dimissioni dei consiglieri di Zambrone, consegnate sabato a un notaio possono essere protocollate dal Comune soltanto oggi, lunedì, essendo gli uffici comunali chiusi nel fine settimana. La Provincia, invece, dispone del protocollo elettronico e questo ha consentito al presidente ancora formalmente in carica di adottare i provvedimenti nella giornata di domenica. L’Andolina ha potuto adottare i provvedimenti nella giornata di domenica 27 settembre.

E così, sul filo di una manciata di ore, la politica vibonese ha scoperto che anche il tempo può diventare un’arma.

Il decreto numero 9 revoca la nomina di Nico Console. Il decreto numero 10 nomina Franco Barbalace vicepresidente della Provincia.

Qui sta il vero colpo di scena. Poche ore. Ma in politica poche ore possono valere una consiliatura!

Console era considerato il naturale beneficiario della caduta di L’Andolina. La sua ascesa avrebbe dato all’area alecciana una posizione istituzionale di assoluto rilievo, proprio mentre quella componente continua a muoversi ai margini degli equilibri ufficiali del PD vibonese.

E invece no.

L’Andolina, prima di uscire di scena, ha tolto Console dalla casella decisiva e vi ha collocato Barbalace.

Che non è un nome casuale: è l’unico consigliere eletto all’opposizione in un’assemblea provinciale nella quale il centrosinistra dispone di nove seggi su dieci.

Insomma, il presidente uscente, destinato a lasciare Palazzo ex Enel, ha scelto come suo ultimo atto politico di affidare la vicepresidenza a chi proviene dall’altra parte della barricata.

Una situazione talmente vibonese da sembrare quasi scritta da uno sceneggiatore.

Viene naturale ricordare un vecchio film western del 1967 Dio non paga il sabato, appunto: ambientato in un paese fantasma dove un bottino nascosto diventa il centro di una resa dei conti tra banditi, vendette e vecchi rancori.

Naturalmente non c’è alcuna equivalenza tra quella storia e la politica vibonese. Ci mancherebbe. Ma la metafora è irresistibile e, con tutte le cautele del caso, funziona fin troppo bene.

Perché anche qui abbiamo un paese che sembra fantasma, un bottino che tutti guardano con interesse — il potere, non certo il denaro — vecchi conti politici, alleanze che cambiano e protagonisti convinti, di volta in volta, di avere già in mano il finale.

Solo che nel western il fuoco brucia il malloppo. A Vibo Valentia, per fortuna, brucia soltanto qualche certezza.

E non è poco.

Per Ernesto Alecci e gli alecciani vibonesi la partita, dunque, non è quella immaginata poche ore prima. Il suo uomo non raccoglie immediatamente l’eredità di L’Andolina. La casella che sembrava pronta per Console viene occupata da Barbalace.

Questo non cancella la forza politica dell’area alecciana, ma ne ridimensiona certamente l’immediata capacità di trasformare la crisi di Zambrone in una conquista della Provincia.

E soprattutto dimostra una cosa, che nel PD vibonese qualcuno farebbe bene a tenere a mente: le correnti possono disegnare gli equilibri, ma non sempre riescono a controllare gli ultimi centimetri della partita.

Per Enzo Romeo, almeno per qualche ora, una buona notizia.

Il nuovo equilibrio provinciale non si è trasformato automaticamente in un rafforzamento dell’area che, dentro e fuori il PD, rappresenta una delle principali variabili del futuro centrosinistra vibonese.

Ma sarebbe un errore confondere questa frenata con una tregua.

La partita resta aperta. Alecci resta un protagonista. Mammoliti resta dentro gli equilibri. Lo Schiavo continua a essere un nome spendibile nelle discussioni sul futuro del centrosinistra vibonese.

Intanto, Romeo continua a governare Palazzo Luigi Razza.

Poi c’è il centrodestra.

Quello che alle ultime elezioni provinciali, nella guerra politica contro L’Andolina, scelse l’Aventino. Il risultato è oggi piuttosto curioso.

Il centrodestra non partecipò alla partita per isolare L’Andolina. Il centrosinistra conquistò nove consiglieri su dieci. L’Andolina rimase presidente. E adesso, proprio prima di decadere, ha nominato vicepresidente un esponente dell’unico fronte che il centrodestra aveva lasciato in minoranza.

È difficile immaginare una lezione più ironica sulle conseguenze non previste delle strategie politiche.

L’Aventino, evidentemente, è una buona soluzione soltanto se poi qualcuno ricorda dove ha lasciato la scacchiera.

Ed eccoci alla morale.

Sabato sembrava tutto deciso. Domenica è arrivato il decreto.

Lunedì arriva il protocollo che renderà definitiva la caduta di L’Andolina. Ma nel frattempo il presidente uscente ha lasciato sul tavolo il suo ultimo atto politico: Console fuori, Barbalace dentro.

E forse è proprio questo il senso più autentico di quel proverbio: Dio non paga il sabato.

La politica, invece, a volte presenta il conto la domenica.

Perché nel western, come nella politica, il problema non è mai sapere chi ha la pistola in mano.

È sapere chi ha ancora una pallottola. E soprattutto chi aspetta che arrivi il momento giusto per usarla.

Dio non paga il sabato e… a Vibo Valentia sarebbe davvero prudente non chiedere mai il conto troppo presto.

Tags: aleccianidecretodomenicaernesto aleccinico consolepdpresidente della provinciaprovincia vibo valentiasabatoVibo Valentia

Maurizio

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