Tutto è andato secondo le previsioni, Forza Italia conferma il seggio, Vannacci non sfonda ma c’è un dato che deve far riflettere: appena un elettore su cinque è andato a votare
A urne chiuse, a Reggio Calabria sembrano aver vinto tutti.
Ha vinto Fabio Roscioli, naturalmente, perché il 51,02 % non è un’opinione ma un risultato. Ha perso Frank Benedetto, ma con un 36,59% che consente al centrosinistra di non tornare a casa a mani completamente vuote. Ha perso, almeno nelle ambizioni iniziali, Domenico Giannetta, ma il 10,59% può essere tranquillamente confezionato come «prima affermazione» di Vannacci. E ha vinto persino il popolo reggino, perché il suo 22,34% di partecipazione può essere interpretato come un vigoroso messaggio alla politica.
Insomma, si può dire che non abbia perso nessuno. Tranne forse l’elettore.
Quello che avrebbe dovuto essere il protagonista della giornata e che invece, in larghissima parte, ha preferito restare a casa. E non è un dettaglio statistico da relegare in fondo al comunicato stampa: è il dato politico che più di ogni altro dovrebbe far riflettere.
Perché Roscioli alla Camera ci va, e ci va con un risultato netto. Il centrodestra conserva il collegio lasciato libero da Francesco Cannizzaro e può rivendicare la compattezza della coalizione. Giorgia Meloni ha infatti letto il voto come una vittoria del centrodestra unito contro il «campo larghissimo».
Tutto regolare.

Ma se la politica vuole davvero leggere i segnali che arrivano dalle urne, dovrebbe avere il coraggio di leggere anche quelli che arrivano dalle urne vuote.
E quelle di Reggio Calabria, questa volta, parlano parecchio.
E dunque, per una volta, sarebbe persino inutile cercare sofisticate formule da politichese: il centrodestra ha vinto e Forza Italia può intestarsi una parte importante del risultato.
Ma proprio qui comincia la parte interessante.
Perché Reggio Calabria ha consegnato alla politica almeno tre messaggi, e non tutti stanno dentro il festeggiamento di una vittoria.
Il primo è quello più evidente: il centrodestra, presentatosi compatto, ha mantenuto il collegio e ha respinto sia il cosiddetto campo largo sia la prova elettorale di Vannacci. La stessa Giorgia Meloni ha letto il risultato come una conferma della compattezza della coalizione contro il «campo larghissimo».
Il secondo messaggio riguarda proprio Vannacci. Giannetta arriva al 10,94%: non è zero, ma è nemmeno quel terremoto politico che qualcuno poteva immaginare. La candidatura dell’ex forzista diventato vessillo di Futuro Nazionale non ha trasformato Reggio nella prova generale di una nuova geografia del centrodestra. Il risultato c’è, l’effetto dirompente è un’altra cosa.
E poi c’è il terzo messaggio. Quello che, forse, dovrebbe interessare tutti più dei primi due.
A votare è andato appena il 22,34% degli aventi diritto. Poco più di un elettore su cinque. Nel 2022, nello stesso territorio, alle politiche, l’affluenza era stata del 49,40%, anche se il confronto va considerato tenendo conto delle diverse modalità di voto.
Qui non servono né vincitori né vinti. Serve ascoltare.
Perché quando quasi quattro elettori su cinque decidono di non entrare nel gioco, forse il problema non è soltanto capire chi ha vinto la partita, ma domandarsi perché una parte così grande del pubblico abbia deciso di non guardarla nemmeno.
E allora Roscioli entra alla Camera con un risultato politicamente significativo. Benedetto può rivendicare un 36,59% che, dentro una competizione a quattro e con un’affluenza così bassa, rappresenta comunque un consenso consistente. Giannetta porta a casa oltre dieci punti e Futuro Nazionale ottiene un dato che consente di misurare, numeri alla mano, la propria prima esperienza in questo collegio.
Ma il vero protagonista silenzioso resta quel 77,66% che non ha votato.
E forse è proprio da lì che dovrebbe cominciare la prossima riunione di qualsiasi segreteria di partito.
Quanto alle conseguenze dentro Forza Italia, è inevitabile che il voto reggino alimenti una riflessione sul peso politico di Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro. Roscioli è il candidato del centrodestra e il risultato viene rivendicato dal partito anche come affermazione della propria presenza sul territorio.
Ma attenzione a non trasformare un risultato elettorale per una sentenza sul futuro.
La politica, quella vera, non funziona così.
Per adesso, dunque, la fotografia è semplice: Roscioli ha vinto, Benedetto ha perso, Giannetta non ha sfondato. E l’astensionismo ha stravinto.
Il resto, compresi congressi, candidature, equilibri romani e milanesi, e nuove geografie del centrodestra, appartiene al giorno dopo.
Che in politica, si sa, arriva sempre molto prima del previsto.










