Il Vero amore non è quello che non conosce mai una crisi, ma quello nel quale entrambi, quando ancora esiste un sentimento, trovano la volontà di ricostruire. Innamorarsi una seconda volta della stessa persona è più consapevole della prima
di Antonella Moschella
Vanessa Incontrada è sempre apparsa come una donna solare, spontanea, capace di mostrarsi senza troppe costruzioni. Eppure, per molti anni, il suo nome è stato accompagnato da un’etichetta pesante, legata alla storia d’amore con Rossano Laurini. Oggi quella storia, iniziata tra polemiche e giudizi, è arrivata al matrimonio.
Il loro amore nasce nel 2007 in circostanze tutt’altro che semplici. Vanessa era legata ad Andrea Palmieri, mentre Rossano era sposato da dodici anni con Chiara Palmieri, sorella di Andrea, dalla quale aveva avuto la figlia Diletta. Vanessa e Rossano erano quindi cognati acquisiti.
Quando tra loro nasce un sentimento, entrambi decidono di chiudere le rispettive relazioni. La vicenda finisce inevitabilmente sulle pagine dei giornali e Vanessa viene duramente giudicata, fino a essere definita una “sfasciafamiglie”.
Lei, però, negli anni risponderà con una frase destinata a diventare quasi il simbolo della sua storia: «L’amore non si ruba».
Una frase che non significa ignorare il dolore che determinate scelte possono provocare. Quando una relazione finisce e ne comincia un’altra ci sono persone coinvolte, famiglie, sofferenze e responsabilità che meritano rispetto, ma una persona non è proprietà di un’altra e un sentimento non è un oggetto che può essere sottratto.
A volte non è l’arrivo di un’altra persona a distruggere una relazione: quella relazione era già finita dentro, anche se continuava formalmente a esistere. Si rimane insieme per abitudine, per paura, per i figli, per ciò che si è costruito o semplicemente perché manca il coraggio di pronunciare la parola “fine”. Poi arriva qualcuno e rende evidente ciò che per molto tempo si era cercato di non vedere. Questo non cancella le responsabilità né il dolore che una sovrapposizione può provocare, ma può segnare il momento in cui due persone comprendono che continuare a trattenersi in un rapporto ormai svuotato non fa bene a nessuno. In questi casi, la vera liberazione non è il tradimento: è avere il coraggio di riconoscere che un amore è terminato e lasciare entrambi liberi di ricominciare. Ed è anche in questo senso che acquistano forza le parole di Vanessa: «L’amore non si ruba». Una persona non si sottrae a un’altra come fosse una proprietà. Se un legame è ancora vivo, va protetto; se è realmente finito, prolungarlo per paura delle conseguenze può trasformare l’amore in una prigione. Lasciarsi, allora, non significa necessariamente fallire: qualche volta significa restituire a entrambi la libertà di essere felici altrove.
Vanessa e Rossano decisero di vivere quel sentimento senza nascondersi, affrontando a testa alta pettegolezzi, pregiudizi e cattiverie. Nel luglio del 2008 nacque il loro figlio Isal e quella relazione, che molti avevano osservato soltanto attraverso lo scandalo dell’inizio, divenne una lunga storia di vita condivisa.
Ma neppure il loro è stato un amore immune dalle difficoltà.
Dopo tanti anni insieme è arrivata una crisi profonda. Nel 2022 Vanessa parlò pubblicamente di un momento di riflessione e i due si separarono. Per circa due anni hanno vissuto lontani, liberi di proseguire ciascuno per la propria strada.
E forse è proprio questo il passaggio più bello della loro storia.
Perché il Vero amore non è quello che non conosce mai una crisi, ma quello nel quale entrambi, quando ancora esiste un sentimento, trovano la volontà di ricostruire. Non basta che uno solo ami, aspetti o combatta: per costruire una coppia bisogna essere in due e guardare nuovamente nella stessa direzione.
Vanessa e Rossano lo hanno fatto.
Si sono ritrovati e lei ha raccontato quella rinascita con parole semplicissime: «Mi sono innamorata di nuovo».
Forse innamorarsi una seconda volta della stessa persona è persino più consapevole della prima. All’inizio ci si sceglie conoscendo soprattutto la parte più bella dell’altro; dopo tanti anni, invece, ci si conosce davvero. Si conoscono i pregi, i difetti, le fragilità, gli errori e persino ciò che ha fatto male. E se, dopo essersi persi ed essere stati liberi di andare altrove, si decide di tornare, quella non è più soltanto la forza dell’innamoramento: è una scelta.
A volte continuare a tutti i costi non significa salvare una relazione. Può significare consumarla lentamente fino a trasformare persino i ricordi più belli in rancore. Loro hanno scelto di fermarsi prima di arrivare a quel punto.
Sono rimasti separati per circa due anni. Due anni difficili, ma necessari per imparare a stare soli, comprendere ciò che non funzionava più e, soprattutto, scoprire cosa significasse davvero l’assenza dell’altro.
Ed è accaduto qualcosa che non era affatto scontato: hanno cominciato a mancarsi.
Vanessa si è chiesta se riuscisse davvero a immaginare la propria vita senza Rossano. Le mancavano la condivisione, la complicità, quell’intesa costruita durante tanti anni insieme.
Così si sono riavvicinati.
Non sono però tornati semplicemente alla relazione di prima. Hanno costruito qualcosa di nuovo.
Vanessa parla infatti di un vero e proprio “rinascimento”, di un modo diverso di guardarsi e vivere ciò che ancora li univa. E racconta di essersi innamorata nuovamente dello stesso uomo, ma con una forza diversa e inattesa. Oggi definisce Rossano il suo migliore amico, il suo amante e il suo pilastro.
Forse è proprio qui che la loro storia acquista il significato più profondo.
Innamorarsi la prima volta può essere un’esplosione improvvisa: ci si incontra, ci si desidera, ci si lascia trascinare. Rinnamorarsi della stessa persona dopo quasi vent’anni significa invece conoscerne anche le fragilità, aver sperimentato la distanza ed essere ancora liberi di scegliere se tornare oppure no.
Vanessa utilizza anche una metafora bellissima: quella del vaso che, una volta rotto, secondo un vecchio detto non potrebbe più tornare come prima. Il loro vaso si è rotto. Eppure, racconta, oggi quelle crepe non si vedono più.
Forse, però, non è nemmeno necessario cancellarle.
Le crepe raccontano che qualcosa si è spezzato, ma anche che qualcuno ha avuto la pazienza di raccoglierne i pezzi e la volontà di ricostruirlo. E un vaso ricomposto non è quello di prima: porta dentro di sé la memoria della caduta e proprio per questo viene maneggiato con maggiore cura.
Oggi una fotografia li ritrae finalmente sposi.
Vanessa indossa un abito bianco essenziale, lineare, senza eccessi. Ed è proprio l’eleganza della semplicità a colpire: niente sembra voler rubare spazio alla donna, al suo volto e alla felicità di quel momento.

Quell’abito semplice sembra quasi raccontare, per contrasto, una storia che semplice non lo è stata affatto.
Dentro quel bianco ci sono quasi vent’anni di vita: un incontro inaspettato, le critiche, la nascita di un figlio, la quotidianità, una crisi, la separazione, il silenzio della distanza e infine il ritorno.
Per questo il loro “sì” ha un significato particolare. Non celebra soltanto un amore nato tanti anni fa, ma due persone che, dopo essersi perdute, hanno deciso liberamente di scegliersi ancora.
Il tempo non cancella il passato e non rende inesistenti le sofferenze che possono esserci state. Ma ha una straordinaria capacità: separa ciò che era soltanto entusiasmo da ciò che riesce a mettere radici.
E oggi Vanessa non ha bisogno di rispondere alle etichette che le furono cucite addosso. A parlare è la strada percorsa.
Pettegolezzi e giudizi fanno rumore; il tempo, invece, racconta.









