Il prelievo massiccio dal Fondo di riserva per destinarlo a spese correnti espone l’amministrazione comunale a diversi rischi concreti e immediati e solleva un tema di governance prudenziale
Centotrentasettemila euro contro quarantasettemila.
Bastano due numeri, freddi e inequivocabili, a fotografare il perimetro di un caso politico che rischia di trasformarsi in un cortocircuito amministrativo per il Comune di Vibo Valentia. In sole due settimane, la giunta guidata dal sindaco Romeo è riuscita nella non facile impresa di erodere quasi il 70% del Fondo di riserva comunale. Un’operazione che ha compattato le opposizioni e sollevato pesanti interrogativi non solo sull’opportunità politica delle scelte estive, ma sulla tenuta stessa della governance finanziaria dell’ente.
Per comprendere la gravità dell’allarme lanciato dall’ex sindaco Maria Limardo e dai gruppi consiliari di Forza Italia e Cuore Vibonese, è necessario spogliare la vicenda dalla retorica propagandistica e guardare ai fatti. Il Fondo di riserva non è un tesoretto per le mance elettorali, né un bancomat da cui attingere quando finiscono i soldi nei capitoli ordinari. Il Testo Unico degli Enti Locali (art. 166 del TUEL) ne blinda la destinazione a finalità tassative: esigenze straordinarie, eventi imprevedibili, calamità. In una parola, emergenze.
La disciplina del Fondo di riserva e le regole tassative per i prelievi da quest’ultimo regolate in via esclusiva dall’articolo 166 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali – D.Lgs. 267/2000), stabilisce che ogni comune deve iscrivere nel proprio bilancio di previsione un fondo di riserva. La consistenza di questo fondo non è discrezionale, ma deve rispettare precisi limiti percentuali calcolati rispetto alle spese correnti inizialmente previste.
A Vibo Valentia, invece, la logica istituzionale sembra essere stata ribaltata. Le denunce dell’opposizione descrivono il ricorso sistematico a variazioni d’urgenza per finanziare la manutenzione ordinaria e il cartellone degli eventi estivi — ironicamente ribattezzati dall’opposizione “feste e salsicciate”. Se queste accuse trovassero piena conferma nelle delibere, ci troveremmo davanti a una palese violazione della ratio normativa e, ancor peggio, a una preoccupante assenza di programmazione. Chi rincorre le scadenze ordinarie svuotando i fondi d’emergenza dimostra di non governare, ma di “tappare i buchi”.
I rischi concreti di questa condotta ricadono interamente sulle spalle dei cittadini. Con l’autunno ormai avviato, il territorio vibonese — e in particolare la fragile realtà di Vibo Marina — si ritrova drammaticamente esposto al rischio idrogeologico. Davanti a una “bomba d’acqua” o a un’emergenza imprevista, con quali risorse l’amministrazione Romeo farà fronte ai primi interventi d’urgenza? La risposta è inquietante: la cassa è quasi vuota.
C’è poi un tema di rispetto per i sacrifici pregressi. Vibo Valentia esce da stagioni lacrime e sangue, dove il risanamento dal dissesto finanziario è stato pagato a caro prezzo dai contribuenti attraverso aliquote al massimo e tagli ai servizi. Dissipare l’eredità finanziaria faticosamente accumulata (stimata dall’amministrazione precedente in circa 6 milioni di euro di fondi liberi) per finanziare la spesa corrente è il sintomo di una gestione miope. Una gestione “sulla pelle dei cittadini” che rischia di minare la stabilità contabile del Comune e di far ripiombare l’ente nel baratro della precarietà finanziaria.
Il dubbio sollevato dal gruppo “Cuore Vibonese” colpisce il cuore della leadership: il sindaco ha ancora il reale controllo dei conti o si limita a controfirmare le delibere d’urgenza prodotte dai singoli assessorati?
La richiesta di Forza Italia per una relazione immediata e trasparente in Consiglio comunale non è più differibile. La giunta comunale in carica ha il dovere di chiarire i motivi tecnici di questo tracollo della riserva. Governare una città complessa come Vibo Valentia richiede prudenza, lungimiranza e rispetto delle regole contabili. Ridurre la gestione pubblica a una perenne e ingiustificata urgenza non è solo un errore politico: è un pericolo reale per la sicurezza e le tasche dei cittadini.
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