La donna ne aveva denunciato tardivamente la scomparsa e nel corso delle indagini si era contraddetta e aveva dato versioni discordi rispetto a quelle del figlio
Nelle prime ore di oggi, a Cutro, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Regionale, insieme ai colleghi della Compagnia di Crotone, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 2 persone indagate in concorso per il reato di “omicidio” e “occultamento di cadavere” nei confronti di un loro stretto familiare.
Tutto è incominciato il 28 settembre 2024, quando una sessantenne ha denunciato presso la Stazione Carabinieri di Cutro la scomparsa di suo marito Salvatore Giglio, all’epoca dei fatti sessantanovenne, che sarebbe avvenuta una settimana prima e cioè il 21 settembre precedente.
Le indagini che ne sono scaturite sono proseguite fino al dicembre del 2025 e si sono sviluppate mediante lo svolgimento di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali nei riguardi di diversi congiunti dei due indagati, supportate da interrogatori e sommarie informazioni testimoniali di molti soggetti.
Nel corso delle indagini, sarebbero emerse, sebbene solo in forma indiziaria, le presunte responsabilità della donna e del loro figlio 28enne nella commissione dell’omicidio del padre-marito, che viveva in casa con loro, e nell’occultamento del suo cadavere, gettandolo nelle acque del fiume Tacina che scorre in località Steccato di Cutro.
Durante l’attività, i Carabinieri del R.I.S. e dei Subacquei di Messina hanno effettuato dei sopralluoghi finalizzati al recupero della salma, ancora non individuata.
Il provvedimento cautelare ha anche documentato i reiterati tentativi di sviare le indagini da parte dei destinatari della misura, in primis denunciando tardivamente la scomparsa della vittima e in secondo luogo cercando di occultarne le tracce, accordandosi sulle versioni da rendere alla Polizia Giudiziaria, acquistando diversi litri di varechina per ripulire la scena del crimine e, infine, fornendo inconsapevolmente delle dichiarazioni anche contrastanti, riscontrate false.









