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Barbalace, pochi mesi per dimostrare che la Provincia può ancora fare la Provincia

Barbalace, pochi mesi per dimostrare che la Provincia può ancora fare la Provincia

da redazione
3 Ottobre 2026
in politica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Il presidente facente funzioni mette in fila le priorità: sicurezza delle strade, rapporto quotidiano con i Comuni, edilizia scolastica, ambiente, rilancio della Stazione Unica Appaltante e, soprattutto, accompagnamento verso le nuove elezioni

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Non una parentesi, ma un tempo da utilizzare.

Franco Barbalace si trova esattamente in questa condizione, perché il suo mandato ha scadenza già scritta, che obbliga a misurare il tempo in modo diverso. Da presidente facente funzioni della Provincia di Vibo Valentia, dopo la decadenza di Corrado Antonio L’Andolina, sa di avere davanti una fase necessariamente transitoria. Ma è proprio sulla natura di questa transitorietà che sembra voler giocare la propria partita istituzionale.

Il principio è dichiarato senza troppi giri di parole: «viverla non come una parentesi di ordinaria amministrazione, ma come un periodo di lavoro pienamente operativo».

È questa, probabilmente, la frase che più di ogni altra sintetizza l’impostazione della nuova fase di Palazzo ex Enel. Perché se il mandato finirà con l’elezione del nuovo presidente, il lavoro della Provincia non può permettersi di aspettare quella data.

Barbalace, forte di una lunga esperienza amministrativa maturata anche come sindaco di Spilinga, presidente della Comunità Montana Alto Mesima, vicepresidente della Conferenza dei sindaci per la Sanità e amministratore delegato del GAL Terre Vibonesi, indica innanzitutto una parola: continuità. Ma non una continuità intesa come semplice conservazione dell’esistente.

L’obiettivo è, infatti, «assicurare piena continuità all’attività della Provincia e, al tempo stesso, imprimere un’accelerazione alle questioni considerate prioritarie per il territorio».

E le priorità sono piuttosto concrete.

La sicurezza prima di tutto. La prima riguarda la rete viaria provinciale. Non soltanto grandi interventi, ma anche quella manutenzione quotidiana che spesso rappresenta la differenza tra una strada semplicemente percorribile e una strada sicura: cunette, vegetazione, segnaletica, pertinenze, rimozione delle situazioni di pericolo e tempestiva segnalazione delle criticità.

L’idea è costruire, dove possibile, protocolli d’intesa e accordi operativi tra Provincia e Comuni, così da coordinare competenze e interventi ed evitare sovrapposizioni.

È una scelta che porta con sé un secondo principio: la Provincia non può essere un ente distante dai territori.

Più sindaci, meno distanzaIl rapporto con i Comuni diventa così uno degli assi portanti della fase Barbalace. Non soltanto attraverso l’Assemblea dei sindaci, ma attraverso un confronto continuo.

Il concetto è espresso con chiarezza: «il dialogo istituzionale dovrà svilupparsi anche nella quotidianità, attraverso un rapporto costante sulle esigenze dei territori, sulle criticità e sulle opportunità di intervento».

Una Provincia, dunque, che prova a tornare ad essere luogo di coordinamento, raccordo e cooperazione tra i Comuni, valorizzando competenze e risorse invece di limitarsi alla gestione burocratica delle proprie funzioni.

Scuole e ambiente

Accanto alla viabilità, Barbalace mette in agenda due funzioni considerate cardine dell’Ente: edilizia scolastica e ambiente, ambiti che incidono direttamente sulla qualità dei servizi e sulla tutela del territorio.

Non è un elenco di buone intenzioni, almeno nelle dichiarazioni programmatiche. È la definizione di un perimetro entro il quale concentrare il lavoro nei mesi che separano l’attuale fase istituzionale dalle nuove elezioni.

C’è poi un capitolo più tecnico, ma tutt’altro che secondario: la Stazione Unica Appaltante.

La Provincia vuole verificare la possibilità di riattivare e rafforzare il rapporto con i Comuni attraverso nuovi accordi e protocolli, mettendo a disposizione competenze e strutture provinciali per offrire supporto nella gestione delle procedure di gara.

Anche qui il principio dichiarato è quello dell’utilità concreta: ridurre le difficoltà operative degli enti e rendere più efficienti le procedure.

E poi ci sono le elezioni. Il percorso verso l’elezione del nuovo presidente dovrà essere programmato nel rispetto della normativa e garantendo la piena funzionalità dell’Ente. Barbalace annuncia che «entro i primi giorni della prossima settimana sarà ufficializzata la data delle elezioni», indicando come ipotesi il 19 dicembre o comunque una data precedente al Natale.

Ma il punto politico, al di là del calendario, è un altro.

Barbalace non sembra voler interpretare il proprio ruolo come quello di chi deve semplicemente tenere accesa la luce fino all’arrivo del nuovo presidente. La sua impostazione è diversa: utilizzare ogni giorno disponibile per produrre qualcosa che possa rimanere anche dopo.

Lo dice lui stesso: «Ogni giorno a disposizione dovrà servire a dare risposte alle questioni più immediate, portare avanti le attività già programmate e rafforzare il rapporto con i Comuni».

E soprattutto: «affrontare le criticità, accelerare gli interventi possibili e lasciare avviati percorsi e strumenti di cooperazione capaci di proseguire nel tempo, nell’interesse dei territori e delle comunità della provincia di Vibo Valentia».

Pochi mesi, dunque. Ma, almeno nelle intenzioni, nessun tempo morto. Perché la vera scommessa di questa breve stagione amministrativa non sarà soltanto arrivare alle elezioni senza ulteriori scosse. Sarà dimostrare che anche una presidenza nata dalla necessità può lasciare dietro di sé qualcosa di più di un semplice passaggio di consegne.

E in una Provincia che troppo spesso ha dovuto fare i conti con emergenze, ritardi e competenze da ricucire, la differenza tra una parentesi e un pezzo di storia amministrativa potrebbe essere tutta nella capacità di trasformare le parole in cantieri, accordi e risultati.

Tags: elezioniideepresidenteprogrammiprovinciascuoleviabilitàVibo Valentia

redazione

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