L’Archivio Storico Comunale accoglierà i visitatori domani domenica 4 ottobre, con due appuntamenti:11.30 – 13.00/16.00 – 17.30
Domenica 4 ottobre la memoria diventerà protagonista all’Archivio Storico Comunale di Vibo Valentia, a Palazzo Gagliardi, in occasione di “Domenica di Carta 2026”, la manifestazione nazionale promossa dal Ministero della Cultura.
L’appuntamento, dal titolo “La Scuola dei nostri Nonni – La Cultura a Monteleone”, propone un viaggio attraverso documenti, immagini, testimonianze e materiali d’archivio per riscoprire la scuola di un tempo e, attraverso di essa, una parte importante della storia della città.

E quel “Monteleone” del titolo non è un richiamo casuale al passato. È l’antico nome con cui veniva chiamata Vibo Valentia, denominazione rimasta nella storia della città fino ai primi anni del Novecento. Un nome che appartiene dunque alla memoria collettiva e che, attraverso i documenti dell’Archivio Storico Comunale, torna idealmente a vivere.
La scuola dei nostri nonni diventa così una porta d’ingresso nella Monteleone di ieri: quella dei banchi di legno, dei quaderni, dei libri, dell’inchiostro e delle fotografie di classe. Ma anche quella di una comunità che attraverso la scuola costruiva conoscenza, relazioni e identità.
Vecchie fotografie, documenti e libri non saranno, quindi, soltanto testimonianze da osservare. Saranno frammenti di vite, capaci di restituire un volto alle generazioni che ci hanno preceduto e di raccontare quanto siano cambiati la scuola, la città e la società.
L’iniziativa si inserisce nel programma nazionale di “Domenica di Carta”, che apre al pubblico archivi e biblioteche, trasformandoli per una giornata in luoghi privilegiati di conoscenza e partecipazione.

L’Archivio Storico Comunale accoglierà i visitatori domani domenica 4 ottobre, con due appuntamenti:11.30 – 13.00/16.00 – 17.30
Un’occasione per entrare in uno dei luoghi nei quali la città conserva la propria memoria e scoprire che, qualche volta, per conoscere davvero Vibo Valentia bisogna tornare a cercarla quando ancora si chiamava Monteleone.
Perché gli archivi non conservano semplicemente ciò che è stato. Conservano ciò che siamo.










