• Contatti
sabato, Febbraio 28, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Con Saverio Abenavoli scompare un grande calabrese

Con Saverio Abenavoli scompare un grande calabrese

da admin_slgnwf75
18 Agosto 2025
in ricordi
Tempo di lettura: 6 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

Da medico è stato il fondatore dell’epatologia in Calabria. Da studioso, un apprezzato cultore della storia normanna nell’Italia meridionale. Un sentito ricordo

di Franco Cimino

Ti potrebbe anche piacere

26 febbraio 2023, il giorno del drammatico naufragio a Cutro. Il messaggio del presidente della Croce Rossa

26 febbraio 2023, il giorno del drammatico naufragio a Cutro. Il messaggio del presidente della Croce Rossa

26 Febbraio 2026
119
Morte di Michele Albanese, il cordoglio di Libera Calabria

Morte di Michele Albanese, il cordoglio di Libera Calabria

15 Febbraio 2026
151

Si è spento il fondatore dell’epatologia in Calabria e tra i primi a livello nazionale, Saverio Montebianco Abenavoli.

Nato a Palmi il 25.04.1938, ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Messina. Medico apprezzato dai suoi tantissimi pazienti, specie quelli più poveri e più bisognosi di cure ai quali si è dedicato con la sua riconosciuta professionalità, per 27 anni è stato Direttore di Struttura Complessa all’ex ospedale Pugliese di Catanzaro.

Era anche un grande cultore della storia normanna nell’Italia meridionale e scrittore di numerosi testi sull’argomento. Ha ricevuto riconoscimenti a livello internazionale non solo per la sua attività scientifica ma anche per la sua passione di storico e di uomo di cultura.

La camera ardente è stata allestita nella Casa Funeraria Elysium. La benedizione verrà impartita martedì alle ore 11, seguita dalla tumulazione nel cimitero di via Paglia a Catanzaro.

Proponiamo questo sentito ricordo di Franco Cimino.

Eravamo amici, noi due.
Amici come si può essere tra due persone – potrei dire due personalità – diverse. Distinti e distanti sotto quasi tutti i profili.

Saverio ed io siamo sempre stati, per la differenza d’età, il vecchio e il giovane. Il saggio e l’istintivo. Lo scienziato e l’umanista. Lo storico e – mi si lasci passare il termine – il poeta, così almeno alcuni mi definiscono, io vergognandomi. Il medico e il professore. Il maestro e l’allievo.

Il carattere, per quanto aperto e socievole in entrambi, era diverso: rigoroso il suo, parecchio leggero e quasi concessivo il mio.

Nonostante queste differenze, Saverio ed io eravamo diventati amici. Ma a distanza, però, perché tranne rare occasioni – per quanto ce lo promettessimo – non ci vedevamo mai.

Tuttavia, la nostra amicizia maturò nel rapido passaggio da una forte stima reciproca a una sorta di affetto crescente.
Ci si parlava tramite messaggi WhatsApp. Brevi, ma intensi.
Ci si scambiava scritti ed opinioni – Saverio, in particolare, di carattere storico. Storia antica e medievale: la sua area di ricerca e di studio. L’epoca normanna: la sua passione. E in qualche modo anche la sua forte simpatia per alcuni personaggi di quell’epoca.

Attraverso le sue ricerche storiche, i suoi studi rigorosi, egli perlustrava da cima a fondo la storia della Calabria.
Ne coglieva gli aspetti più salienti e quelli che, a lui, risultavano più interessanti. E li esaltava.
Li sottolineava anche nel racconto parlato, che faceva nelle diverse conversazioni, e che l’interlocutore ascoltava rapito per la sua straordinaria capacità affabulatoria.

La Calabria che ne veniva fuori è una Calabria di cui andare orgogliosi.
Una Calabria coraggiosa, anche guerriera, delle fazioni in lotta e delle occupazioni. Della difesa strenua contro le diverse forme di dominazione.
Una Calabria religiosa e colta. Ambiziosa e volenterosa.
Una Calabria di regnanti e del popolo. Terra ricca. Anche della fruttuosità di se stessa.
Terra piena di risorse e baciata dal sole più bello. Coperta dal cielo più bello. Accarezzata dal mare più bello.

Calabria della buona nobiltà, quell’antica e gelosa del proprio onore.
Una terra grande. Da amare.

E qui il ricercatore si fa maestro, quando afferma con severità che per amarla, la Calabria, devi conoscerla a fondo. In particolare in quell’epoca straordinaria di passaggio.

La crisi – sempre più profonda – in cui da molto tempo versa la Calabria, lui la spiegava soprattutto con questa mancanza d’amore. Quasi identitario, ironizzava.
Una mancanza di sentimento dovuta essenzialmente alla mancata conoscenza della storia di questa terra, per natura meravigliosa.

La debolezza progressiva delle classi dirigenti aveva, secondo lui, un’origine ben precisa: l’ignoranza.
E non c’è nulla di peggio di chi non conosce se stesso. Di chi non conosce la propria origine.
Infatti, chi non sa da dove viene, non saprà dove andare.
E infatti, la Calabria ancora non lo sa.

Questo amore pedagogico di Saverio mi aveva catturato.
Come la caparbia insistenza nel voler coinvolgere anche me, nonostante la mia iniziale disattenzione, verso questo amore pulsante di ragione. Al ritmo frenetico di una storia dimenticata.

Non si arrendeva, Saverio.
Se pensava che tu potessi fare qualcosa per migliorare questa terra – soprattutto sul piano culturale, prima ancora che morale – non ti mollava affatto.
Ti scriveva. Ti inviava libri. Ti stimolava alla lettura. Ti interrogava con il suo metodo raffinato, da persona gentile e rispettosa.

Domande corrette, educate, accompagnate da discrezione, per non metterti in difficoltà. E, però, assai stimolanti.
E messe lì, come un leggero rimprovero.

Per quanto mi giustificassi con le solite scuse dell’uomo super impegnato, nella gentilezza con cui lui mi si rivolgeva, mi sentivo sempre in imbarazzo. E in colpa. Così andavo a leggere almeno in parte i suoi voluminosi libri, e le pagine più importanti – almeno quelle che più mi interessavano – delle sue opere straordinarie.

Non gliel’ho detto, perché non me l’ha domandato, che l’ultimo libro che mi ha spedito per posta è ancora dentro il plico e la busta che lo conserva.
Plico rimasto sepolto sotto la montagna di scartoffie e disordine, con cui copro il mio disordine generale e il mio vertiginoso voler fare cento cose in una stessa giornata, che di ore ne ha sempre e solo ventiquattro.

Ma, non risultando un’offesa contro di lui, questa mia disattenzione mi sarà molto utile, perché con l’improvvisa scomparsa di questo intellettuale straordinario – oserei dire figura davvero rara nel panorama culturale italiano – mi si imporrà l’obbligo di andarlo a leggere.

E con più profondità e attenzione. Con maggiore curiosità verso questa montagna di sapere e di sentimenti che, in tanti, abbiamo sottovalutato.

Mi auguro fortemente che le istituzioni – in particolare quelle culturali, dai centri di ricerca alle università, dalle scuole alle biblioteche – si impegnino nella stessa direzione, per scoprire e valorizzare le qualità di uno storico possente e di un intellettuale inquieto, che tanto ha fatto per la nostra terra.

Non solo dal punto di vista scientifico ma anche culturale. Il patrimonio che ci lascia è una ricchezza inestimabile, che dovrà essere messa in evidenza affinché concorra alla crescita complessiva della nostra regione.

A me, personalmente, la sua improvvisa scomparsa lascia una tristezza profonda e inaspettata.
E la domanda “bambina” su quegli 87 anni bugiardi, per l’illusione che la sua creatività ed efficienza ci dava nel vederlo sempre giovane e vivace. Ottimista ed eterno.

Ah, dicevo della nostra amicizia.
Che c’era davvero.
Due persone sono amiche quando, fuori dalle convenzioni, uno apre il cuore all’altro e viceversa.

Il campo migliore in cui farla germogliare è quello in cui si parla dei figli. E dei figli dell’altro si domanda.

Saverio, di Lodovico ed Elena, ne parlava con una gioia contagiosa.
Orgoglioso com’era dei risultati conseguiti da loro. In particolare, sempre fiero del primogenito, medico, docente, scienziato.

“Complimenti, Saverio” – gli dicevo ad ogni comunicazione sui successi dei suoi ragazzi – “Molto merito è tuo.”

La sua risposta non cambiava mai:
“No, Franco. Il merito è tutto loro. Io li ho aiutati soltanto a crescere.”

Tags: calabriacatanzaroepatologiamedicosaverio abenavoliscrittorestoriastudioso

admin_slgnwf75

Articoli Simili

26 febbraio 2023, il giorno del drammatico naufragio a Cutro. Il messaggio del presidente della Croce Rossa

26 febbraio 2023, il giorno del drammatico naufragio a Cutro. Il messaggio del presidente della Croce Rossa

da redazione
26 Febbraio 2026
119

Rosario Valastro: “non possiamo non ascoltare il grido di aiuto di chi fugge da conflitti e gravi crisi” La strage di Cutro è stata una delle più gravi tragedie migratorie della storia recente dell'Italia. Il naufragio avvenne nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un caicco proveniente dalla Turchia si spezzò contro gli scogli e si frantumò nelle acque basse della spiaggia di Steccato di Cutro. Almeno 94 persone morirono, tra cui 35 bambini, e molti dispersi i cui corpi non sono mai stati ritrovati. ...

Morte di Michele Albanese, il cordoglio di Libera Calabria

Morte di Michele Albanese, il cordoglio di Libera Calabria

da redazione
15 Febbraio 2026
151

Una nota della Segreteria regionale Libera Calabria Con la scomparsa di Michele Albanese, la Calabria perde un giornalista tutto d'un...

Addio a un giornalista perbene, un uomo coraggioso. La forza mite della verità: in ricordo di Michele Albanese

Addio a un giornalista perbene, un uomo coraggioso. La forza mite della verità: in ricordo di Michele Albanese

da Maurizio
15 Febbraio 2026
232

Il tuo rigore, la nostra memoria. Un esempio che non conosce addio, perché la tua lezione non si spegnerà di...

La morte di Zichichi, Premio della Testimonianza 1983, nel ricordo della Fondazione Augurusa

La morte di Zichichi, Premio della Testimonianza 1983, nel ricordo della Fondazione Augurusa

da Maurizio
11 Febbraio 2026
155

Il grande fisico siciliano venne più volte a Vibo Valentia, soprattutto per ricevere il prestigioso Premio ideato da mons. Brindisi,...

Prossimo
Neonata muore dopo essere stata dimessa dal Pronto Soccorso di Corigliano

Partorisce in spiaggia a Caulonia Marina e decide di non riconoscere la figlia

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews