Parole che toccano un nervo scoperto. Una città che dice, fa e forse realizza senza spostarsi troppo. La denuncia dell’incompetenza come atto d’amore verso il territorio
L’apertura — finalmente concreta? finalmente vicina? — del Nuovo Teatro Comunale di Vibo Valentia dovrebbe rappresentare un passaggio simbolico e sostanziale per una città che, da anni, rivendica un ruolo nella produzione culturale calabrese. Non sorprende quindi che il bando per la gestione della stagione teatrale abbia attirato attenzione, proposte e, inevitabilmente, discussioni. Tra le otto candidature è arrivata anche quella di Enrica Candela, figura nota nel territorio per il lungo impegno nell’ambito della danza con l’associazione Veipo Cam.
Enrica Candela, però, non si è limitata a presentare un progetto. Ha scelto di rendere pubbliche alcune riflessioni: un testo appassionato, tagliente, quasi un grido civile. Parole che mettono a fuoco un problema antico e persistente: la gestione della cultura in un territorio dove spesso la competenza è percepita come opzionale, e il giudizio come diritto naturale.
Nelle sue considerazioni, Enrica Candela disegna un ritratto disincantato della comunità culturale vibonese: pronta a esprimere pareri, a giudicare, a intervenire “a casa propria”, senza la fatica di approfondire o di misurarsi veramente con ciò che non conosce. È un’immagine amara, ma non difficile da riconoscere.
L’idea di una città che si proclama “della cultura e del bello”, ma che poi affida valutazioni complesse a chi non ha il tempo, gli strumenti o la volontà di comprenderne davvero i contenuti, è purtroppo un fenomeno diffuso nei piccoli territori. Qui le dinamiche relazionali, le appartenenze e gli equilibri pesano quanto — e spesso più — delle competenze.
Uno dei passaggi più critici del testo riguarda proprio il funzionamento delle commissioni: quella “struttura organizzativa” che, secondo Enrica Candela, finisce per trasformarsi non solo in organo tecnico, ma in gruppo omogeneo, compatto, garante di un “pensiero comune” che rischia di appiattire ogni reale valutazione.
Se davvero le commissioni non trovano il tempo o la preparazione per comprendere progetti complessi — sia esso un piano di produzione teatrale, un percorso formativo o una stagione culturale — allora il rischio non è soltanto quello di penalizzare chi concorre. È quello di compromettere un’intera visione culturale del territorio, consegnandola a decisioni superficiali o autoreferenziali.
Il punto più forte del testo di Enrica Candela — e quello che probabilmente farà discutere — è l’accusa diretta alla “presunzione e incompetenza di troppi”. Un’accusa che, nelle sue parole, non nasce da rancori personali, ma da un sentimento opposto: la stanchezza di chi opera da anni e vede la cultura trattata con leggerezza, spesso da chi non ne conosce linguaggi, processi, regole.
In questo senso, quello di Enrica Candela è un atto di denuncia ma anche di responsabilità: una richiesta di serietà, di preparazione, di trasparenza. Una richiesta che dovrebbe essere ascoltata, perché riguarda non solo il Nuovo Teatro Comunale ma l’intero ecosistema culturale vibonese.
L’apertura del Nuovo Teatro Comunale può rappresentare un punto di svolta. Può essere la casa di una rinascita culturale, o l’ennesimo luogo importante gestito con logiche ordinarie, inefficaci, talvolta miopi.
La differenza la farà proprio ciò che Enrica Candela chiede: la capacità di leggere, capire, valutare con rigore. La volontà di riconoscere la competenza dove c’è, senza temerla. La maturità di affidare i processi culturali a chi ha esperienza, visione, conoscenza.
Se il territorio si dimostrerà all’altezza, questo teatro potrà davvero diventare un simbolo.
Se invece prevarranno le dinamiche denunciate nel testo della coreografa vibonese, rischia di essere un’altra struttura splendida e vuota, più monumento che motore.
Il testo di Enrica Candela non è soltanto uno sfogo. È una richiesta di responsabilità rivolta a tutti: amministratori, operatori culturali, cittadini.
In un territorio che lotta costantemente per trattenere energie, giovani, artisti e competenze, ignorare questa richiesta sarebbe un errore.
Ascoltarla — e agire di conseguenza — potrebbe essere invece il primo vero atto culturale della “nuova era” del Nuovo Teatro Comunale di Vibo Valentia.










