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Un’improvvisa slavina si sta abbattendo sul sindaco Enzo Romeo

Ed ecco la giunta in penombra: perché il rimpasto di Romeo colpisce solo chi lavora (e guarda caso è donna)

da redazione
17 Gennaio 2026
in politica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Risultati contro preferenze, questo sarà il rimpasto del sindaco: se un assessore funziona troppo diventa sacrificabile, meglio ancora se donna!

di Marcello Bardi

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Mentre la città continua a collezionare emergenze come figurine, il sindaco si dedica con cura certosina all’arte più raffinata della politica locale: il mini-rimpasto. Un’operazione che, nelle intenzioni, dovrebbe segnare uno spartiacque. In realtà, segna soprattutto un principio cardine ormai chiarissimo: le competenze non contano, i risultati nemmeno; ciò che conta è non disturbare il manovratore.

I criteri adottati dal primo cittadino sono di una limpidezza disarmante. Chi fa parte del cerchio magico resta al proprio posto, indipendentemente da ciò che ha prodotto, da come lo ha fatto e, soprattutto, se lo ha fatto. Gli altri? Sacrificabili. Anzi, sacrificati.

E, stando ai rumors che circolano vorticosamente nei corridoi di Palazzo Luigi Razza, i tre assessorati finiti sul banco degli imputati sono oggi guarda caso – ma sarà davvero solo un caso? –tutti occupati da donne.

Torna di moda il “sesso debole”? Evidentemente sì, almeno quando dimostra autonomia, operatività e, peggio ancora, risultati.

È un dato, questo, che il sindaco farebbe bene a spiegare, prima ancora di parlare di equilibri, rimpasti e strategie: perché i tre assessorati destinati al sacrificio sono tutti e tre guidati da donne? Una coincidenza, certo. Come lo è il fatto che proprio quelle tre donne abbiano prodotto risultati concreti, misurabili e – dettaglio imperdonabile – visibili.

Bilancio, Innovazione tecnologica, Scuola. Tre settori cruciali. Tre ambiti in cui, per una volta, non si è navigato a vista. Il bilancio è in ordine, ma poco importa: meglio far rientrare la docente Puntillo a Rende. L’innovazione ha finalmente smesso di essere uno slogan da convegno ed è diventata prassi amministrativa, ma non è abbastanza per mantenere il posto. Il mondo della scuola ha trovato in Comune un interlocutore presente, competente, continuo, registrando forse il rapporto più diretto, produttivo e costante degli ultimi anni tra Palazzo e mondo scolastico. Troppo, evidentemente. Perché quando le donne amministrano bene, il problema non è l’efficienza: è l’ingombro. Perché il problema non è cosa si è fatto, ma chi ha fatto e soprattutto quanti voti ha portato a casa.

Altro che pari opportunità: qui si torna a una vecchia e mai superata idea secondo cui le donne vanno bene finché non emergono troppo, finché non mostrano autonomia, finché non dimostrano di saper governare senza chiedere permesso. Una giunta che si dice politica, ma che nei fatti ripropone un modello antico: comando maschile, operatività femminile. Le donne lavorano, gli uomini decidono. E se le prime lavorano troppo bene, si cambia schema.

Il messaggio che filtra da Palazzo Luigi Razza è di una brutalità disarmante: da poche decine di voti si può essere tranquillamente mandati a casa, competenze o no. Molto meglio aprire a chi magari si è candidato altrove, purché arrivi con un bottino elettorale più sostanzioso. La meritocrazia è un lusso che questa consiliatura evidentemente non può permettersi.

Il tutto mentre il Partito democratico resta a guardare, diviso, litigioso e incapace di incidere, accontentandosi di qualche delega superstite e di non disturbare il manovratore. Niente nomi “ingombranti”, niente figure di peso, niente personalità che possano anche solo lontanamente offuscare l’unica luce che deve brillare: quella del sindaco. E così il rimpasto si rivela per ciò che è davvero: un’operazione di sterilizzazione politica e simbolica, utile a ribadire che in questa consiliatura c’è spazio per tutti, purché nessuno – soprattutto se donna – osi brillare più del dovuto. Perché l’unica luce ammessa, alla fine, deve restare una sola. Maschile, centrale e rigorosamente incontestabile

Tags: assessoredonnaEnzo Romeogiunta comunalepartito democraticopenombrarimpastosindaco

redazione

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