Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 18 gennaio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
il racconto del Vangelo di questa seconda domenica del tempo ordinario è, cronologicamente, la prosecuzione della narrazione della domenica precedente. Domenica scorsa è la voce del Padre che, al fiume Giordano, presenta il Figlio all’umanità; oggi è Giovanni il Battista che mostra ai suoi discepoli il Cristo.
Andiamo al testo: “Il giorno dopo Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse:”Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”. (Giovanni 1,29- 34). “Il giorno dopo”…
Ma cosa era successo il giorno prima? Era successo questo: il Sinedrio di Gerusalemme (corte suprema della legge giudaica composta da 70 membri più il sommo Sacerdote) aveva inviato da Giovanni sacerdoti e leviti per chiedergli, provocatoriamente, data la crescente popolarità, se fosse lui il Messia atteso. Giovanni sgombra il campo, affermando categoricamente che lui non è il messia, né Elia, né un profeta, ma soltanto una voce che grida nel deserto: preparate la strada perché il Cristo sta per venire.
Oggi Giovanni in questo racconto vede venire Gesù verso di lui. Bella questa immagine del Messia che cammina e, passo dopo passo, viene verso Giovanni. Gesù cammina sempre, anche oggi cammina verso di noi. E viene a noi non da conquistatore, non da giudice col verdetto di condanna in mano, ma con le sembianze dell’agnello innocente, che con il suo sacrificio ci libera dal peccato del mondo. Ma che cos’è il peccato del mondo? È tutto questo stato di male che domina il vivere umano: violenza, rapine, paure, guerre, egoismi, mafie, sistemi ingiusti di oppressione, da parte dei potenti contro i deboli.
“Chi ci libererà – grida San Paolo – da questo corpo di morte”? (Romani 7,24). Ci libererà Gesù Cristo che si è fatto agnello sacrificale per tutta l’umanità.

Oggi, difatti, Gesù non chiede olocausti: si fa lui stesso olocausto, non per espiare il male, ma per estinguere la logica del male che si annida nel cuore dell’uomo. In Gesù tutte le regole religiose sono rovesciate: invece di chiedere sacrifici Lui sacrifica se stesso. Si fa vittima della violenza umana, perché sia sconfitta per sempre la violenza. Si fa “torcia umana che illumina il cammino di chi soffre” (Alda Merini).
La pagina odierna mette in risalto, nell’agire di Giovanni, tre azioni: vedere, riconoscere, testimoniare. Giovanni, pur soggiornando presso le rive del Giordano, a Betabara, nel deserto di Giuda, segue le dolorose vicende del suo popolo, ne ascolta il lamento e, a resurrezione di vita, condanna i soprusi degli esattori delle tasse, le violenze dei soldati romani, la corruzione del palazzo. Fa nomi e cognomi dei potenti di turno: “Erode, non ti è lecito cacciare tua moglie e prenderti la moglie di tuo fratello”. Giovanni si espone a viso aperto e paga di persona con la morte, avvenuta nella prigione di Macheronte su commissione di Erode.
Noi, prigionieri del nostro quieto vivere, siamo capaci, oggi, di gridare contro le ingiustizie che ammorbano il nostro vivere? Oggi abbiamo la forza di vedere Cristo presente in chi ci è vicino, in chi agonizza agli incroci della storia? Oggi abbiamo il coraggio di mostrare Cristo Gesù ai ragazzi, ai giovani, a chi cammina con noi in famiglia, a scuola, sui posti del lavoro? Abbiamo l’ingegno, pur mantenendo integre le Verità della Fede, di aggiornare il Vangelo e rivestirlo con vesti nuove con la suggestione di una catechesi consona ai tempi nuovi?
Giovanni lo ha fatto, perché ha visto, ha riconosciuto ed ha testimoniato col prezzo della vita. Che il coraggio di Giovanni Battista col vivere di essenzialità, col non lasciarsi plagiare dalla pubblica opinione, col non inginocchiarsi davanti ai potenti di turno, sia per noi pungolo per andare controcorrente!
Che Giovanni, di cui Gesù disse quando seppe della sua morte: “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di lui”, sia per noi una icona per non essere plagiati dalla banalità del male, per non essere vittime delle “magnifiche sorti e progressive” (Giacomo Leopardi), che male interpretate, ci spingono verso catastrofi economiche, ecologiche, morali, che abitano sotto i nostri occhi!
Buona domenica con quell’Ostia consacrata che il sacerdote, oggi e sempre, eleva in alto con le parole di Giovanni: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”.
Don Giuseppe









