L’uomo era stato ucciso a colpi di fucile calibro 12, il suo corpo venne ritrovato un casolare di Cittanova, poco distante dal cimitero di cui era manutentore
Un altro cold case riaperto grazie ai progressi della tecnologia scientifica applicati dai Carabinieri del R.I.S. di Messina, si tratta di quello inerente l’omicidio Giovanni Caruso, avvenuto nell’ottobre del 1996.
Dell’uomo, trentanovenne, si erano perse le tracce, ma il suo corpo venne ritrovato l’11 ottobre in un lago di sangue in un casolare di Cittanova, poco distante dal cimitero di cui era manutentore.
Le indagini appurarono che era stato raggiunto da vari colpi di fucile calibro 12 mentre si accingeva ad accendersi una sigaretta, probabilmente non essendosi accorto che dietro di lui qualcuno lo stava tenendo nel mirino.
L’omicidio avvenne in un periodo storico tumultuoso per la realtà reggina, da poco uscita da una cruenta faida tra i Facchineri e il clan Albanese, Raso e Gullace che aveva lasciato dietro di sé una lunga e sanguinosa scia di omicidi.
In un primo momento, le indagini avevano preso strade diversificate, la più accreditata però era legata alla vita privata della vittima, la quale stava per avviare un frantoio insieme a un suo socio. Inoltre si ipotizzò che l’uomo fosse stato avvicinato dalle consorterie criminali che potevano essere interessate alla futura attività.
La svolta al caso però giunge dall’analisi di un elemento notato dagli inquirenti che effettuarono i rilievi: a poca distanza dal cadavere, infatti, era stato ritrovato un mozzicone di sigaretta, probabilmente fumato da chi era in compagnia di Caruso mentre lui stesso stava estraendo il pacchetto dal taschino.
Con le ulteriori analisi effettuate dai Carabinieri del R.I.S. di Messina, quel pezzetto di carta e cotone è diventato una miniera d’oro biologica capace di restituire il corredo genetico di chi si trovava in quel luogo al momento del delitto e così effettuare le comparazioni con i possibili autori o complici dell’omicidio.
Ulteriori approfondimenti sul caso, sono in corso da parte degli investigatori, coordinati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria.











