Dura nota a firma dei componenti il gruppo consiliare di opposizione: il sindaco disponga immediatamente la rimozione della pensilina. Senza alibi, senza giustificazioni, senza perdere altro tempo
Quella pensilina piazzata davanti al Duomo non è un errore qualsiasi. È il simbolo plastico di un’amministrazione che ha perso completamente il senso della misura.
Vanno giù duro i consiglieri del gruppo Cuore Vibonese, una volta constatata la nuova originale installazione posta in faccia al Duomo della città.
Giuseppe Cutrullà, Danilo Tucci, Giuseppe Russo e Giuseppe Calabria scrivono: Non è una questione di gusti, né di polemiche da social: è la dimostrazione concreta di come si governa oggi la città. Senza visione, senza criterio, mettendo insieme interventi alla rinfusa, come se lo spazio pubblico fosse un foglio su cui appuntare soluzioni improvvisate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un pugno nell’occhio nel punto più rappresentativo.
La verità è più semplice e più grave: qui non c’è stata neanche la capacità di capire dove si stava intervenendo. Perché non serve aprire tavoli o fare convegni per evitare uno scivolone del genere — basta il buon senso. E quando manca perfino quello, il problema è politico.
A giudizio di Cuore Vibonese: L’amministrazione guidata da Romeo continua a dare l’impressione di navigare a vista, senza una linea, senza una gerarchia di priorità, senza la capacità di riconoscere il peso e il significato dei luoghi su cui interviene. Si agisce come se tutto fosse equivalente, come se ogni spazio potesse essere trattato allo stesso modo. Ma non è così, e il risultato è esattamente quello che vediamo oggi.
E allora quella pensilina diventa molto più di una struttura fuori posto: diventa la fotografia di un modo di amministrare disordinato, approssimativo, che procede per tentativi invece che per scelte ponderate. Perché se non si capisce nemmeno dove fermarsi, significa che qualcosa di profondo non funziona.
Il punto, ormai, non è nemmeno più la pensilina in sé – proseguono Giuseppe Cutrullà, Danilo Tucci, Giuseppe Russo e Giuseppe Calabria – È l’ostinazione nel non riconoscere l’evidenza. È quel riflesso automatico per cui ogni scelta, anche la più sbagliata, deve essere difesa per principio. Come se fare marcia indietro fosse una debolezza e non, al contrario, un atto di responsabilità.
E invece qui servirebbe esattamente questo: responsabilità. Quella che finora è mancata – è l’accusa – Perché continuare così significa certificare un modo di governare superficiale, che accumula errori invece di correggerli. E la città non può permetterselo.
La conclusione è netta: Per questo la richiesta è una sola, chiara e non rinviabile: il sindaco disponga immediatamente la rimozione della pensilina. Senza alibi, senza giustificazioni, senza perdere altro tempo.










