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Don Fiorillo, come Giovanni proviamo ad andare contro corrente, a gridare contro le ingiustizie

da admin_slgnwf75
29 Agosto 2024
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 15 gennaio

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i,
il racconto del vangelo di questa seconda domenica del tempo ordinario (Gv 1,29-34) è, cronologicamente, la prosecuzione della narrazione della domenica precedente (Mt 3,13-17).
Domenica scorsa è la voce del Padre che, al fiume Giordano, presenta il Figlio all’umanità ; oggi è Giovanni stesso che indica ai Suoi discepoli il Cristo:

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“Il giorno dopo, Giovanni, vedendo Gesù venire presso di lui disse: ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!…Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di Lui…e proprio Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo. Ed io ho visto ed ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,29-34).

“Il giorno dopo”. Ma cosa era successo il giorno prima? Questo: il Sinedrio di Gerusalemme (corte suprema della legge giudaica composta di 70 membri più il Sommo Sacerdote) aveva inviato da Giovanni sacerdoti e leviti per chiedergli, provocatoriamente, data la crescente popolarità, se fosse lui il messia atteso. Giovanni sgombra il campo affermando categoricamente che lui non è il Messia, né Elia, né un profeta, ma soltanto una ” voce che grida nel deserto: preparate la strada perché il Cristo sta per venire”.
Oggi Giovanni, in questo racconto, vede venire Gesù verso di lui.
Bella questa immagine del Messia che cammina e, passo dopo passo, viene verso Giovanni. Gesù cammina sempre, anche oggi, verso di noi e viene non da conquistatore, non da giudice col verdetto di condanna in mano, ma con le sembianze dell’Agnello innocente che, ogni sera con i belati di morte, riempie il Cortile del Tempio, all’ora dell’olocausto.
Oggi Gesù non chiede olocausti, si fa lui stesso olocausto, non per espiare il male, ma per estinguere la logica del male che si annida nel cuore dell’uomo.
In Gesù tutte le regole religiose sono rovesciate: invece di chiedere sacrifici, Lui sacrifica se stesso, si fa vittima della violenza umana, perché sia sconfitta per sempre la violenza; si fa” torcia umana che illumina il cammino di chi soffre” (Alda Merini).

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La pagina odierna mette in risalto, nell’agire di Giovanni, tre verbi: vedere, riconoscere, testimoniare.
Giovanni, pur soggiornando presso le rive del Giordano, a Betabara, nel deserto di Giuda, segue le dolorose vicende del suo popolo, ne ascolta il lamento e, a resurrezione di vita, condanna i soprusi degli esattori delle tasse, le violenze dei soldati romani, la corruzione del palazzo. Fa nomi e cognomi dei potenti di turno: “Erode non ti è lecito cacciare tua moglie e prenderti la moglie di tuo fratello”.

Giovanni si espone a viso aperto e paga di persona.
Noi, prigionieri del nostro quieto vivere, siamo capaci, oggi, a gridare contro le ingiustizie che ammorbano il nostro vivere? Abbiamo la forza di vedere Cristo presente in chi ci è vicino, in chi agonizza agli incroci della storia?
Giovanni lo ha fatto perché ha visto, ha riconosciuto ed ha testimoniato col prezzo della vita.

Che il coraggio di Giovanni col vivere di essenzialità, col non lasciarsi plagiare dalla pubblica opinione, col non inginocchiarsi davanti ai potenti, sia per noi “pungolo” per andare contro corrente!
Che Giovanni, di cui Gesù disse quando seppe della sua morte: “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di lui”, sia per noi una “icona” per non essere plagiati dalla banalità del male, per non essere vittime delle” magnifiche sorti e progressive” (G. Leopardi) che ci spingono verso catastrofi economiche, ecologiche, morali che abitano sotto i nostri occhi!

Buona domenica con quell’Ostia consacrata che il sacerdote, oggi e sempre, eleva alla Comunione con le parole di Giovanni: ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla Cena dell’Agnello.
Don Giuseppe Fiorillo

Tags: battesimogesùgiovannivangelo

admin_slgnwf75

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