L’azienda smonta punto per punto le affermazioni di Enzo Romeo: nessuna area idonea individuata e nessun fondo pubblico stanziato. Così si illudono cittadini e lavoratori
Sulla vicenda della delocalizzazione dei depositi costieri di Vibo Marina emerge con sempre maggiore chiarezza una distanza profonda tra la narrazione politica del Comune e la realtà documentata dall’azienda. A smontare, punto per punto, la versione fornita dal sindaco Romeo è infatti la stessa Meridionale Petroli, che interviene con un comunicato dettagliato, dai toni fermi ma supportato da elementi concreti.
Il quadro che ne esce è netto: da un lato un’amministrazione che ha comunicato risultati non ancora raggiunti, dall’altro un operatore industriale che riporta la discussione su dati verificabili e atti ufficiali.
Proviamo a ricostruire i fatti in maniera schematica, nel tentativo di capire quale possa essere una possibile verità.
Uno dei pilastri della comunicazione del Comune — il presunto Protocollo d’Intesa già definito — si rivela, nella ricostruzione fatta dalla Meridionale Petroli, nei fatti inesistente: non un accordo, ma una semplice bozza priva di valore vincolante.
Secondo quanto ricostruito dall’azienda, il documento citato più volte dal sindaco non è altro che una proposta preliminare, inviata il 3 marzo in formato non modificabile e senza alcun impegno concreto. Nessuna firma, nessun obbligo, nessuna garanzia.
Ancora più significativo è un dettaglio che solleva interrogativi: quella bozza sarebbe stata trasmessa solo a Meridionale Petroli, e non agli altri enti che — secondo la narrazione istituzionale — avrebbero partecipato alla sua elaborazione.
L’azienda, al contrario, afferma di aver agito in modo trasparente: il 16 marzo ha inviato una versione rivista a tutti i soggetti coinvolti. Da allora, però, dal Comune non è arrivata alcuna risposta.
Il nodo centrale della vicenda è la riunione del 30 gennaio con gli enti competenti. È qui che, secondo Meridionale Petroli, emerge la vera fotografia della situazione — ben diversa da quella diffusa pubblicamente.
Durante quell’incontro sarebbe stato chiarito che:
- non esistono aree idonee già individuate;
- non ci sono garanzie autorizzative né tempi certi;
- non risultano fondi pubblici disponibili;
- mancano le infrastrutture necessarie.
Elementi che smentiscono in maniera diretta le dichiarazioni del sindaco, il quale aveva invece lasciato intendere che il percorso fosse già avviato e sostenuto.
A rendere ancora più fragile la posizione del Comune è la presa di distanza del proprietario dell’area indicata come possibile alternativa, che ha dichiarato di non poterne attestare l’idoneità e ha chiarito che qualsiasi trattativa dovrebbe avvenire tra privati, escludendo di fatto il ruolo dell’amministrazione.
Come se non bastasse, vi è il tema economico, che è forse quello che più evidenzia lo scollamento tra comunicazione politica e realtà.
Secondo l’azienda, la delocalizzazione di un deposito costiero richiede investimenti superiori ai 100 milioni di euro. Una cifra che rende del tutto fuori scala i riferimenti fatti dal sindaco a interventi di ben altra entità.
Ancora più significativa è la questione dei fondi pubblici: nella stessa riunione del 30 gennaio, i rappresentanti ministeriali avrebbero escluso l’esistenza di finanziamenti già stanziati, contrariamente a quanto sostenuto nei mesi precedenti.
Il punto più critico riguarda il presunto operatore disponibile a subentrare nella gestione del deposito.
I dati pubblici citati da Meridionale Petroli parlano di una società con:
- circa 12.000 euro di fatturato annuo;
- utile pari a zero.
Numeri che, di fatto, rendono difficile sostenere qualsiasi ipotesi di gestione di un’infrastruttura strategica, figuriamoci un investimento da centinaia di milioni.
Le domande poste dall’azienda sono inevitabili: come si potrebbe garantire la sicurezza, la continuità operativa, il pagamento dei lavoratori o la tenuta dell’intero sistema logistico con una struttura economica di questo livello?
Su questo punto, la narrazione del Comune appare non solo debole, ma potenzialmente irresponsabile.
Ed ancora, Meridionale Petroli respinge con decisione l’idea di essere contrapposta alla comunità locale. Al contrario, rivendica il proprio ruolo nel tessuto economico e sociale del territorio, sottolineando il contributo garantito in termini di occupazione e sicurezza energetica.
Il messaggio è chiaro: le scelte politiche, se non fondate su basi solide, non producono solo dibattito, ma generano incertezza concreta per lavoratori e famiglie.
Un’incertezza che, come ricorda l’azienda, “ha un nome e un volto”.
In chiusura, Meridionale Petroli compie un passo che ribalta completamente la dinamica dello scontro: chiede un confronto pubblico, aperto e verificabile. Una sfida diretta, basata su un principio semplice: riportare il dibattito dai proclami agli atti.
A questo punto, è evidente che la distanza tra Comune e azienda non appare più come una semplice divergenza di vedute, ma come una frattura sostanziale tra comunicazione politica e realtà documentata.
Da una parte, dichiarazioni che anticipano risultati non ancora esistenti. Dall’altra, una ricostruzione puntuale che evidenzia l’assenza di presupposti tecnici, economici e amministrativi.
In questo contesto, la credibilità si gioca tutta su un terreno preciso: quello delle prove. E, allo stato attuale, sono proprio queste a mancare alla versione del Comune.









