La Calabria non può più attendere. Serve un cambio di passo concreto, lontano dalle promesse elettorali e orientato a risultati tangibili per cittadini, lavoratori e imprese
Non solo una celebrazione, ma un grido collettivo che attraversa il cuore produttivo della Calabria. Il Primo Maggio 2026 si è svolto nel porto di Gioia Tauro, luogo simbolo delle potenzialità e delle contraddizioni della regione, scelto da Cgil, Cisl e Uil per rilanciare con forza una piattaforma unitaria fondata su lavoro dignitoso, investimenti e infrastrutture.
Dal palco, i segretari regionali hanno tracciato un quadro complesso e, per molti versi, allarmante. Il messaggio è chiaro: la Calabria non può più attendere. Serve un cambio di passo concreto, lontano dalle promesse elettorali e orientato a risultati tangibili per cittadini, lavoratori e imprese.
Il segretario generale della Cgil Calabria ha ribadito il senso della scelta del luogo: «Abbiamo scelto di fare al Porto di Gioia Tauro la manifestazione unitaria del Primo Maggio per dare un messaggio: il lavoro buono, dignitoso e di prospettiva è possibile con i giusti investimenti». Un concetto che si lega a una visione più ampia: «Il lavoro dignitoso sta anche nel vivere e lavorare in pace. Per questo siamo contro la guerra e chiediamo investimenti su welfare, sanità, contratti e infrastrutture, non in armi».


Al centro degli interventi, la qualità del lavoro. Non solo occupazione, ma occupazione stabile, sicura e adeguatamente retribuita. In una regione dove i salari sono mediamente più bassi del 20% rispetto al resto del Paese e le pensioni risultano le più basse d’Italia, il tema del potere d’acquisto diventa cruciale. A pesare ulteriormente è un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni, con effetti diretti sull’economia reale: inflazione, caro energia e riduzione dei redditi.
Su questo punto è intervenuto anche il segretario generale della Cisl Calabria, Giuseppe Lavia: «Gioia Tauro è il simbolo di una regione sospesa fra criticità e opportunità non pienamente valorizzate. Oggi mettiamo al centro il lavoro dignitoso, i salari, le tutele e i diritti». E ha aggiunto: «In uno scenario di guerra mondiale a pezzi, l’inflazione morde il reddito di lavoratori e pensionati: servono interventi strutturali contro il caro vita e il caro energia».
La situazione calabrese presenta criticità strutturali profonde. Il mercato del lavoro è segnato da precarietà diffusa, lavoro nero e sfruttamento, con fenomeni come il caporalato ancora radicati. I settori più colpiti restano agricoltura, turismo, commercio ed edilizia. A ciò si aggiunge il tema drammatico della sicurezza: tre morti sul lavoro al giorno in Italia e un infortunio ogni 50 secondi rappresentano, secondo i sindacati, “una strage indegna di un Paese civile”.
Non meno preoccupante è la condizione della sanità. Carenza di personale, mancato turnover, strutture insufficienti e un sistema di emergenza-urgenza in affanno stanno mettendo a dura prova operatori e cittadini. Una situazione che richiede interventi immediati e strutturali.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle questioni sociali. La segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, ha sottolineato con forza: «Questo Primo Maggio non è solo una festa, ma una voce collettiva che chiede rispetto, diritti e dignità». Sul lavoro femminile ha evidenziato: «Meno di una donna su tre lavora in Calabria. Non è un divario, è un’ingiustizia». E sui giovani: «Quasi un giovane su due è NEET: è un futuro che si spegne».



Tra le vertenze aperte, particolare attenzione è stata riservata ai lavoratori di call center e servizi, come nei casi Konecta e Abramo Customer Care, simboli di un settore fragile e spesso esposto a crisi improvvise. Sul fronte dello sviluppo, il porto di Gioia Tauro viene indicato come leva strategica, ma resta incompiuto il progetto del retroporto, fondamentale per creare occupazione e valore aggiunto sul territorio.
I sindacati hanno anche richiamato la necessità di rendere operativa la Zona Economica Speciale, sottolineando come prima di estenderla ad altre aree del Paese sia necessario farla funzionare realmente al Sud.
Infine, l’appello alla politica: assumersi responsabilità concrete. Lo ha ribadito ancora Senese: «La Calabria non chiede assistenza, chiede diritti. Senza condizioni di vita normali non c’è sviluppo».
Il Primo Maggio di Gioia Tauro si chiude così con un messaggio preciso: senza condizioni di vita dignitose non può esserci sviluppo. E senza sviluppo, il rischio è che la Calabria continui a perdere il suo bene più prezioso: il futuro.









