A meno di un anno dalla riapertura dopo i lavori di riqualificazione, il parco storico versa già in condizioni mortificanti tra erbacce, incuria e degrado. Uno schiaffo alla città e ai cittadini
C’è una rabbia che nasce dallo sconforto. Ed è quella che oggi provano tanti vibonesi entrando a Villa Gagliardi. Perché vedere ridotto in queste condizioni uno dei luoghi più belli, romantici e identitari di Vibo Valentia non può lasciare indifferenti.
Appena dieci mesi fa, il 22 luglio 2025, la città celebrava con orgoglio la “nuova inaugurazione” della storica villa comunale dopo un lungo periodo di chiusura e lavori di riqualificazione. Una riapertura dal forte valore simbolico, avvenuta al tramonto, quasi a voler sottolineare il fascino poetico di quei viali che da generazioni custodiscono ricordi, incontri, amori, pensieri e frammenti di storia cittadina.
Villa Gagliardi non è soltanto un parco urbano. È memoria collettiva. È identità. È uno dei grandi polmoni verdi della città. Un luogo che dovrebbe rappresentare il vanto di Vibo Valentia e che invece oggi rischia di diventare l’ennesima fotografia dell’incapacità cronica di custodire il bene pubblico.






Quel giorno di luglio dello scorso anno si respirava entusiasmo. La rinnovata Villa Gagliardi veniva restituita alla comunità grazie a un finanziamento di 900mila euro, ottenuto e programmato dalla precedente amministrazione comunale e portato a compimento dall’attuale. Un momento istituzionale importante, reso ancora più significativo dal gesto del sindaco Enzo Romeo che volle accanto a sé l’ex sindaco Maria Limardo, riconoscendo con correttezza il lavoro amministrativo svolto negli anni precedenti.

Sembrava l’inizio di una nuova stagione. Sembrava la riconquista di uno spazio storico capace di restituire dignità urbana e culturale alla città.
E invece oggi, visitando Villa Gagliardi in questo fine settimana di maggio 2026, ci si trova davanti a uno scenario desolante. Erbacce alte, verde fuori controllo, aree già trascurate, una sensazione diffusa di abbandono che ferisce profondamente chi ricorda quanto fosse stato atteso quel momento di rinascita.






È qui che nasce l’indignazione. Perché non si può spendere quasi un milione di euro per riqualificare un bene pubblico e poi lasciarlo lentamente scivolare nell’incuria dopo pochi mesi. Non si può inaugurare con enfasi e partecipazione popolare un luogo simbolico senza prevedere una manutenzione seria, continua, costante.
Il problema, purtroppo, è sempre lo stesso. A Vibo Valentia il verde pubblico continua a essere il grande malato dimenticato. Ville, aiuole, spazi urbani e aree pubbliche vengono recuperati, annunciati, celebrati, salvo poi essere abbandonati a se stessi. Ed è una dinamica che ormai non può più essere accettata con rassegnazione.






Perché il degrado non è soltanto una questione estetica. Il degrado trasmette un messaggio preciso: quello di una città che rischia di perdere il rispetto per sé stessa. E quando persino uno dei suoi luoghi più simbolici viene lasciato in balia dell’incuria, allora significa che c’è qualcosa di più profondo che non funziona.






Villa Gagliardi meritava altro. Meritava attenzione quotidiana, programmazione, manutenzione, tutela. Meritava di diventare davvero il simbolo della rinascita urbana tanto evocata nelle parole ufficiali dello scorso anno.






Invece oggi resta l’amarezza di vedere sfiorire nuovamente un luogo che avrebbe dovuto rappresentare speranza, bellezza e orgoglio cittadino.
E resta soprattutto una domanda che la città ha il diritto di porsi: quanto dureranno ancora gli annunci se poi manca la capacità di preservare ciò che si inaugura?









