Il corso si è svolto presso la sede legale della stessa associazione, in Conte d’Apice a Vibo Valentia, luogo di grande valenza simbolica e storica
A Vibo Valentia, nell’ambito del progetto “Partiamo dall’Apice”, promosso dall’Associazione La Goccia presieduta da Michele Napolitano, si è svolto il primo corso di Orticoltura Sinergica certificato nel territorio calabrese, progetto che ha visto la co-partecipazione di molteplici strutture, enti e realtà della provincia vibonese.
Da anni l’associazione promuove il modello dell’agricoltura sociale, pratica agricola che ha il fine di favorire la crescita, la socializzazione, le relazioni interpersonali, la partecipazione e l’inclusione. Il target di riferimento e i destinatari di questa pratica sono soggetti in situazioni di disagio e difficoltà, ma anche detenuti impegnati in percorsi alternativi grazie alla collaborazione con l’istituto penitenziario di Vibo Valentia, diretto da Angela Marcello. Da una parte la dimensione pedagogica, metodologica e rieducativa, dall’altra la possibilità di apprendere tecniche e fasi dell’orticoltura sinergica, con l’obiettivo finale della produzione di diversi prodotti naturali a chilometro zero.
Il corso, tenuto da Sabina Urro, docente presso la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip (nome che prende ispirazione dalla pioniera di questa pratica in Italia), si è svolto presso la sede legale della stessa associazione, in Conte d’Apice, luogo di grande valenza simbolica e storica.
Per comprendere appieno il grande valore pedagogico, formativo, valoriale, umano e sociale di questa iniziativa, è utile fare un accenno al significato dell’agricoltura sinergica e alla sua metodologia.
La pratica dell’agricoltura sinergica, grazie ai processi naturali che è in grado di attivare, è determinante al fine di generare ambienti ricchi di biodiversità vegetale e animale. In un orto sinergico tutti gli esseri viventi, dai microrganismi presenti nel suolo agli insetti impollinatori e ai numerosi animali che proliferano in superficie, contribuiscono alla “salute” del suolo e delle piante che si coltivano. Vista da una prospettiva di sistema sociale e pratica formativa, il gruppo, sotto la guida della docente e dei professionisti del mondo pedagogico, dell’educazione e della relazione di aiuto, ha dato vita a un incremento e potenziamento di una comunità partecipe, sempre pronta a offrire il proprio contributo. Una “terra” ricca di biodiversità, in cui ogni partecipante ha messo le proprie risorse a disposizione per la realizzazione del progetto.

I principali beneficiari dell’iniziativa, insieme alle risorse umane dell’associazione stessa sono stati: l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, l’Istituto Penitenziario, l’Istituto Agrario e Alberghiero. Questo ha creato un precedente storico di grande valenza formativa e importanza simbolica, sia perché, per la prima volta, l’Istituto Penitenziario ha concesso il permesso a un detenuto di partecipare a questa attività, dimostrandosi collaborativo, incline a lavorare in gruppo, a stabilire buone relazioni essendo riuscito a interiorizzare il rispetto delle regole che determinate pratiche richiedono. Sotto la guida della docente e di esperti di processi educativi e formativi, si è creato quello “spirito di gruppo” necessario e fondamentale per lavorare in sinergia. Una sinergia che ha restituito vita a un luogo marginalizzato, creando così un orto didattico e sociale e rendendolo di nuovo socialmente attivo e fruibile.
Progettazione, coordinamento, monitoraggio, come anche l’essere tutti i partecipanti alle attività, hanno dato luogo a una dimensione intrinseca dei valori che sottostanno all’essere persona: valori umani come l’esercizio della pazienza, il sacrificio, il fattore tempo e la dedizione. Il tutto ha portato al miglioramento del benessere e della qualità della vita, soprattutto di chi si trova in situazioni di disagio, marginalità e svantaggio sociale.
Questa esperienza è l’inizio di un progetto sociale più grande, l’inizio e il continuum di collaborazioni, sinergie e sogni che hanno in comune la valorizzazione del territorio, la promozione di modelli di agricoltura sociale e di metodologie pedagogiche, formative e terapeutiche che, insieme alla produzione consapevole di beni, possano essere anche mezzo e strumento di miglioramento della qualità della vita delle persone. Strumenti di inclusione sociale e sensibilizzazione rispetto a pratiche virtuose di cura della terra e di crescita personale.








