Intelligenza artificiale ed etica: il Corecom Calabria rimette al centro le menti, prima degli algoritmi e disegna il futuro dell’educazione digitale
Dalla Calabria parte un modello educativo destinato a diventare un riferimento per l’intero Paese: il primo percorso che unisce il patentino digitale a una formazione strutturata di educazione affettivo-relazionale, consapevolezza emotiva, rispetto della dignità personale e prevenzione dei rischi della rete.
Nel Palazzo della Cultura di Pizzo sono stati consegnati i primi 150 patentini digitali agli studenti coinvolti nel Corecom Academy Tour, il progetto promosso dal Corecom Calabria per accompagnare le nuove generazioni verso un uso consapevole, responsabile e umano del digitale.
“Non una semplice consegna di attestati – è stato evidenziato – ma la conclusione di un cammino educativo più profondo, costruito con la scuola, l’Università, le famiglie, la Chiesa e le istituzioni. Un percorso che ha messo i ragazzi al centro, non come destinatari passivi, ma come protagonisti di una nuova cultura digitale”.
Alla giornata hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e presidente dell’Osservatorio media e minori del Corecom Calabria mons. Attilio Nostro, il presidente del Corecom Calabria Fulvio Scarpino, con il vicepresidente Mario Mazza, il docente universitario Antonio Viscomi. A fare gli onori di casa il sindaco Sergio Pititto.
Scarpino ha indicato il significato dell’iniziativa: il patentino digitale non è un punto di arrivo burocratico, ma il segno di una maturazione personale, culturale e civile: “Non abbiamo consegnato soltanto un patentino – ha detto -. Abbiamo accompagnato questi ragazzi in un cammino che li ha resi protagonisti, più consapevoli nell’uso dei social media, più attenti al rispetto di sé stessi e della dignità degli altri.
Ogni messaggio, ogni immagine, ogni video, ogni parola pubblicata online produce conseguenze. La rete non è un mondo separato dalla vita. È vita. Per questo educare al digitale significa educare alla responsabilità, al limite, alla libertà, al rispetto. Significa insegnare ai ragazzi che dietro ogni profilo c’è una persona, dietro ogni schermo c’è una storia, dietro ogni offesa può esserci una ferita. La vera sfida non è soltanto spiegare ai ragazzi come si usa una piattaforma, è aiutarli a capire come si sta dentro una relazione, anche quando quella relazione passa da uno schermo. Il digitale può amplificare il bene o il male”.
“Questa iniziativa — ha sottolineato Cirillo — dimostra che la Calabria non deve essere raccontata soltanto attraverso le sue difficoltà. È anche una terra capace di anticipare i cambiamenti, costruire buone pratiche e offrire al Paese modelli replicabili. Non basta consegnare regole. Occorre formare coscienze. Non basta spiegare i rischi della rete. Occorre educare i giovani alla libertà responsabile, al rispetto della dignità propria e altrui, alla capacità di riconoscere il limite”. Cirillo ha quindi definito il Corecom Academy Tour un modello di innovazione istituzionale e sociale, capace di dare contenuto concreto alla tutela dei minori e alla media education.
“Oggi — ha evidenziato mons. Attilio Nostro — abbiamo regalato a questi ragazzi un momento molto proficuo. Loro si sono resi protagonisti di un cammino che sono riusciti a concludere basandosi sulle proprie forze. Dietro ogni profilo, ogni messaggio, ogni immagine, ogni parola pubblicata in rete, c’è sempre una persona. E quella persona merita rispetto”.
Il Vescovo ha quindi richiamato il valore morale ed educativo del progetto: la tecnologia deve restare al servizio della persona e non trasformarsi in uno spazio di aggressione, isolamento o perdita di responsabilità.









