Dopo la brutale aggressione di venti giorni fa, nuovo inquietante episodio nei pressi della stazione di Vibo-Pizzo. Dentro il Comune cresce l’allarme: “Il segnale sembra essere uno: non devi venire più a Vibo”
Vibo Valentia ripiomba nella paura. Una paura vera, concreta, palpabile. Una sensazione che in città non si respirava da tempo con questa intensità, nemmeno negli anni più difficili di un territorio abituato a convivere con tensioni e pressioni criminali. E invece oggi, dopo due episodi ravvicinati che hanno colpito lo stesso dirigente comunale, il clima che si avverte dentro e fuori Palazzo Luigi Razza è quello di una città improvvisamente tornata fragile, esposta, vulnerabile.
L’ultimo episodio si è consumato nella notte, nel parcheggio della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, dove è stata incendiata l’auto del dirigente comunale Andrea Nocita. Venti giorni prima, sempre nei pressi della stazione ferroviaria, Nocita era stato vittima di una brutale aggressione. Due fatti distinti, ma troppo vicini nel tempo e troppo pesanti per essere liquidati come semplici episodi isolati.
La sensazione che serpeggia negli ambienti istituzionali è che sia stato superato un limite. Perché Vibo Valentia, pur tra mille difficoltà, sembrava negli ultimi anni aver ritrovato una certa vitalità sociale, una volontà di rialzarsi dopo stagioni complicate, che sembravano bloccate grazie all’operazione Rinascita Scott. Ed invece… Mai però si era arrivati ad una percezione così forte di pressione e intimidazione nei confronti di chi opera all’interno delle istituzioni pubbliche.
Non è più soltanto preoccupazione. È qualcosa che assomiglia sempre più ad un senso diffuso di paura. Una paura che attraversa gli uffici comunali, che coinvolge dirigenti e dipendenti, che incrina la serenità necessaria per amministrare una città capoluogo.
Non a caso la vicenda è approdata immediatamente anche sul piano istituzionale. In Prefettura si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, mentre il segretario generale del Comune, Domenico Libero Scuglia, ha convocato una riunione straordinaria dei dirigenti comunali. Ufficialmente per un momento di vicinanza ad Andrea Nocita, ma in realtà un confronto che ha fatto emergere tutta la tensione che si respira dentro la macchina amministrativa.
“Non ho assolutamente idea di quello che stia accadendo, ma così non va bene”, ha dichiarato Scuglia, parole che restituiscono con estrema chiarezza il livello di inquietudine che ormai accompagna questa vicenda. Perché la successione dell’aggressione e poi dell’incendio dell’auto del dirigente del Comune disegna inevitabilmente un quadro allarmante.
“L’accanimento è evidente”, ha aggiunto il segretario generale, arrivando poi a quella che è forse la frase più dura e inquietante pronunciata nelle ultime ore: “Il segnale sembra essere uno: non devi venire più a Vibo”.
Parole pesanti, che assumono un significato ancora più forte perché pronunciate dal vertice amministrativo dell’ente. Non una semplice considerazione privata, ma il riflesso di una preoccupazione che ormai è uscita dalle stanze interne del Comune ed è entrata pienamente nel dibattito pubblico e istituzionale.
Scuglia ha inoltre richiamato il contesto delicato nel quale il Comune si trova ad operare, tra interdittive antimafia, chiusure di attività economiche e procedimenti amministrativi che inevitabilmente incidono su interessi sensibili in un territorio complesso.
Intanto cresce il disagio anche tra i dipendenti comunali. Le rappresentanze sindacali unitarie hanno convocato un’assemblea del personale, segnale evidente di un malessere che ormai coinvolge l’intera struttura amministrativa.
“Non c’è tranquillità”, ha ammesso ancora il segretario generale. Ed è forse questa la fotografia più fedele del momento che sta vivendo Vibo Valentia: una città dove il confine tra la normale attività amministrativa e la pressione esterna appare improvvisamente diventato più sottile, più inquietante, più pericoloso.
Perché oggi in gioco non c’è soltanto la sicurezza di un dirigente comunale. In gioco c’è la capacità stessa delle istituzioni di continuare ad operare senza condizionamenti, senza paura e senza il peso di intimidazioni che rischiano di riportare Vibo Valentia dentro un clima che la città sperava di essersi lasciata alle spalle.








