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2 giugno, la celebrazione a Vibo Valentia secondo il programma stabilito dalla Prefettura

Io e la Repubblica italiana in questo giorno di festa…

da admin_slgnwf75
2 Giugno 2026
in cultura
Tempo di lettura: 7 minuti
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Dedico questa festa odierna allo strumento più semplice, che fa umile la Democrazia e orgogliosa la Libertà, le elezioni

di Franco Cimino

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I nomi delle persone e, talvolta, anche la loro storia personale sono legati, involontariamente, alla data di nascita e al periodo storico con il quale quella data simbolicamente si rapporta.

Si pensi ai nomi imposti negli anni Venti, Trenta e Quaranta del secolo scorso: quelli riferiti a Benito Mussolini, ai simboli dell’epoca fascista o a tutto ciò che richiamava quel regime. Nomi dati ai neonati da genitori che, per convinzione o per necessità, si sentivano e si dichiaravano fascisti.

Anche la mia data di nascita, il giorno e il mese in cui sono nato, hanno involontariamente un legame con un appuntamento che la storia italiana ha dato a sé stessa. Un appuntamento straordinariamente bello.

Il 3 giugno, preceduto dal 2, si svolsero le elezioni che sancirono l’esito del referendum tra Monarchia e Repubblica. Era l’anno 1946, naturalmente non quello della mia nascita, che sarebbe avvenuta successivamente. Ma quel giorno e quel mese sono strettamente legati a me.

Li sento talmente dentro di me da avere quasi l’impressione di aver partecipato a quell’evento storico che diede inizio alla Repubblica italiana. Forse è per questo spirito che mi pervade interamente che ho sempre rafforzato in me non soltanto il sentimento verso la Repubblica, ma soprattutto l’adesione ai valori che essa rappresenta.

Sono i valori della Costituzione democratica e antifascista.

E benché la parola “fascismo” non venga esplicitamente menzionata negli articoli della Costituzione, come qualche moderno Solone ancora sostiene, la nostra Carta è antifascista proprio nella sua natura democratica.

Lo è perché non soltanto si oppone, ma respinge a priori ogni forma autoritaria e dispotica nell’organizzazione dello Stato e nel sistema di governo.

Lo è perché trova nei solidi pilastri della democrazia l’architrave dell’intero edificio statale. Anzitutto il Parlamento; poi i governi che, pur nascendo dal consenso popolare espresso attraverso le elezioni, sono sottoposti al sostegno, al controllo e all’approvazione del Parlamento nell’esercizio delle loro funzioni.

Vi è inoltre l’istituto della Presidenza della Repubblica, soggetto essenziale per l’unità del Paese e per la garanzia del rispetto della Costituzione, anche attraverso il ruolo di vigilanza esercitato dalla Corte costituzionale.

Pilastri della democrazia sono inoltre, in forma assolutamente paritaria, le altre assemblee elettive che, attraverso l’originalità del nostro pluralismo istituzionale, dal centro dello Stato discendono alle Regioni e, in ciascuna di esse, alle Province e ai Comuni.

Repubblica e Costituzione, sebbene nate in due momenti vicini ma distinti, sono in realtà la stessa cosa. L’una è la ragione dell’altra.

Sono sorelle gemelle che camminano insieme lungo il percorso di una storia che non potrà avere fine finché entrambe resteranno vive e procederanno unite, senza che alcuna modificazione che ne alteri la natura e la bellezza.

Io mi sento — e mi scuso per questa digressione personale — pienamente il 3 giugno. In quel bellissimo giorno che si racchiude nel 2 giugno, festa nazionale della Repubblica.

La Repubblica italiana è uno strumento per la costruzione della pace interna e in Europa, come lo è stata nei primi anni della sua vita. La Repubblica italiana e la sua Costituzione sono energie vitali per la costruzione della pace nel mondo.

La pace, secondo l’insegnamento della Costituzione, nasce dal rifiuto della guerra e di ogni violenza che la preceda o la segua, per non essere mai più soltanto una sospensione tra due guerre. Essa si realizza attraverso la piena affermazione di due valori irrinunciabili: la libertà e la giustizia.

La libertà e la giustizia per ogni persona e per ogni popolo. Libertà e giustizia che si affermano anche nell’altro principio ineliminabile: l’indipendenza e l’autonomia dei popoli e delle nazioni, nel loro precipuo diritto ad avere una terra entro la quale vivere in pace e affermare libertà e autonomia.

Dedico pertanto questo 2 giugno, festa della Repubblica, alla Democrazia e alla Libertà. La dedico al principio fondamentale secondo cui non si è Repubblica democratica e indipendente se non si combattono apertamente le guerre in ogni luogo in cui esse avvengono.

La dedico a tutti quei Paesi che non hanno la fortuna di avere una Costituzione o una Repubblica come quella italiana, e che non vivono in un continente, anzi in una parte di esso, l’Europa, entità politica e democratica, come lo sono tutti i Paesi che aderiscono all’Unione Europea.

Dedico questo giorno ai popoli martoriati, umiliati, affamati, derisi, abbandonati, accampati in vecchie strutture e in campi ancora più precari e più esposti alle durezze del clima.

Dedico questo giorno al popolo dell’Ucraina, e ai soldati di tutti gli eserciti, mandati a morire e a uccidere in trincee assurde.
La dedico agli uomini e alle donne che soffrono ogni forma di rovina della guerra; dallo Yemen al Libano, dalla Siria ai Paesi delle guerre tribali africane.

Lo dedico agli uomini e alle donne soli e ai popoli affamati che vivono nelle terre arse dalla povertà e rese sterili dalla siccità, popoli che subiscono la guerra mondiale più lunga e devastante: quella della povertà imposta da pochissimi uomini che, sulla povertà del pianeta, accumulano ulteriore ingordigia sulla già vergognosa ricchezza acquisita.

Dedico questo 2 giugno alla Terra, alla nostra terra e al nostro pianeta, e alla violenza che esso subisce a causa dell’egoismo di quanti lo deturpano per stupidità e incuria, distruggendo pinete, boschi e foreste, inquinando mari e fiumi, abbattendo l’equilibrio che la natura stessa si è data per restare sana e viva.

Dedico questo 2 giugno alla popolazione iraniana, a quella violentata, uccisa, imprigionata: centinaia di migliaia di iraniani oppressi da un regime autoritario e violento che, sotto la maschera di un Dio invisibile, infligge da trent’anni una delle dittature più dure della storia.

E dedico questo 2 giugno anche al resto della popolazione iraniana che vive nel terrore che un minacciato attacco militare degli Stati Uniti possa devastare quella terra antica, distruggendo il patrimonio culturale e uccidendo altre migliaia di persone.

Dedico questo 2 giugno al popolo palestinese, alla sua più che quarantennale sofferenza, alle sue lotte per vivere in uno Stato autonomo e libero su una terra, quella dei loro padri, che ancora gli viene negata.

Anche oggi, da parte di chi, sotto la paura di essere aggredito o di poter essere distrutto — paura spesso alterata se non quasi assurda — accusa di sterminio quella popolazione, beneficiando talvolta della passività, dell’apparente neutralità o persino del sostegno aperto di quegli Stati democratici che rifiutano la guerra e si battono contro lo sterminio di popoli e nazioni.

Lo dedico infine a una parola che si vorrebbe cancellare dal vocabolario: genocidio.

Lo dedico a tutte le forze sane del mondo che vogliono davvero battersi non solo per salvare il popolo palestinese, almeno per ciò che ne resta, ma per affermare il principio secondo cui ogni atto che distrugga interamente paesi, città e nazioni, e che uccida indiscriminatamente uomini, donne e bambini, debba essere considerato crimine di genocidio e non solo di guerra, e che in questa veste debba essere perseguito dalla giustizia internazionale e punito secondo il diritto internazionale.

Dedico questo 2 giugno ai coraggiosi uomini e donne della Flotilla, che hanno rischiato e ancora rischiano la vita per portare cibo e medicinali alla popolazione palestinese, a cui da anni vengono negati alimenti e cure, proseguendo così una forma di sterminio attraverso questo ulteriore strumento di guerra.

Lo dedico anche, questo giorno, a Francesca Albanese, splendida donna italiana che, su mandato dell’ONU, sta conducendo in solitudine una battaglia alta e coraggiosa: la denuncia dei crimini commessi nella Striscia di Gaza da parte di un esercito e di un governo che si definiscono ancora democratici, ma che di quel valore hanno ormai perduto gran parte della sostanza, fino a distruggerlo dentro una volontà di potenza che mira a trasformarsi in dominio assoluto, anche per conto terzi, dell’intero Medio Oriente.

Dedico questa festa odierna allo strumento più semplice, che fa umile la Democrazia e orgogliosa la Libertà, le elezioni. La dedico a quei popoli che non ne possono godere e a quei paesi che ai popoli questo strumento negano. Lo negano anche quando fanno di questo prezioso mezzo una cosa diversa o alterata, rispetto al principio non negoziabile che vuole che le elezioni siano sempre il diritto- dovere di ciascuno elettore di scegliere pienamente chi lo rappresenta, anche nella scelta degli eletti. Eletti, che appartengono a quella esclusiva volontà democratica, non alla proprietà “esclusiva” di quattro-cinque capipartito, di partiti fittizi e ingannevoli.

Dedico infine questo 2-3 giugno alla mia persona, affinché non indebolisca mai e anzi rafforzi sempre il suo amore per la democrazia e la libertà e la sua fede nella Repubblica.

Viva la Repubblica democratica italiana.

Tags: 2 giugnodedicademocraziaelezionifesta della repubblicalibertà

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